• SABATO 04 LUGLIO 2026
Interviste

60 seconds with Nikka Lorak

La dj e producer belga, il suo ultimo singolo, quanto Daft Punk e The Prodigy l’abbiamo ispirata e indirizzata. E quello che per lei sono diventati gli aeroporti

foto: ufficio stampa Nikka Lorak

Si intitola ‘Signs’ il nuovo singolo della dj e producer Nikka Lorak, prodotto insieme a Patrick Scuro & The Post Brothers, uscito da poche settimane sulla label Animarum Recordings e arrivato poco dopo la sua partecipazione all’IMS di Ibiza; un brano 100% techno ad alto tasso d’energia che conferma lo stile sonoro di un artista che si sta sempre più imponendo nei club e nei festival internazionali e con la sua labelCRUEL KIND. Conosciamola meglio con le sue risposte in 60 secondi.

 

 

Qual è stato il primo disco che hai comprato?
‘Discovery’ dei Daft Punk (2001). Ricordo di esserne rimasta completamente rapita. Non era soltanto musica: sembrava un mondo con una propria atmosfera ed una propria identità. Quell’album ha plasmato il mio modo di intendere la musica elettronica come qualcosa di cinematografico, non semplicemente funzionale alla pista da ballo. Un altro disco che ricordo con grande affetto è ‘Graduation’ di Kanye West (2007).

I tuoi idoli agli inizi?
The Prodigy. Mi hanno mostrato che cosa significhi davvero coinvolgere un pubblico. Non si trattava di essere perfetti, ma di trasmettere energia, ribellione e impatto. Quel tipo di presenza grezza ed esplosiva è qualcosa che porto ancora oggi nei miei set.

Se non fossi diventata un dj ora saresti…
Senza dubbio una regista. In realtà quella è già stata la mia professione e si riflette con naturalezza nel modo in cui approccio la musica. Per me un dj set è come dirigere un film in tempo reale: costruire una narrazione, creare emozione e tensione e poi liberare tutto quanto.

Che lavori hai fatto prima di diventare una deejay/produttrice a tempo pieno?
Ho lavorato come regista e fotografa di moda, collaborando con agenzie internazionali, riviste e brand. Tutte queste esperienze hanno contribuito a formare la mia disciplina, le mie capacità di leadership, il mio senso estetico ed il modo in cui comprendo il pubblico.

Qual è stata la cosa più folle che hai fatto con i primi soldi guadagnati come DJ?
A dire il vero non ho mai speso i soldi in modo folle. Ho reinvestito tutto nella musica, nei viaggi e nella costruzione del mio brand come artista. Forse questa è una risposta poco entusiasmante, ma questa scelta mi ha dato una visione a lungo termine ed un maggiore controllo sulla mia carriera.

Cosa ti piace e cosa non ti piace del tuo lavoro?
Adoro quel momento nel quale sento l’intero dancefloor connesso, quando l’energia diventa quasi qualcosa di fisico. Quello che invece non mi piace è essere definita una female artist. Di solito rispondo che dietro ai giradischi porto la mia visione, la mia energia e le mie capacità. Non la mia vagina.

Quali sono i tuoi hobby?
Viaggiare è sicuramente uno dei miei hobby principali, perché mi aiuta continuamente a cambiare prospettiva. Amo anche gli storytelling visual, il fitness e tutto ciò che mi spinge fuori dalla mia comfort zone, sia dal punto di vista fisico sia creativo.

Qual è la tua serie TV preferita?
Black Mirror. Mi piace il modo con il quale esplora il comportamento umano, la tecnologia e le loro conseguenze. È una serie cupa, ma proprio per questo incredibilmente vicina alla realtà.

Come passi il tempo mentre aspetti il prossimo volo?
Cerco sempre di renderlo produttivo. Lavoro sulla musica, organizzo la mia library musicale oppure sviluppo nuovi concept. Gli aeroporti sono diventati parte della mia routine creativa, quasi fossero uno studio temporaneo.

Che rapporto hai con i social media?
Li considero uno strumento, più che qualcosa di personale. Sono utili per comunicare e raccontare una storia, ma cerco di non dipendere da loro per sentirmi valorizzata. Credo sia importante restare con i piedi per terra e vivere esperienze reali.

Che cosa consiglieresti ai giovani che vogliono diventare DJ o producer?
Prima di tutto costruitevi una forte identità. Le competenze tecniche sono importanti, ma si possono imparare. Ciò che fa davvero la differenza è avere un punto di vista personale che vi renda riconoscibili ed autentici.

Quali sono i tuoi principali punti di forza e le tue debolezze?
Il mio punto di forza è la disciplina, insieme alla chiarezza della mia visione. Quando decido di fare qualcosa, mi ci dedico completamente. Il mio punto debole è che tendo ad aspettarmi lo stesso livello di impegno anche dagli altri, e questo non sempre trova riscontro nella realtà.

Qual è un errore che non rifaresti mai?
Fidarmi del potenziale delle persone invece che delle loro azioni nei rapporti professionali. Ho imparato che la costanza ed i comportamenti valgono molto più delle promesse o delle parole.

Qual è stata la scelta migliore della tua vita?
Aver scelto un percorso nel quale creare qualcosa di mio, invece di seguire una strada più convenzionale. Una scelta che comporta rischi, ma offre anche libertà e consente di sentirsi realizzati.

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Dan Mc Sword
Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.
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