• MARTEDì 14 LUGLIO 2026
Interviste

Leo Fresco e le cartoline di ‘Pavlova’

Dopo anni di produzioni finalmente l'EP di debutto su Bolina Records

Foto: Karen Righi

Dopo anni trascorsi dietro le quinte, a produrre musica per altri artisti e a costruire il proprio percorso come DJ, sua grande passione, Leo Fresco ha scelto finalmente di mettersi in luce in prima persona. Lo fa con ‘Pavlova’, un progetto nato in modo spontaneo, fatto di brani e collaborazioni internazionali che raccontano luoghi, incontri e suggestioni raccolte lungo il cammino e che non si esaurisce con l’EP. Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare questo periodo florido della sua ormai più che trentennale carriera.

 

“Ho sempre fatto musica da quando ero ragazzino, ma ho sempre lavorato per gli altri, che è tuttora parte del mio lavoro e che mi piace fare. Quest’anno ho deciso di fare qualcosa di mio, racconta. Un’esigenza maturata durante il lungo tour del PalaJova, sei mesi del 2025 vissuti in tour che hanno dato forma a quelle che lui definisce “una sorta di raccolta di cartoline di viaggio”Il progetto comprende quattro brani e ha trovato il sostegno di Bolina Records, etichetta indipendente nata nelle Marche e con sede a Stoccolma. “Sono molto felice che qualcuno abbia deciso di pubblicarli”.

Definire il suo universo sonoro non è semplice. Ci sono tante influenze. È nato tutto molto spontaneamente, non saprei nemmeno in che genere possa essere catalogato questo EP. Non c’è una ricetta, spiega. Fresco racconta un approccio che negli anni lo ha portato ad accumulare una quantità enorme di musica, rimasta però quasi interamente nel cassetto. “Ho gli hard disk che esplodono di musica. Avevo pubblicato solo alcuni remix, cose personali non le avevo mai fatte uscire”. L’unica collaborazione all’interno dell’EP è con Sebra Cruz e sono state la spontaneità e l’ammirazione a riuscire a creare ‘Obrigada Jam’. È un grande amico, e l’ho sempre stimato come produttore, ha creato alcune delle tracce a cui sono più legato in generale nella mia vita. Ci scambiamo un sacco di idee. Gli ho mandato una bozza e lui ha registrato la voce in un messaggio WhatsApp. È proprio quella che si sente nel brano“.

Oltre alle 4 canzoni presenti nell’EP è stata pubblicata poco dopo un’altra traccia con Flavia Coelho che Fresco descrive come parte della stessa idea. Leo aveva scoperto l’artista molti anni prima ascoltando Radio Nova, storica emittente francese. Il loro incontro invece è avvenuto durante un Jova Beach Party e la collaborazione si è sviluppata in modo sorprendentemente naturale. “Le ho mandato un’idea e dopo due giorni mi aveva già inviato la melodia cantata. Il brano era finito”.

 

Quando gli abbiamo chiesto se ci fosse un luogo in particolare che rappresentasse questo percorso la risposta è stata sicura: “Ho iniziato la produzione dei brani a Montecarlo. Anche le influenze “più brasiliane” credo derivino dai miei pensieri su Ayrton Senna che ho avuto durante quei giorni. Il viaggio si conclude poi a Parigi con la canzone con Flavia. Credo che ‘Pavlova’ possa essere visto come un disco francese e tutte le cartoline rispecchino quei paesaggi”.

Le influenze non derivano solo dai tour e dalla Francia, ma anche dal lavoro con Rick Rubin per il nuovo disco dei The Strokes e da quello che è uno dei capitoli più importanti di questa fase della sua carriera: lo storico Motorbass Studio, fondato dai Cassius. Un luogo che il produttore desiderava visitare da tempo e che rappresenta una vera tappa simbolica del suo percorso: Ero in contatto con Philippe Zdar prima che mancasse e sarei dovuto andare da lui. Volevo capire cosa rendesse quello studio così speciale”. L’incontro con il team che oggi ne custodisce l’eredità si è rivelato decisivo: “Si è mantenuta la legacy di quello studio, hanno conservato l’approccio; c’è un’energia impattante appena entri. C‘è un sapore anni Novanta che mi appartiene e sento mio. Appena entri avverti che lì è successo qualcosa di magico”.

Al di là delle definizioni di genere o delle strategie discografiche, l’obiettivo rimane uno soltanto: lasciare che queste “cartoline” trovino chi abbia voglia di ascoltarle. “Mi piacerebbe che questa musica fosse adatta a tutte le occasioni. La cosa che mi interessa davvero è che riesca ad arrivare a qualcuno”.

Foto: Instagram @makid/@mr_tommo

Ulteriore ispirazione è quella che arriva da Jovanotti. Durante l’intervista Fresco cita spesso il nome dell’amico e collega, non soltanto come collaboratore, ma come figura capace di influenzarne profondamente la visione artistica: “È un visionario. Mi ha trasmesso tantissimo della musica in viaggio. È una cosa che ha nel DNA e, lavorandoci così a stretto contatto per tanti anni, l’ha trasmessa anche a me”. Ed è proprio con Jovanotti che sono nati altri due brani, con un tiro più dance, che stanno raccogliendo ampio consenso tra il pubblico nonostante non siano ancora stati pubblicati.

Leo Fresco apre così un nuovo capitolo del suo percorso artistico, senza allontanarsi da ciò che ha sempre caratterizzato il suo modo di vivere la musica: la curiosità, la contaminazione e il desiderio di lasciarsi sorprendere dagli incontri. Senza forzature, guardando al futuro con la stessa naturalezza con cui è stato concepito ‘Pavlova’. Se queste prime “cartoline di viaggio” rappresentano solo l’inizio, è lecito aspettarsi che il racconto continui, tra nuove collaborazioni, produzioni e destinazioni ancora tutte da esplorare.

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