Foto: Cristian Orlandi press
Ci sono dj che non scelgono il vinile come moda o nostalgia, piuttosto come identità: cresciuto nel mito di Claudio Coccoluto, suo conterraneo e punto di riferimento assoluto, Cristian Orlandi ha fatto dell’analogico un vero e proprio manifesto artistico, fondato sul rapporto fisico con il supporto, il calore del suono e una ricerca musicale selettiva.

Cristian Orlandi – Zarathustra (only vinile)
“Ho provato a lavorare con i file, ma mi sono annoiato. Il vinile mi comporta un’azione naturale per la persona che sono”, spiega. Una postura radicale che comporta inevitabili sacrifici logistici ed economici, compresa la scelta di rinunciare a quei contesti artisticamente non coerenti. Per Orlandi, infatti, il vinile funziona anche come uno scudo: “Mi impedisce di finire in situazioni con cui non sarei allineato. Il DJ deve far divertire la gente, ma la proposta deve incontrare il gusto di chi ascolta attraverso una selezione coerente”.
Di fronte a un mercato sempre più sbilanciato sul digitale, il DJ non si scompone, neanche quando si tratta di escludere brani reperibili solo in file. Cristian usa il limite fisico come un filtro creativo: “Tante volte ci penso ai dischi in digitale, ma alla fine li escludo perché c’è così tanta musica che la mia ricerca è stimolata alla selettività. Ho imparato a togliere piuttosto che ad aggiungere”.
Una coerenza che applica anche alle proprie produzioni, che pretende da sempre di stampare rigorosamente ed esclusivamente su vinile, per non rimanere vittima del mercato digitale e sostenere la filiera con piattaforme come Bandcamp: “certo le stampe a grande numeri abbattono i costi ma resta un investimento comunque”.
Nessun giudizio, comunque, per le nuove generazioni cresciute tra software e chiavette: “Non giudico chi fa una scelta diversa, capisco che oggi si nasca con il digitale. Suonare in vinile deve essere una scelta sentita. Non sarà mai un oggetto del passato, ma sempre e solo una scelta di campo”.
26.08.2026




