Martedì 23 Aprile 2019
Costume e Società

7 artisti che vanno forte negli USA ma non ancora in Europa

Abbiamo preparato una piccola lista di artisti che negli USA sono considerati come nomi di prima fascia e che in Europa faticano a prendere piede allo stesso modo

Foto: Gryffin

La scena dj americana n0n è diversa da quella europea anzi, il confine si fa sempre più labile. In alcuni casi può però dirsi parallela, principalmente per i generi musicali che vengono proposti (e che per radici ed influenze trovano più fortuna oltremare che in Europa) ma anche per un network di eventi (festival su tutti) ben più serrato di quello europeo e con budget di spesa sicuramente differenti, caratteristiche che permettono ai festival line up più ampie e possibilità di ospitare vere e proprie famiglie musicali provenienti da collettivi, etichette e via dicendo. Il mondo bass domina la nostra lista degli otto artisti che negli Stati Uniti hanno già fatto fortuna ma che in Europa non riescono ad ingranare agli stessi livelli. Qualche eccezione c’è, sia tra gli artisti (alcuni dei citati vengono ospitati da produzioni imponenti come Tomorrowland, Lollapalooza e simili, ma non di più) sia tra le nazioni (quel che accade in una scena come quella londinese è un mondo abbastanza a sè rispetto al resto d’Europa, per esempio). Ma in linea di massima, sulla base delle poche esibizioni europee e della distanza dalle chart musicali del vecchio continente, ecco di chi parliamo. 


  
Kaskade
Impossibile non partire da Kaskade. Quello di Ryan Raddon è l’esempio più calzante degli artisti di musica elettronica che negli USA sono considerate divinità della console e che in Europa faticherebbero a riempire un super club. Eppure, attivo dal 2001, Kaskade è semplicemente storia dell’elettronica, o perlomeno del suo glorioso ventunesimo secolo. Come non citare ‘Move For Me’, la collaborazione con deadmau5 uscita nel 2008 e prima in classifica nella Dance Chart di Billboard? Sempre al fianco di deadmau5 c’è poi ‘I Remember’, da sempre un intramontabile quanto romantico anthem da grandi folle, a cui seguì 2010 ‘Dynasty’, altro primato nella prestigiosa chart di Billboard. Inutile concentrarsi sui singoli brani quando si parla di Kaskade.  Basti pensare all’incredibile record raggiunto nel 2015 al Coachella, quando in occasione di una sua esibizione è stata registrata la più grande affluenza di sempre per un dj set in un festival. Con dieci album alle spalle e sette candidature ai Grammy’s, la carriera di Kaskade è una pietra miliare della dance americana; in Italia è approdato per la prima volta nel 2017, e non è andata un granchè. 


  
Illenium
Nicholas Miller è un produttore statunitense originario di San Francisco, e i suoi ultimi due anni sono talmente incredibili che non reggerebbero neanche nella trama di un film. La sua electro iper melodica – importata solitamente in contesti bass e dubstep –  e i suoi vocal al sapore di inni romantici hanno velocemente conquistato tutto il festival circuit americano (trecento milioni di ascoltatori complessivi su Spotify, tanto per metterci un dato) e ad oggi il nome del ventottenne Illenium è talmente carico di hype da potersi permettere uno show singolo nel Madison Square Garden di New York. Un’impresa riuscita a pochissimi – vedi Swedish House Mafia e Jack Ü – e con livelli di fama decisamente più elevati. Si inizia a parlare di lui nel 2016 – anche se le release erano iniziate ovviamente da molto prima – in seguito al grande successo di ‘Ashes’, il suo debut album, che si è piazzato nella sesta posizione della prestigiosa Top Dance/Electronic Album di Billboard US, per poi raggiungere la terza l’anno successivo con ‘Awake’ e portarsi a casa un Electronic Music Award con il remix di ‘Say It’ di Flume. Nel 2018 non ha sbagliato un singolo, consolidando nella scena americana un nome che al momento è praticamente inattaccabile. 


