Mercoledì 20 Novembre 2019
Interviste

60 seconds with Lee Burridge

Il dj e il producer inglese racconta il suo nuovo (primo!) album, i suoi hobby surreali e il suo desiderio – frustrato – di menù migliori negli aeroporti

Dj di successo fin dagli anni Ottanta, colonna portante della club culture britannica e poi mondiale, storico resident al fabric di Londra per lunghe stagioni, l’inglese Lee Burridge ha atteso l’estate 2019 per produrre ‘Melt’, il suo primo album in studio, realizzato insieme al vocalist belga Lost Desert e uscito sulla sua label All Day I Dream. Dieci tracce che riassumono alla perfezione la carriera e il percorso artistico di Burridge, con spazi sia per pause downtempo sia per ritmiche più consone alla dancefloor e con un unico obbiettivo: creare musica che si traduca in aggregazione e condivisione. Dal vivo, con tante persone, più che sui social network.

 

Il primo disco che hai comprato?
‘It must be love’ dei Madness.

Il tuo idolo quando eri agli inizi?
Wayne Rideout: un local dj che suonava poco distante da casa mia. La prima persona in vita mia che abbia mai visto mixare. 

Se non fossi diventato dj adesso saresti…
Un arrotino, un sarto, un soldato, un marinaio? Forse sarei finito in prigione o  sarei un maestro di Karate.

I tuoi hobby?
Amo andare al cinema, mangiare gli spaghetti in assenza di gravità con una cannuccia, lavorare a maglia, fare lunghe camminate, ammirare i tramonti e andare a caccia di unicorni.

Le tue serie tv preferite?
Attualmente The Handmaid’s Tale, Legion, Happy!, Peaky Blinders.

Che cosa ti piace e che cosa non ti piace del tuo lavoro?
Il mio lavoro mi permette di suonare la mia musica in tutto il mondo e conoscere sempre gente diversa. Non mi piacciono per niente i menù degli aeroporti e il poco tempo che riesco a dedicare alla mia famiglia e a miei amici.

Il tuo rapporto con i social?
Li utilizzo soltanto per lavoro, non per crearmi o coltivare amicizie. Rispondo ai commenti delle persone, ma preferisco parlarci di persona più che chattare on line.

Un consiglio a chi voglia diventare dj o producer?
Fare musica e suonarla con il massimo dell’onestà. Essere sé stessi, senza fare già quello che fanno gli altri. Metterci sempre il cuore in tutto quello che si fa.

Un errore che non rifaresti?
Rispondere a più di dieci domande durante un’intervista.

La scelta migliore della tua vita?
Fare il dj. Forte dell’aiuto e del supporto di mio padre.

 

 

 

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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