• MERCOLEDì 01 APRILE 2026
Interviste

Valentinø fonda Mantra Recordings per il decimo anniversario del club

Valentinø racconta Mantra Recordings e i tanti progetti cdi cui è protagonista

Foto: Instagram @vivi.euxx @cruo.studio

Il 2026 coincide con il decimo anniversario di Mantra Club. Il fondatore del locale genovese è Velentinø, dj, produttore e vero e proprio imprenditore nel settore della musica elettronica. Per festeggiare questo grande traguardo, l’artista ha deciso di dar vita a una label che si lega indissolubilmente al club: Mantra Recordings. Il progetto proporrà uscite a cadenza mensile: ogni release conterrà quattro tracce di quattro diversi producers. I primi ad essere stati coinvolti sono: Marcel Fengler, Antonio De Angelis, Insolate e Arnaud Le Texier.

Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Valentinø parlando dei suoi progetti e dei vari ruoli che sta ricoprendo nella scena musicale. Si è dimostrato essere una persona con idee chiare e precise che gli hanno permesso di raggiungere tanti obiettivi che negli anni si è prefissato, perseguendo sempre la propria filosofia e non tradendo mai il proprio pensiero.

 

Dai tuoi primi passi nel mondo della musica sono passati anni. Guardando al tuo percorso finora, quali sono state le sfide più grandi che hai dovuto affrontare per affermarti come dj e come imprenditore? Come le hai superate?
Quest’anno festeggio vent’anni dal mio primo approccio a questo mondo, ma la sfida più grande non è stata tecnica o artistica, è stata politica e sociale: creare un luogo dove la mia musica potesse finalmente avere una casa. Per la prima volta voglio raccontare la verità dietro le mura del Mantra. Prima di essere il club che conoscete oggi, il luogo era segnato da una gestione complessa e da un rapporto logoro con la giustizia e le istituzioni locali. Essendo in una periferia di Genova, il Comune guardava con estrema diffidenza a ciò che accadeva lì dentro. La mia missione è stata una vera e propria bonifica, non solo fisica ma culturale. Ho dovuto convincere le istituzioni che il mio concetto di clubbing e musica elettronica non era degrado, ma cultura e aggregazione sana. Volevo che le nuove generazioni percepissero il Mantra come un safe space, un luogo sicuro dove potersi esprimere senza timori. È stata una battaglia di resistenza. Non ho mai mollato e oggi il Mantra è un’istituzione della scena techno underground. Il successo più grande? Vedere il Comune di Genova sposare totalmente il progetto, portandoci a realizzare la prima Genova Dance Parade: 50.000 presenze alla prima edizione. È stata la prova finale che la techno, se fatta con serietà, può trasformare il tessuto di una città.

Da tempo collabori con Artcore Records e con Indira Paganotto. Com’è nata la vostra sintonia musicale? Poter collaborare con un’artista di tale calibro ti ha aiutato ad ottenere ispirazione e crescita per i tuoi progetti personali?
L’amicizia con Indira affonda le radici in tempi non sospetti, molto prima che entrambi raggiungessimo i traguardi di oggi. Ricordo come se fosse ieri quando mi mostrò la sua prima copertina su una rivista, ancora prima di firmare i suoi successi più grandi; già allora ci scambiavamo tracce, visioni e sogni con una sincerità disarmante. Il supporto tra noi è sempre stato reciproco e crescente. Quando mi ha chiamato per parlarmi della nascita di Artcore, mi ha spiegato fin da subito che mi voleva al suo fianco. Credo che la ragione sia profonda: musicalmente e caratterialmente siamo speculari. Condividiamo la stessa determinazione feroce e gli stessi obiettivi, senza mai scendere a compromessi sulla qualità. Far parte della famiglia Artcore è per me una fonte di ispirazione costante. Calcare palchi internazionali insieme a lei non è solo un onore, ma un’opportunità per espandere i miei orizzonti. Ogni tour, ogni set all’estero, arricchisce il mio bagaglio musicale; è un’energia che poi riporto intatta nei miei progetti personali e tra le mura del Mantra. È la chiusura di un cerchio: l’underground genovese che incontra il mondo grazie a una visione condivisa.

Foto: Instagram @valentinodj_official

Nel 2026 si festeggiano i dieci anni di Mantra. Com’è nata l’idea di aprire un club e quale identità volevi dare al locale fin dall’inizio?
Il Mantra non è mai stato solo un club; è stato il mio acceleratore di particelle, sia a livello artistico che umano. Fin dal primo giorno l’obiettivo era chiarissimo nella mia testa: volevo un luogo che fosse l’estensione fisica dei miei ideali. Avere qualcosa di proprio significa non dover scendere a compromessi, poter esprimere al 100% una visione senza filtri. Volevo un luogo dove invitare i giganti della scena internazionale non solo per farli suonare, ma per conoscerli, ascoltarli da vicino e assorbire da loro informazioni vitali per la mia crescita. Il mio sogno era un club ‘total black’, essenziale, dove l’unica protagonista fosse l’energia cruda della musica amplificata da un impianto potente. Vedere oggi quella visione realizzata, il buio, la potenza sonora e la coda fuori dal locale, è la conferma che la coerenza paga sempre. Il Mantra è stato il mio laboratorio: lì ho imparato a leggere la pista e a capire l’anima della techno. Oggi quel sogno è una realtà solida, un punto di partenza per tutto quello che verrà, con la consapevolezza che ogni sforzo fatto in quella periferia di Genova ha contribuito a creare l’artista che sono adesso.