  
Gryffin
Gryffin è il nome d’arte di Dan Griffith, un artista newyorkese che definire unicamente “dj producer” sarebbe sicuramente riduttivo. Dan ha un passato di boy band, tra tastiere e chitarra, e nel 2014 si è fatto notare per una serie di remix niente male, principalmente sull’onda della tropical house. Parliamo di cinque o sei free download di rielaborazioni di brani di Ellie Goulding, Tove Lo, Years & Years e tanti altri. La strada del remix gratuito su Soundcloud ha funzionato per tantissimi nomi di primo piano, e così è stato per Gryffin. Nei due anni successivi le sue sonorità si sono elaborate, il background classico si è fatto sentire e Dan ha iniziato a lavorare su giri armonici più complessi di quelli che chill house e sfumature varie potessero offrire. Tutto ciò fino alla prima release nel 2016, il suo singolo ‘Heading Home’ (via Interscope) cantato da Josef Salvat; negli USA è stata subito Gryffin-mania. A corto raggio, sempre su Interscope, esce ‘Whole Heart’, un altro singolo accompagnato dalla voce di Bipolar Sunshine, quindi l’unione di forze con il già citato Illenium (a cui si è molto avvicinato nel suono, anche se ama ancora definirsi un produttore di “melodic house”) nel 2017: si chiama ‘Feel Good’ ed ha totalizzato più di 120 milioni di stream su Spotify. L’artista americano oggi ne conta più di trecento totali e una media di sette milioni mensili. Nel 2019 è uscita la prima parte del suo album ‘Gravity’ e i primi live show programmati prevedono un tour quasi interamente di arene. Ma per l’Europa manca ancora la definitiva hit radiofonica. Che questo sia l’anno giusto? 


  
Excision
A differenza dei sovramenzionati, quello di Excision è un nome in giro da parecchio tempo. La sua autorità si è affermata nettamente negli States, nel cui circuito di festival è quasi sempre nome di prima fascia, mentre in Europa è raro riuscire ad ascoltarlo dal vivo. L’ultima occasione è stata il Tomorrowland. L’ostacolo più grande è probabilmente l’intero genere musicale cui Excision fa riferimento, ovvero la dubstep. Oltre ai potenti bassi tipici di questo filone, il suono di Excision è caratterizzato da diverse connotazioni drum’n’bass, motivo per cui la sua firma è stata spesso definita drumstepe che sia maledetta la giungla di nomi dei sottogeneri del mondo dance. Aldilà di ciò che suona, è anche la quantità di watt che propone nei suoi set a distinguere un’esibizione di Excision da quella dei tanti altri esponenti dubstep; un esempio? Nel festival da lui fondato – Lost Lands, un evento a tema dinosauri – i sound system offrono la bellezza di un miliione di watt, sulle note di artisti come Zeds Dead, REZZ, Kill The Noise e comagnia. Il canadese Jeff Abel, classe ’86, è stato scoperto da deadmau5 nel 2011 che ne ha assicurato il lancio con il debut album ‘X Rated’ sulla sua mau5trap. Negli anni successivi sono usciti altri tre album, contenenti partecipazioni interessanti (come Illenium, Pegboard Nerds e Datsik) e assicurandosi sempre il favore della critica di settore. Un settore che dalle nostre parti, però, non è così tanto in voga. 


  
RL Grime
Henry Steinway è semplicemente il king della bass americana. Dalla trap alla grime, dall’electro alla future bass, una nuova release di RL Grime è quasi sempre sinonimo di progetti sopraffini. Precedentemente noto con il nome di Clockwork, Henry cresce artisticamente nella scena di Los Angeles, dove nel 2011 si unisce al collettivo musicale WeDidIt, cui prendono parte una serie di produttori promettenti tra cui Shlohmo. Come per tanti altri, la strada della sua fama passa dai remix: in particolare un flip di ‘Mercy’ di Kanye West e uno di ‘Satisfaction’ di Benny Benassi. RL Grime significa una cascata di bassi e il trionfo dei subwoofer. Il suo EP ‘High Beams’ (via Fool’s Gold) debutta nel 2013 nella prima posizione nella Electronic Chart di iTunes, e indubbiamente è proprio il 2013 l’anno del definitivo exploit, grazie anche all’unione di forze con Baauer per ‘Infinite Dabs’, una collaborazione che si farà sentire forte e chiara nel supporto dei molti grossi nomi della scena. Consacrazione definitiva è il debut album ‘Void’, uscito nel 2014 – con la partecipazione di artisti come Boys Noize e Big Sean – e seguito nel 2017 da ‘Nova’, cui prendono parte altri giganti hip hop come Ty Dolla Sign, Miguel e Chief Keef. Per avere una riprova dell’influenza di Henry nell’attuale scena bass basti considerare l’attenzione mediatica del suo Halloween Mix, un mixato che dal 2011 viene pubblicato sul suo Soundcloud e che periodicamente riassume una serie di inediti – sia suoi che del resto della scena principale – e ascoltato sistematicamente da milioni di utenti all’anno. Nel 2019 ha lanciato la sua label personale


