Foto: @facebook.com/avicii
Quando Tim Bergling imbracciò la chitarra acustica sul palco dell’Ultra Music Festival nel 2013, molti storsero il naso. Quella mescolanza di bluegrass, voci soul e beat elettronici sembrava un azzardo, quasi una provocazione. Oggi, a più di dieci anni di distanza, ‘Wake Me Up’ non è solo un brano: è un monumento.
Spotify certifica tre miliardi di stream, cifra che scolpisce il pezzo nell’Olimpo riservato a poche decine di tracce nella storia della piattaforma. Un risultato che trasforma l’intuizione di un ragazzo svedese in un fenomeno di costume prima ancora che musicale. La canzone, tratta dall’album d’esordio ‘True’, non si è limitata a scalare le classifiche – numero uno in venti paesi, top five nella Billboard Hot 100 per 54 settimane non consecutive – ma ha letteralmente il modo con cui la dance è stata percepita nel mainstream globale.
View this post on Instagram
Oggi Avicii conta sei brani con oltre un miliardo di ascolti: ‘Waiting For Love’, ‘Without You’, ‘Hey Brother’, la radio edit di ‘Levels’ e ‘The Nights’, quest’ultima già salita a due miliardi. Ma ‘Wake Me Up’ corre più veloce. Nel 2014 fu la prima canzone al mondo a raggiungere 200 milioni di stream su Spotify; nel 2023 è diventata il primo brano di un artista svedese a toccare quota due miliardi.
Lo stesso anno, la RIAA le ha conferito la certificazione Diamond, dieci milioni di unità tra vendite e stream, il riconoscimento più alto mai ottenuto da un brano dance o elettronico. Ogni giorno il pezzo totalizza ancora un milione di stream, alimentato da nuove generazioni che lo scoprono attraverso playlist, documentari come ‘I’m Tim’ o semplicemente grazie al passaparola emotivo che solo i classici sanno innescare. Tre miliardi non sono soltanto un numero. Sono la prova che la musica, quando è autentica, vince la sua battaglia più difficile: quella contro il tempo.
20.02.2026