Parliamo della tua nuova etichetta: qual è la visione dietro questo progetto e che tipo di artisti o sonorità vuoi valorizzare?
Dopo dieci anni di vita del club, ho sentito che era arrivato il momento di compiere il passo sonoro definitivo: dare al Mantra una sua voce editoriale nel panorama techno globale. Nasce così Mantra Recordings. L’etichetta è l’estensione naturale del dancefloor del club. Inizialmente il progetto si svilupperà in digitale, con una selezione di artisti curata personalmente da me. La mia visione per la label è molto chiara: voglio creare un ecosistema dove artisti che mi hanno conquistato negli anni con la loro musica possano dialogare con i talenti emergenti più interessanti della scena attuale. Il concetto di Mantra Recordings è proprio questo ‘mix vincente’: la solidità di chi ha già lasciato un segno e la freschezza di chi sta plasmando il suono del futuro, a patto che condividano l’estetica e la coerenza del nostro concetto di techno. È un modo per restituire alla scena ciò che mi ha dato in questi vent’anni, offrendo una piattaforma a chi merita di essere ascoltato e consolidando il Mantra non più solo come un luogo fisico a Genova, ma come un’identità sonora riconoscibile ovunque.

Foto: Instagram @mantra_club

Con la nascita di Mantra Recording si chiude il capitolo di Overtime?
Assolutamente no, anzi: la nascita di Mantra Recordings non precluderà affatto il percorso di Overtime. Sono due label ben distinte, figlie di visioni differenti ma complementari. Overtime è la mia label mainstream, nata da una mia personale visione futuristica e non legata alle mura fisiche del locale. È un progetto pensato per parlare a un pubblico più vasto, con sonorità più aperte e d’impatto immediato. Mantra Recordings, invece, è l’estensione viscerale di tutto ciò che ruota attorno al club. È un progetto di nicchia, indirizzato ai puristi e agli amanti della qualità sonora più cruda e ricercata. Mentre Overtime guarda al futuro del grande pubblico, Mantra Recordings è un rito dedicato alla techno sotterranea, alla cultura del dancefloor fisico. Gestire queste due anime mi permette di non avere limiti: posso esplorare il lato più ‘big stage’ con Overtime e, allo stesso tempo, curare l’eccellenza underground con Mantra. È un mix vincente che mi permette di coprire l’intero spettro della musica elettronica moderna, rimanendo sempre coerente con la qualità che voglio offrire.

In che modo pensi che la tua etichetta e il Mantra Club possano dialogare tra loro e crescere insieme?
La crescita sarà parallela perché la label ha la sua sede fisica nel club. Questo ci permette di ospitare direttamente gli artisti che rilasciano sull’etichetta, portando valore alla programmazione del Mantra e viceversa. In sintesi, le due realtà cresceranno fianco a fianco senza mai ostacolarsi. Anche a livello editoriale il legame sarà netto: i nostri Various Artists avranno sempre titoli che richiamano il Mantra e le sue fondamenta, rendendo ogni uscita un pezzo della storia di questo posto.

 

 
 
 
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Come bilanci il lato artistico con quello imprenditoriale, soprattutto tra djing, club e label?
Più vado avanti in questo mondo, più mi rendo conto che per raggiungere gli obiettivi che mi sono posto non basta essere “solo” un DJ o un produttore. Oggi è necessario lavorare a 360 gradi, curando ogni singolo dettaglio del proprio ecosistema. Se guardiamo ai grandi artisti che hanno segnato la storia della techno, notiamo un pattern comune: hanno tutti il proprio party, la propria etichetta e sono, prima di tutto, i migliori promoter della propria visione. È una gestione totale che richiede un sacrificio immenso e una disciplina ferrea. Non è facile, lo ammetto, ma è l’unico modo per proteggere la propria integrità artistica. Io non riesco a stare fermo; amo mettermi in gioco e credo che essere coinvolto in ogni aspetto (dal sound design in studio alla logistica di un evento come la Genova Dance Parade) sia ciò che mi permette di restare autentico. Ogni pezzo del puzzle, che sia la nicchia di Mantra Recordings o l’anima mainstream di Overtime, contribuisce a creare un’immagine completa. Il mio obiettivo non è solo suonare musica, è creare un’esperienza e una cultura che restino nel tempo. Il sacrificio è tanto, ma la soddisfazione di vedere un’idea trasformarsi in un movimento collettivo ripaga di ogni notte insonne.

Oltre al Mantra Club, organizzi anche un festival, l’Enigma. Cosa possiamo aspettarci dalla prossima edizione? E come vedi l’evoluzione della scena elettronica nei prossimi anni, e quale ruolo pensi che avrai al suo interno?
Enigma Festival è l’evoluzione naturale del club, ma su una scala molto più ampia e stratificata. Se il Mantra è il rito nel buio, Enigma è un’esperienza massiccia di 12 ore dove la parola chiave è libertà. La mia filosofia qui è netta: non voglio essere schiavo dell’headliner di turno che “arricchisce” il cartellone solo per il nome. Voglio che a vincere sia il format e la mia direzione artistica sopra ogni cosa. Preferisco portare artisti che rispecchiano il mio gusto personale, anche se non sono necessariamente i “grossi calibri” del momento. Mi piace sperimentare, osare e offrire al pubblico molteplici sfumature sonore che vadano oltre un unico genere. Il pubblico deve venire a Enigma per vivere un’esperienza unica e indimenticabile, non per vedere il guest che può trovare ovunque. La scena globale cambia costantemente, non è una novità, ma la sfida è restare aggiornati offrendo qualità che sappia parlare anche alle nuove generazioni senza svendersi. Con Enigma voglio dare al mio territorio un festival che non esisteva: un evento che si evolve all’unisono con la mia crescita artistica, dove la musica è il centro di un ecosistema e non un semplice accessorio del marketing.

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