IA cover
Due party, due città e due visioni a confronto: la nuova club culture italiana scrive nuove regole dove il party è la via per esprimere i propri sogni. Da un lato c’è chi scommette sulle grandi aspettative e il valore dei guest internazionali per far crescere il pubblico; dall’altro, chi mette al centro la propria community, convinto che la chiave sia restare se stessi ed esprimere la propria visione artistica fuori dagli schemi.
Mania – Roma
A Roma la passione sfrenata di fare festa crea una nuova dimensione per la club culture locale con il nome “Mania“.
Nato dall’intuizione di Francesco Maria e Leonardo Nolano, il progetto affonda le radici in una solida gavetta dietro le quinte di istituzioni capitoline come il Goa e Spazio 900. Dopo un primissimo tentativo a fine 2019 interrotto dalla pandemia, il progetto è esploso al Citylab971 davanti a 850 persone, arrivando a ospitare nelle proprie line-up dj del calibro di Jamie Jones e DJ Tennis. Oggi, a tre anni dal via, Mania si è consolidato come uno dei punti di riferimento più freschi e seguiti della Capitale.
Perché creare un party oltre i confini del club?
Siamo nati da una voglia incondizionata di fare festa e dall’esigenza di divertirci. Frequentavamo tantissimi locali, ma sentivamo lo scontro tra il contenuto (il party) e il contenitore (il club). Nel post-Covid, con la chiusura del Goa nel 2022 e lo stop di Spazio 900, il party itinerante è diventato il vero punto di riferimento a Roma. Il momento era propizio e abbiamo capito che eravamo sul pezzo proprio mentre le realtà storiche chiudevano. Non c’è stata competizione o malizia con i vecchi club, siamo un gruppo molto sociale e andiamo d’accordo con tutti, ma il pubblico cercava qualcosa di nuovo e noi abbiamo risposto a quella sfida. Sentiamo che si è creata un’aria bellissima e che abbiamo attirato un pubblico e degli addetti ai lavori molto attenti alla musica. Siamo stati bravi a educare la pista con il nostro gusto e siamo cresciuti insieme a loro, diventando sempre più raffinati: la risposta della community è incredibile. Questa forte connessione si vede soprattutto nei momenti più intimi e intensi: se dobbiamo pensare a un momento magico, è stata una chiusura con un disco di Hercules & Love Affair mixato da Frankie Knuckles. Uno dei momenti più caldi in assoluto.
I party sono ormai divenuti anche un modo di aggirare problematiche evidenti con le restrizioni e i limiti del club: si può vivere di “party”?
Noi non ancora. Siamo una realtà giovane che ha solo tre anni e stiamo crescendo un passo alla volta. Alla passione e alla gavetta abbiamo unito le competenze strategiche acquisite all’università, dato che siamo entrambi laureati. Oggi sentiamo che nei più giovani manchi un po’ questo impegno e la fame di fare la gavetta e mancano anche le strutture storiche in cui potersi formare. La scena attuale si è frammentata nei ‘baretti’ e purtroppo lì non si può costruire una vera carriera; è proprio cambiato il modo di lavorare. Per questo, in parallelo, continuiamo a muoverci su più fronti.
Avete una direzione anche musicale predefinita?
Siamo in continua sperimentazione: in studio, in console e nei negozi di dischi, il nostro filone principale è la house ma siamo eclettici; non siamo radicali, anzi, siamo apertissimi e invitiamo gli artisti che ci appassionano. C’è anche l’idea di una label “MANIA” in futuro, ma per ora non ci sentiamo pienamente pronti. Senza fretta. Vogliamo evitare di fare il passo più lungo della gamba: bisogna fare le cose a cui sai di poter dare un seguito.
Cosa sognate?
Francesco: sogno che la musica diventi una sicurezza per me e che Mania possa crescere in Europa ma rimanendo un valore aggiunto per Roma e per le sue istituzioni.
Leonardo: sogno di aprire una mia agenzia di Management e Booking che sia complementare a Mania, per prendermi cura delle persone perché la musica ha cambiato la mia vita. E poi mi piacerebbe insegnare ai ragazzi, in università, come professore, un corso legato proprio al mondo degli eventi.
