Foto: Francesco Dornetto
Samuel Umberto Romano, nato a Torino nel 1972, è un cantante e musicista. È il cantante dei Subsonica, una delle più note e longeve band italiane; è un musicista, avendo suonato nei dischi della band e nei suoi dischi da cantante solista; ed è un producer e un DJ di lungo corso, parte di progetti che hanno lasciato il segno come Krakatoa e Motel Connection. Questa mini biografia, assolutamente superflua per chiunque segua e conosca un minimo la scena musicale degli ultimi trent’anni, è invece necessaria per sottolineare l’aspetto fondamentale dell’intervista che state per leggere.
Perché uno come Samuel, oggi, dovrebbe essere sulla carta essere il classico personaggio che inizia a tirare i remi della vita in barca: una band che prosegue con un bel pubblico, numeroso e affezionato; un posizionamento che gli consente di fare sortite qua e là su progetti sperimentali come sulle mosse più facili e redditizie; una – presumiaimo – congrua entrata sul fronte dei diritti d’autore, dei live e tutto ciò che rende sereno un artista dal successo lungo e costante. E non ci sarebbe nulla di male, anzi: sarebbe naturale e totalmente fisiologico. E invece.
Invece Samuel ad oggi è l’artista più lanciato dell’anno. Produce musica a getto continuo, come L3UMAS, come Samuel; con i Subsonica è uscito pochi mesi con un nuovo album. E poi non molla un colpo sul lato live: basta aprire il suo Instagram per vedere una serie infinita di date, dai grandi festival a situazioni più strettamente club fino ad altre più intime.
Ci siamo incrociati spesso, negli ultimi tempi, e la sensazione è quella di avere di fronte un ventenne che ha voglia di conquistare il mondo, ma con l’esperienza di un veterano della scena. E tutto condito con una creatività e una passione che bruciano come non mai. È venuto piuttosto naturale pensare di riportare certi nostri scambi in un’intervista, che parte da una domanda che mi frulla in testa da un po’:
A che punto sei? Intendo, della tua carriera, vita, tutto… E te lo chiedo perché l’ultima volta che ci siamo sentiti per un’intervista eri in un momento diverso, forse stava iniziando tutto ciò che ora sta fiorendo…
Sì, le cose hanno preso una piega molto dinamica nell’ultimo anno e sto suonando davvero tanto come dj. Sai, l’idea era quella di chiudere un cerchio, o meglio aver realizzato qual è la strada che più si addice a me, perché sto vivendo un periodo post-album, e il mio ultimo albume ‘Maree’ è molto legato alla musica elettronica. Quindi remixo tante tracce, produco tanto, suono almeno un paio di sere a settimana, e devo dire che questa parte discografica non l’avevo mai così tanto messa al centro della mia carriera. ‘Maree’ ha preso tanti elementi sparsi della mia vita artistica e lì ha messi nella dimensione che più sento “mia”, quella legata al clubbing e alla musica da ballare, elettronica.
L’hai detto anche tu: stai facendo davvero tanti dj set. Come mai?
Quando ho deciso di riprendere questa strada dopo gli anni di Krakatoa, in cui ero sempre in coppia con Pisti, mi sono preso sulle spalle tutta una serata, nel senso che le serate sono mie, perciò ho deciso di fare un sacco di date e di suonare tante ore proprio per avere il controllo della serata, della situazione: decidere la rotta del viaggio a inizio serata, capire quando e come cambiarla, non limitarmi a quegli slot da un’ora, un’ora e mezza che sono ormai la prassi. Mi piace quando posso andare oltre, suonare tanto. Mi è utile, mi è congeniale, è come se avessi fatto una specie di gavetta per tre/quattro anni. E quando entri in questa dinamica, lavori sempre di più. Dopo l’estate penso che tirerò un pochettino i remi in barca, vorrei riprendere in mano ‘Maree’ e rielaborarlo. Ho già un po’ di idee interessanti e persone con cui farlo, visto che è un disco che racconta il club, la notte, in mille modi.
Ecco, parlando di produzioni e “persone con cui farlo”, stai lavorando molto con Marco Lys, vedo un grande feeling, è così?
Con Marco ci siamo trovati sul territorio del groove, del ritmo. Io non lo conoscevo, dal nome pensavo fosse messicano, non so… quando ho sentito il remix di ‘Brighter Days’ di Cajmere ero convinto che delle percussioni così potessero venire solo da un sudamericano o da un messicano! Ci siamo poi incontrati a Venezia e ho voluto che fosse il mio co-producer, si è creata questa amicizia molto famigliare più che di solo lavoro. Quindi con Marco tanto tempo in studio, tante serate insieme, ha prodotto ‘Maree’ insieme e mae e per i prossimi mesi abbiamo diverse produzioni originali insieme.
Hai anche prodotto un remix di ‘Pioggia Di Marzo’ di Mina, ce lo vuoi raccontare?
L’ho fatto in treno mentre viaggiavo perché stava bene con un mio beat, suona bene. Tutto qui. O meglio, certo è un pezzo di storia e l’ho toccato con grande scrupolo ma anche con il piglio giocoso di farne un brano da consumare nei set, nei club. Voglio creare uno storico musicale di L3UMAS, il mio moniker club-oriented, per ora abbiamo un disco al mese e questo ci permette di avere uscite regolari, senza i tempi delle label, di continuare a costruire uno storico musicale per chi vuole suonare o ballare questi brani. Mi piace l’idea di non dover per forza rendere tutto strategia, tempi discografici, attese… perché poi la musica da club è proprio pensata e fatta per essere veloce, cogliere dei momenti e dei trend istantanei, non ha senso in molti casi attendere mesi per far uscire tracce che avranno magari già perso quel feeling.
Senti, due domande a cui non puoi fuggire: come sei messo con Motel connection?
Motel Connection è un progetto fermo per ragioni varie di impegni personali, con Pisti e Pierfunk ci siamo un po’ arrestati dopo l’ultimo album ‘Vivace’, eravamo arrivati alla fine di un percorso nato in modo incredibile, però forse nel tempo aveva anche perso smalto perché si è persa l’abitudine alla musica elettronica commissionata con il rock. Ci siamo bloccati perché quel crossover non funzionava più. Avevo proposto di fare attività di improvvisazione musicale con le macchine, poi abbiamo perso strade diverse, ritornare è complicato ma sarebbe bello, e non è detto che non succederà.
Invece: Subsonica. Disco, trentennale, tour, sei in un buon momento con la band?
Assolutamente. Volevamo che il trentennale non fosse il canto del cigno di un gruppo di vecchi tromboni, ma in primis il lancio di un album di inediti, che è ‘Terre Rare’ e che ci piace molto. E poi volevamo fosse una celebrazione di trent’anni anni di carriera nella nostra città, è stato un sogno realizzato perchè per la prima volta abbiamo chiamato l’Italia a Torino dopo anni in cui siamo stati noi ovunque, e la risposta è stata magnifica. Abbiamo fatto una cosa di cui saremo per sempre orgogliosi.
Ma qual è l’elemento speciale di suonare come dj oggi per te?
Nonostante abbia scritto tantissime canzoni, il dj set per me è una cerimonia musicale, capire di cosa le persone hanno bisogno in quel momento e farle fare un viaggio collettivo, di coscienza, di anima, e questa musica in questo periodo della mia vita mi ha fatto riappropriare del motivo per cui faccio musica, che non è la canzone ma questo, invecchiando sono arrivato a capire ciò che è la musica per me, l’essenza di tutto.
26.06.2026





