• DOMENICA 08 FEBBRAIO 2026
News

60 seconds with Mona Chrome

L’artista bielorussa, la sua nuova etichetta discografica, gli hobby che hanno un unico comun denominatore: la musica

foto: ufficio stampa Mona Chrome

Robustissimi studi musicali, una grande passione ed attenzione per i vinili e le nuove tecnologie e i nuovi strumenti per svilupparle: la dj e producer bielorussa Mona Chrome ha le idee molto chiare su che cosa sia la techno e soprattutto la sua techno, che in particolare declina con l’etichetta discografica Unheard Music, che sta lanciando insieme a Far&High e Pizzaaftersex. Conosciamola meglio con le sue articolate risposte in 60 secondi.

 

 

Il primo disco che hai comprato?
Il mio primo ordine è stato di 18 dischi, tutti di label iconiche: Rekids, Cocoon Recordings, Kompakt, Ellum Audio e Nervous Records. Il pezzo più notevole di quel lotto è stato probabilmente ‘Superman / Range’ di Robert Hood su M-Plant (2009)

I tuoi idoli quando eri agli inizi?
Nina Kraviz e Sven Väth: più che idoli, principali fonti di ispirazione. Sono ancora abbastanza giovane da aver vissuto la storia della musica dalla fine degli anni ’90 a oggi, il viaggio più emozionante della mia vita. È stato come leggere il primo libro sulla musica elettronica –  Electrochoc di Laurent Garnier – proprio all’inizio della propria ossessione, e poi rileggerlo 5-10 anni dopo: sembrano due libri completamente diversi. Nina Kraviz e Sven Väth erano i primi due pezzi di un puzzle da mille.

Se non fossi diventata una dj adesso saresti…
Difficile a dirsi. Grazie ai miei studi sono performer, maestro collaboratore/ripassatore, insegnante e solista d’orchestra. Ho 13 anni di formazione nel pianoforte classico, ma già durante gli studi mi sono resa conto che un percorso accademico non era ciò che mi attirava. In ogni caso lavorerei in un ambito creativo, probabilmente legato al cinema.

Che lavori hai fatto prima di diventare una dj ed una producer a tempo pieno?
Il mio primo lavoro è stato come collaboratore/ripassatore (un pianista specializzato che istruisce solisti e cori durante le prove, suonando la riduzione orchestrale – ndr) in una classe corale. In seguito ho insegnato pianoforte per un po’, e ho anche lavorato nel settore olio & gas.

La cosa più pazza che hai fatto con i primi soldi guadagnati con la musica?
Ricordo a malapena che cosa ho fatto con i primi guadagni. Quando ho iniziato a suonare, i soldi non erano importanti; quello che ricordo molto più chiaramente è la prima volta in cui la pista sembrava “mia”, non come ho speso il cachet.

Le tue serie tv preferite?
Foundation, Rick and Morty, Dept. Q, Common Side Effects, MobLand, Dune: Prophecy, Severance, Shrinking, From, Ted Lasso. In assoluto, la mia serie preferita è di solito quella che ha una nuova stagione in uscita in quel momento: non guardo tutto indiscriminatamente, ma la mia lista continua a crescere.

I tuoi hobby?
Sono una persona monotematica: la musica soddisfa tutti i miei bisogni. È un intero cosmo nel quale vivo, con così tanto ancora da esplorare e da ascoltare. Nulla batte la scoperta di un nuovo nome, immergersi nel percorso e nella discografia di un artista e portarne via qualcosa per sé. Per esempio, di recente ho (ri)scoperto Tiga: tutti conoscono ‘Sunglasses at Night’, ma se non si va più a fondo si rischia di perdere le decine di altri brani incredibili che ha fatto. Rispondendo a questa domanda, mi rendo conto che il mio vero hobby è il digging, che sia tra gli scaffali di un negozio di vinili o nella storia della musica elettronica. Tutto ciò che faccio ora è legato alla musica in un modo o nell’altro, persino il video editing per i miei social e YouTube. In questo momento, poi, gran parte del mio tempo libero è dedicato alla nostra label Unheard Music: non soltanto sono felice di lavorare con artisti esperti che fanno musica elettronica da decenni, ma mi sento anche molto legata alla filosofia della label. Si tratta di libertà rispetto alle aspettative: quando un artista non deve restare per forza nel suo stile distintivo, ma può esprimere qualcosa di diverso, sempre parlando il linguaggio della musica da ballo. I ragazzi dicono che all’inizio era sempre così, e sono molto curiosa di vedere se può tornare a esserlo, o meglio, sono sicura che sarà proprio così.

