Foto: Jimmy Sax e Tony Ciotola, Wonder Manage ufficio stampa
“Avrei bisogno di un manager che mi venda in giro per il mondo” è una delle frasi tormentone tra dj, non solo alle prime armi. Molti percepiscono la ricerca di un manager come la via per sbloccare il proprio potenziale e realizzare ambizioni di carriera. La cosa che spesso non si considera è che la figura manageriale arriva nel momento giusto della propria carriera: quando c’è talento, ci sono i numeri, la situazione e il potenziale per esplodere.
Ridurre il ruolo del manager a un mero “facilitatore di sogni” è sempre un errore di prospettiva: il rapporto tra artista e manager è, in realtà, un sodalizio strategico molto più complesso. Un manager non è solo un “trova-date”, ma un vero e proprio partner che assiste nella costruzione di una carriera a lungo termine. Il lavoro insieme può durare per anni, plasmare insieme un progetto e crearne i presupposti: questo include la gestione delle relazioni, la pianificazione finanziaria, strategie di comunicazione e, soprattutto, la crescita di un artista affinando e sviluppando il suo sound e stile. Potremmo concludere dicendo che allora è difficile quasi come trovare l’anima gemella? Forse sì!
Tony Ciotola è uno dei manager più influenti sul territorio italiano con la sua Wonder Manage e il suo team, si è distinto negli anni per il suo fiuto sull’intercettare talenti emergenti, come ad esempio Jimmy Sax. Gli abbiamo posto alcune domande.
Cosa cerchi in un artista e cosa conta di più per decidere di seguirlo?
Talento, capacità di rendersi unici, cool e interessanti in ciò che si propone: riuscire con il tempo (e non si riesce mai subito con un unico disco) ad acquisire un linguaggio proprio. Poter arrivare a dire: “riconoscerei questa canzone tra mille”, vuol dire essere riusciti a essere unici. Essere identificabili è il punto di maggior valore possibile per me.
Quanto contano davvero i numeri di un artista, come manager, considerando lo stile artistico ?
I numeri sono importanti, siamo nel mondo dei numeri, sarebbe stupido pensare di riuscire a fare carriera senza considerare le “conversioni”; oserei dire che dobbiamo usarli come matrice e griglia di lavoro: che si tratti di fare il copy per un post, o per una mail per una data di un tour o di promuovere un brano sulle piattaforme. I numeri aiutano a capire quanto quello che stiamo facendo ci porta quantità e ovviamente qualità: dobbiamo quindi saperli leggere.
Ti senti più un allenatore o un venditore con un artista nel lato management e booking?
Questo lavoro ha due anime, come un agricoltore oserei dire: c’è un momento per la semina e uno per la raccolta. Così anche il management ha i suoi tempi necessari, come figura di accompagnamento, che porta un po’ di lucidità all’artista. Allenatore non è il termine giusto, ma life coach sì. Per quanto concerne la semina mi riferisco alla cura artistica dello stile, cioè capire perché usare un groove o un suono specifico e rapportarlo anche al mercato attuale, capire cosa è interessante, cosa funziona e cosa no. Per quanto concerne il booking, che rappresenta “la raccolta” di cui sopra, devo essere anche un venditore e per farlo al meglio, la semina è fondamentale! Con Jimmy Sax abbiamo lavorato anni per arrivare a definire la sua visione, l’abbiamo applicata e il percorso è stato molto organico.
È più probabile che trovi un talento da un video sui social o sentendolo suonare live nei club?
Sono accadute entrambe le cose e io sono stato molto contemporaneo; ad esempio ero stato a un dj set di Hardwell – che rappresento per l’Italia – nel 2006/2007, ci scambiammo i contatti e ci mettemmo a parlare e condividere musica, mi parlava di Steve Angello e di Ingrosso… Mi colpì la sua energia in console: lo vendetti la prima volta a una cifra molto bassa, conservo ancora quella fattura, poi è diventato il dj numero uno al mondo. Al tempo assistere a quel dj set mi aveva toccato nella sensibilità ed era nata una relazione che poi divenne di business. Con il mio team, poi, ho scoperto artisti dai social, l’esempio è proprio Jimmi Sax di cui ho parlato prima. Dal web e grazie al web abbiamo raggiunto risultati enormi: ha suonato con Santana, poi per il Santo Padre, abbiamo fatto magazine, radio, … arrivando a 300 milioni di plays.
È un lavoro che consiglieresti di intraprendere?
Sì assolutamente, purché rimanga un lavoro con una visione in team: è un gioco di squadra in cui si vince insieme.
Noi siamo una dozzina in Wonder e, in 20 anni di attività, ho aggregato figure vicine e simili a me ma anche con spiccate capacità di visione management e capacità commerciali di booking.
06.02.2026




