Lunedì 17 Maggio 2021
Interviste

60 seconds with Volantis & Nicodemo

I dj e producer italiani, la loro nuova release, i loro hobby e i loro consigli. Come hanno trascorso i vari lockdown e che cosa hanno imparato

Foto di Mattia Giuntini

Si intitola ‘Spaziotempo’ il nuovo EP di Volatis & Nicodemo, uscito lo scorso mercoledì 14 aprile (nel pack anche i remix firmatiBell Towers e Andras) con su Alzaya Records, etichetta milanese nata nel 2016 e impostasi rapidamente all’attenzione sia italiana che internazionale con le sue release e i suoi radioshow. Alessandro Carnevali aka Volantis e Vincenzo Bilotti aka Nicodemo sono i fondatori di Alzaya: conosciamoli meglio con il nostro botta e risposta settimanale.

 

Il primo disco che hai comprato?
Volantis: ‘Untrue’ di Burial (2007).
Nicodemo: ‘Solitary Flight’ di Theo Parrish (2002).

Il vostro idolo quando eri agli inizi?
V: Ricardo Villalobos.
N: Andrew Weatherall. 

Se non foste diventati un dj adesso sareste…
V: un cuoco o un fisioterapista.
N: un avvocato o un camionista.

Come avete trascorso i vari lockdown?
V: producendo musica a casa e riversando le emozioni in un mood che non avevo mai esplorato prima.
N: ho riordinato il mio catalogo di musica, sia fisico che digitale, e ballato tantissimo mentre riascoltavo tutto.

E che cosa avete imparato?
V: ho imparato che tutto è relativo e che ogni tanto è importante guardare il proprio viaggio dall’esterno.
N: pensare a sé stessi e alla propria anima è molto importante. A volte corriamo senza una meta, perdendo di vista il nostro benessere mentale e fisico. Certo, nessun uomo è un’isola, ma non rischiamo di affondare.

I vostri hobby?
V: amici, cucina e viaggi
N: arte, viaggi, vino e rhum.

La vostra serie tv preferita?
V: Black Mirror.
N: Fargo.

Il vostro rapporto con i social?
V: mi stimolano in termini di comunicazione e mi affascinano come strumento sociologico però non sono uno user super attivo. Mi faccio intrattenere e che con costanza variabile provo a dare il mio contributo con qualche contenuto extra-musicale.
N: li uso per connettermi alle persone. Questa per me è la più grande utilità dei social: ascoltare la musica di un artista dall’altra parte del mondo e, un secondo dopo, entrare in contatto con lui, fargli sentire la tua musica e, magari, chiedergli una collaborazione.

Che cosa suggerite ai giovani che vogliono diventare dj o producer?
V: crederci fino in fondo e non mollare mai di fronte ai grandi ostacoli che si incontrano. Ad un certo punto i piccoli risultati positivi iniziano a crescere proporzionalmente ai sacrifici e tutto diventa più facile.
N: sono partito ma non sono ancora arrivato. Per questo non mi sento di poter dispensare consigli ma una cosa è certa: dedizione e costanza sono imprescindibili.

Un errore che non rifareste?
V: starei più attento a proteggere il mio udito sin da giovane.
N: seguirei di più il mio istinto. Soltanto recentemente mi sono reso conto che l’istinto, anche quando si è giovani, non sempre induce all’errore.

La scelta migliore della vostra vita?
V: aver ripreso a studiare per frequentare l’accademia musicale di Saluzzo: un’esperienza di vita incredibile.
N: licenziarmi dallo studio legale dove lavoravo per dedicarmi totalmente alla musica.

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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