Il tuo rapporto con i social?
Abbastanza positivo: oggi è difficile immaginare la carriera di un artista di successo senza una presenza su Instagram o YouTube. Non molto tempo fa internet era un ottimo strumento per promuovere il proprio brand; ora lo è meno: superare gli algoritmi, o spendere molti soldi in pubblicità, è difficile e spesso poco efficace. Da marzo 2023 sto facendo crescere attivamente il mio canale YouTube, filmando gli episodi del mio podcast Nameless Session, e continuo a scontrarmi con algoritmi che cercano di dettare come dovrebbero apparire i miei video o che musica dovrei suonare per fare visualizzazioni. Nessun algoritmo mi convincerà a tradire la mia individualità: Credo davvero che si debba tenere il punto, soprattutto quando conta davvero.

Che cosa ti piace e non ti piace del tuo lavoro?
Ho iniziato a fare la dj e a produrre per un motivo: potevo sentire come volevo che la mia musica suonasse, non come l’avevo sentita dagli altri: questo aspetto personale è ciò che mi rende felice; è la mia parte preferita di questo lavoro. La parte più difficile è ritrovarsi in posti dove non si viene valorizzati: non c’è niente di peggio, per una persona creativa, che essere circondata da gente che non condivida i tuoi interessi o il tuo punto di vista. Faccio del mio meglio per evitarlo: stare tra persone affini è essenziale, dà energia e fa volare.

Come passi il tempo aspettando il prossimo volo?
Per lo più sto imparando qualcosa di nuovo o perfezionando ciò che già so. Ultimamente mi sono innamorata del vinile e mi sto allenando su un mixer rotativo Soa Bem, un’attrezzatura piccola e artigianale che suona come seta: i dischi si aprono con una nuova potenza. Ho anche appena comprato la mia prima fotocamera professionale, quindi devo imparare DaVinci Resolve (ora monto in Final Cut) e ricominciare da zero con il color grading.

Il tuo pregio ed il tuo difetto?
Il mio background musicale mi ha dato molti vantaggi che mi fanno sentire abbastanza sicura come artista. Pazienza, presenza scenica, carisma, fiducia in me stessa e conoscenza musicale sono tutti punti a favore. Ma come molti creativi posso essere pigra, e mi è difficile restare concentrata su ciò che non mi interessa; scrivere musica è davvero un lavoro da nerd. All’inizio è dura non sbadigliare mentre si sceglie il centesimo rullante utilizzabile; poi si entra nel flow, il progetto ha improvvisamente un paio di dozzine di automazioni, e sei ore spariscono in un minuto.

Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare dj e producer?
Non è un matrimonio, che si dovrebbe farlo solo per amore. A parte gli scherzi, la barriera d’ingresso è piuttosto bassa: chiunque con un minimo di tecnica e un controller può definirsi dj, e chi si fa una foto con monitor da studio spesso mette “producer” nella bio. Oggi è facile iniziare, ma è difficile distinguersi: per chi lo capisce ed è pronto ad investire anni, il mio consiglio è semplice: imparare a fare brani originali. È la vostra musica che vi farà conoscere e vi terrà in gioco più a lungo di un singolo reel virale.

L’errore che non rifaresti?
Suonare un set pre-pianificato, da non confondersi con un mix preregistrato –  quest’ultimo è un tabù per qualsiasi artista che si rispetti – in un club, per la seconda volta! Un tentativo mi è bastato per capire che la pista è un organismo vivo e unico: anche se si suona nello stesso locale due volte, non esistono due serate uguali. Certo, si possono accumulare hit e buttare giù la Top 100 di Beatport, e magari funziona anche, ma non ci si sentirà mai dentro. Per questo ogni set e ogni show sono pezzi che non si ripeteranno mai. Prepararsi, questo sì, ma non programmare tutto in anticipo.

La scelta migliore della tua vita?
Mi piace pensare che sia ancora davanti a me. Facciamo così: rifacciamo questa intervista tra circa 40 anni, e allora avrò una risposta definitiva. Affare fatto?

Articolo Precedente
Dan Mc Sword
Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.
La tua iscrizione non può essere convalidata.
La tua iscrizione è avvenuta correttamente.