  
Dillon Francis
L’esposizione di Dillon Francis ha inizio tra il 2010 e il 2012, quando si inserisce nel filone dei primi emergenti della scena big room distinguendosi per un sound originale, ricco di richiami moombahton e a tratti dubstep. Dim Mak, OWSLA e Mad Decent sono solo alcune delle label che firmano la prima parte dei suoi materiali. Brani come ‘IDGAFOS’ (che poi diventerà il nome della sua label), ‘Masta Blasta’ e ‘Bootleg Fireworks’ divengono quasi subito iconici di un suono che si distingue in pochi secondi, e che richiama molto l’attitudine dell’artista. Dillon Francis, aldilà del sound, si è reso unico per la sua estrema naturalezza davanti alle telecamere e per la grande comicità dimostrata sui social (Snapchat su tutti) dove è stato capace di ideare veri e propri format che tengono i fan incollati allo schermo e che fanno sinceramente ridere. Basti guardare, per esempio, la quantità di volte che sia stato ingaggiato per i celebri teaser trailer di HARD Summer o i suoi video musicali. Nulla è lasciato al caso. E quando si tratta di hit, si fa trovare sempre pronto. Una certa ‘Get Low’, insieme a DJ Snake, gli è valsa due dischi di platino e mezzo miliardo di views su YouTube, oltre ad essere stata una delle principali worldwide hit del 2014. Nel 2015 collabora con Skrillex, Calvin Harris, Kygo e tanti altri al suo EP ‘This Mixtape Is Fire’. L’anno successivo esce il suo debut album ‘Money Sucks, Friends Rule’, insieme a ‘Need You’, una geniale collaborazione con NGHTMRE. Oggi Dillon Francis è uno dei principali esponenti mondiali della latin trap, ma la sua ultima collaborazione con Alison Wonderland lo vede strizzare l’occhio alle sue origini musicali. 


  
Getter
Getter ha venticinque anni, ma alle sue spalle ci sono la bellezza di quattordici EP. Tutto inizia con il supporto di Datsik nel 2012, grazie al quale riesce a far sentire i suoi primi lavori dubstep che riscuotono successo per sound design e creatività. Nel 2015 la firma sui suoi pezzi ce la mette la OWSLA di Skrillex ed è qui che il nome di Getter – grazie anche alla visibilità del roster dell’etichetta – inizia a farsi sentire sul serio. Su OWSLA esce l’EP ‘Head Splitter’, quindi nello stesso anno esce ‘Getter Presents: Planet Neutral’ dove alla dubstep assassina di ‘Head Splitter’ affianca un suono più morbido e melodico, dando prova di notevole duttilità artistica. Caratteristica che non si scompone negli anni a seguire, quando a progetti dubstep alterna esperimenti trap e anche uno pseudonimo hip hop: si chiama Terror Reid e il suo singolo ‘Uppercuts’ è la prova che se vuole, Getter sa anche rappare. Un mondo a lui mai stato estraneo, vista la larga quantità di suoi beat disponibili su Soundcloud. Nel 2017 ha fondato un collettivo musicale e brand d’abbigliamento, Shred Collective, quindi nel 2018 esce l’album ‘Visceral’ su mau5trap. Tutto ciò nonostante – l’anno precedente – avesse fatto pensare di voler lasciare la musica. Ma probabilmente si riferiva solamente ad un determinato circuito della dance. 

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando le playlist di Spotify.

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