foto: ufficio stampa Kinki
Ci sono stati club che più di tanti altri hanno saputo cogliere lo zeitgeist, lo spirito del tempo. Uno in particolare nacque in via Zamboni a Bologna nel 1975, il suo nome è Kinki Club e da pochi giorni è possibile riviverne la storia grazie al docufilm “KINKI – The Secrets of the Dancefloor”, diretto da Lorenzo Miglioli, prodotto da RCO Europe e disponibile su Prime.
Il Kinki Club è stato uno dei primi club LGBTQ+ italiani e uno dei luoghi simbolo della nascita della club culture europea. Attraverso testimonianze, ricerche e materiali d’archivio, il film ricostruisce l’atmosfera irripetibile degli anni ’80 e ’90, quando il Kinki divenne un crocevia di creativi, studenti del DAMS, musicisti e performer. Definito dai suoi protagonisti “brutto, sporco e cattivo”, il locale si trasformò in un laboratorio di libertà, sperimentazione e identità, capace di influenzare profondamente la scena culturale e musicale italiana e internazionale.
Attraverso le testimonianze tra gli altri di Micaela Zanni (proprietaria del club), Igort, Oderso Rubini, Stefano Bonaga, Andrea Renzini e Umberto Damiani (Irma Records) il docufilm ripercorre la storia del Kinki con materiale d’archivio ed affronta senza fare sconti anche i momenti più complessi vissuti dalla comunità LGBTQ+, come l’arrivo dell’AIDS negli anni ’80, che cambiò radicalmente il mondo della notte – e non soltanto – e segnò un’intera generazione, così come negli anni ’90 le stragi del sabato sera diedero un altro colpo di grazia alle discoteche ed un certo modo di viverle senza freni, o pigiando comunque troppo sull’accelleratore.
Ad accompagnare musicalemente il docufilm provvede da par suo la colonna sonora originale firmata da Luca Trevisi, storico DJ resident del club, che rievoca le radici del sound che rese il Kinki quello che è stato ed ha saputo essere, restando sempre fedele a sè stesso, il tutto durante quella che è stata l’autentica golden age dei club italiani, a cavallo tra gli ottanta e novanta.
26.03.2026




