• LUNEDì 13 APRILE 2026
Interviste

60 seconds with John 00 Fleming

Il dj e producer inglese, il suo album che arriva sei anni dopo quello precedente, i suoi ricordi degli esordi. E a proposito di quel negozio di dischi a Brighton…

foto: ufficio stampa John 00 Fleming

È uscito ieri (venerdì 10 aprile 2026) ‘The Lost Tribe’, il nuovo album di John 00 Fleming, rilasciato sulla sua label JOOF Recordings: diciotto tracce che rispecchiamo alla perfezione l’integrità e la coerenza musicale che il dj e producer britannico ha saputo sempre mantenere intatte in quarant’anni di djing e produzioni. Autentico pioniere di categoria, John 00 Fleming ha davvero contribuito in prima persona a costruire quella dj culture che adesso appare ovvia ma che negli anni ottanta non poteva esserlo, come ci è stato ricordato con le sue risposte in 60 secondi.

 

 

Il primo disco che hai comprato?
“One Step Beyond” dei Madness (1979). Ero ossessionato da quella scena di allora.

I tuoi idoli quando eri agli inizi?
La dj culture non esisteva quando sono cresciuto, la scena che conosciamo oggi non esisteva affatto: è stata la mia generazione a crearla e costruirla. L’unico dj al quale mi ispiravo lavorava in un negozio di dischi locale a Brighton, nel Regno Unito, si chiamava Rory: la sua conoscenza musicale era fenomenale.

Se non fossi diventato un dj adesso saresti…
Il mio piano B, se la carriera da deejay fosse fallita, sarebbe stato diventare designer di automobili.

Che lavori hai fatto prima di diventare un dj ed un producer a tempo pieno?
All’inizio i guadagni da disk jockey erano quasi inesistenti, ero fortunato se prendevo 50 sterline a serata, che spendevo subito in dischi. Per mantenermi ho lavorato nel settore automobilistico: per un periodo sono stato assistente di un commerciante d’auto, vendendo e consegnando vetture ai clienti.

La cosa più pazza che hai fatto con i primi soldi guadagnati con la musica?
Non ho storie da rockstar da raccontare: sono sempre stato una persona responsabile, reinvestendo i guadagni per costruire la mia carriera da dj e produttore. Negli anni ’90 l’attrezzatura da studio era molto costosa: 10.000 sterline per un mixer!

La tua serie tv preferita?
Guardo pochissima TV: quando uso l’iPad di solito guardo contenuti legati alle auto.

I tuoi hobby?
Ho sempre amato gli sport acquatici: jet ski, wakeboard, surf. Purtroppo non ho abbastanza tempo per praticarli.

Come passi il tempo mentre aspetti il prossimo volo?
Cerco di rilassarmi e di entrare nella giusta mentalità per affrontare voli spesso lunghi e navigo online tra contenuti interessanti.

Il tuo rapporto con i social?
Li odio, soprattutto ultimamente. Su social tutto sembra basato sull’apparire, con produzioni patinate e team che filmano qualsiasi cosa. Nulla riguarda davvero la musica.

Che cosa ti piace e non ti piace del tuo lavoro?
Amo i live e condividere la mia passione per la musica con tutti; odio la parte che riguarda i viaggi.

Il tuo punto di forza ed il tuo punto debole?
La ricerca della perfezione è sia il mio punto di forza sia la mia debolezza: aver impiegato 6 anni per realizzare il mio album lo dimostra!

Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare dj e producer?
Trovate il vostro suono: è ciò che vi farà emergere e vi renderà unici.

L’errore che non rifaresti?
Ho capito che il significato dei generi musicali e della musica stessa è in continuo cambiamento, soprattutto quando entrano in gioco dinamiche commerciali. Cerco di restare neutrale e di non legarmi troppo a tutto questo.

La scelta migliore della tua vita?
Mantenere la mia integrità e restare fedele alla musica che amo davvero.

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Dan Mc Sword
Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.
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