Footloosing – Novara
Dall’asse Piemonte-Ibiza nasce Footloosing, il progetto itinerante guidato dai DJ resident Andrea Alibani “Lebon” e Marcello Terroni “Mars”. Nato nel 2023, il party prende forma dopo un viaggio en la isla che ha ridefinito la visione dei due fondatori. Con l’obiettivo di colmare un vuoto nella provincia di Novara e portare una boccata d’aria fresca a base di house e tech house moderna, Footloosing è cresciuto rapidamente, inserendo nei propri party anche ospiti internazionali: insomma un brand che ha fatto dell’indipendenza e di un’estetica visiva ricercata il suo marchio di fabbrica.
Come è nato il vostro nome?
Il nome racchiude perfettamente la nostra essenza e le nostre passioni. Volevamo unire un tocco rétro anni ’80 alla tech house moderna, e il richiamo al mondo del cinema per noi è fondamentale. Marcello ha un background legato a un corso di cinema frequentato a Roma, e volevamo trasportare quel mondo visivo nel clubbing. Footloosing gioca proprio con quell’immaginario cinematografico legato alla voglia incondizionata e liberatoria di ballare, rompendo le regole e i pregiudizi culturali. È il manifesto del nostro progetto: dopotutto, come si fa ad amalgamare Jamie Jones e John Travolta? Semplice, con Footloosing.
Cosa ha di diverso Footloosing e cosa volete esprimere con il vostro party?
Volevamo dare un’impronta totalmente nostra alla scena locale, puntando su un sound accessibile a tutti ma con una forte identità. La nostra vera particolarità è la fusione totale tra la parte uditiva e quella visiva: abbiamo dato al party un taglio quasi cinematografico, a partire dalle locandine. Non volevamo per forza essere ‘colorati di scuro’ come spesso accade nell’underground. Per noi la tech house è una lingua universale senza etichette, anche se a volte è soggetta a pregiudizi. Siamo nati semplicemente amalgamando i nostri mondi interiori e le vibrazioni che abbiamo respirato a Ibiza, portando in provincia qualcosa che prima non c’era. Noi siamo legati a un sentiment, non ci piace etichettarci, l’aspetto centrale delle nostre serate è la proiezione di immagini: quando la location lo permette, proiettiamo scene di gente che balla dai film di danza degli anni ’30 fino alle pellicole dei giorni nostri. Questo connubio si sposa perfettamente con l’immaginario cinematografico di cui siamo appassionati. Inoltre, esprimiamo una totale libertà creativa.
Come leggete la scena party attuale con le grandi line-up rispetto a un contesto cittadino più piccolo?
In questi tre anni di percorso c’è stato un periodo in cui abbiamo spinto molto sul fattore guest, ma abbiamo notato che, pur avendo un grande ritorno d’immagine a livello di portfolio, non c’era una reale conversione personale. Anzi, lo zoccolo duro della nostra community ha iniziato a perdere un po’ di consensi e abbiamo capito che il pubblico ci reputava molto più unici quando eravamo semplicemente noi stessi. Portare grandi nomi è importante per il posizionamento, ma l’appartenenza e l’allineamento a un ideale ti danno molta più soddisfazione. La guest deve essere un plus, un regalo che fai alla pista, non il fulcro. Oggi la scena rischia di appiattirsi dietro alle grandi line-up, mentre noi preferiamo sviluppare e difendere il nostro mondo, continuando a suonare nei nostri slot di apertura o chiusura e lasciando che sia il brand a parlare.
Qual è il vostro obibettivo?
Vogliamo continuare a raccontare la nostra storia. Siamo convinti che in un mercato così saturo l’unica cosa che reggerà davvero nel tempo sarà l’unicità di aver trasmesso un messaggio. Il nostro sogno combacia esattamente con il futuro del format: desideriamo che la nostra identità emerga sempre di più, che la nostra visione arrivi dritta alle persone e che Footloosing continui a essere uno spazio libero, originale e fuori dagli schemi.
15.07.2026






