Foto: corriere.it
Le Olimpiadi Invernali 2026 sono ufficialmente iniziate. Una Cerimonia sontuosa firmata dal gruppo Balich (per chi non fosse così addentro al mondo dei grandi eventi, una grande azienda italiana leader a livello mondiale in questo settore, guidata da Marco Balich e che da anni porta in scena le più prestigiose e grandi cerimonie ed eventi di questo tipo e portata, a livello planetario) che ha portato sul palco nomi giganti della musica internazionale, annunciatissimi e attesissimi: Andrea Bocelli, Ghali, Laura Pausini, Mariah Carey. E uno spettacolo di coreografie, light design, scenografie di altissimo livello, al netto di tutto ciò che ciascuno di noi può sognare o immaginare per una situazione del genere (nella chat della redazione stiamo fantasticando su chi o cosa avrebbe voluto ognuno di noi, ora, in diretta TV mondiale).
Oltre al pop, oltre alla tradizione della musica classica, sono presenti i DJ. Non è più una novità, grazie al cielo: da Tiësto nelle celeberrima esibizione alle Olimpiadi di Atene nel 2004 in poi, la figura del DJ è stata sdoganata in questi contesti, e gli esempi, tra finali di calcio e grandi eventi sportivi e non, sono numerosi. Vale però la pena ricordare con piacere che alcuni nomi tra i più importanti dello scenario italiano sono tra i protagonisti di queste Olimpiadi.
Mace e Merk & Kremont hanno infatti suonato a San Siro, mentre Dardust ha composto ‘Fantasia Italiana’, l’inno ufficiale delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. Traguardi bellissimi per dei personaggi che si sono costruiti passo dopo passo carriere splendide, solide e credibili. Peraltro, in contesti abbastanza diversi tra loro: Mace è un producer di ambito decisamente alternativo, seppure capace di spaziare tra suoni da club e ricercati a hit pop; Merk & Kremont sono da sempre molto apprezati dal grande pubblico, quello mainstream, come DJ e anche come producer; Dardust si muove sul binario della musica classica contemporenea ma anche su quello di un’elettronica di ricerca, così come, a sua volta, su quello del pop, come autore e produttore.
Insomma, a San Siro ha suonato la musica che ci piace, quella che parla la nostra lingua. Un bel motivo d’orgoglio.
06.02.2026




