Foto: Instagram @sickworldmusic
La musica accomuna le generazioni, luogo comune che si rivela però quanto mai vero non solo per chi la musica la ascolta, ma anche per chi la produce. Così Hypaton, giovane producer della provincia di Roma già sotto i riflettori da qualche tempo per tracce di successo e collaborazioni con nomi di peso (tipo: David Guetta), incontra un mito come Benny Benassi, per una traccia nuova che parte appunto da un vecchio pezzo di Benassi, e che i due hanno rielaborato per dare alla luce questa nuova ‘Illusion’, hit da pista di notevole fattura e con screziature trance che la rendono contemporanea e fresca, e in questo finale di settembre, tra i 10 brani più suonati nei live e radio show dei top DJ al mondo secondo 1001Tracklists Weekly Chart.
Abbiamo interpellato Benny e Hypaton con le stesse domande per un’intervista doppia che svela i retroscena della lavorazione del brano e alcune divertenti curiosità.
Se ti dico la parola “Illusion” cosa mi rispondi?
B: Mi viene in mente un nostro vecchio disco che ha ormai una ventina d’anni, che Hypaton ha deciso di remixare dandogli una nuova vita. Quando dico “nostro” intendo una delle tante produzioni firmate da me e mio cugino Alle, per lungo tempo mio partner artistico.
H: Emozione, sicuramente. Anche perché avere la possibilità di lavorare a un disco insieme a Benny per me è stato davvero speciale. È una di quelle cose che quando succedono te le ricordi.
Come è nata l’idea di questo brano e come avete iniziato a lavorarci insieme?
B: L’idea è nata da Hypaton, si ricordava del pezzo, probabilmente gli piaceva da ragazzino, ed è molto bravo a riprendere vecchie atmosfere e parti di vecchi dischi e creare nuove hit partendo appunto da un campionamento o una suggestione. In questo caso è partito dal ritornello di ‘Illusion’ creando un nuovo drop portandolo nel mondo trance, techno/trance.
H: Quando dop i primi sketch mi hanno proposto di remixare davvero ‘Illusion’ non ci ho pensato neanche mezzo secondo. Ho fatto una prima demo, Benny l’ha sentita e ha iniziato a darmi dei feedback. Poi a un certo punto ci siamo detti: ma perché non ci lavoriamo direttamente insieme e la facciamo diventare una collab? E da lì è nato tutto.
Il pezzo ha una parte in cui suona quasi trance, è effettivamente una delle ispirazioni che avete avuto in studio? Che sensazioni ti dà sentire nominare questo genere, molto legato alla fine degli anni ’90 ma tornato prepotentemente di moda?
B: A me la trance è sempre piaciuta, soprattutto è sempre stata caratterizzata da grandi momenti di sogno, con questi accordi che ti fanno sognare… a me piace molto l’idea di abbinare uno dei nostri vecchi dischi al suono di questo genere.
H: Io ho sempre amato tantissimo le melodie e quando ho iniziato a produrre musica elettronica sono stato molto influenzato dalla trance, soprattutto da quei grandi arpeggi e da quelle melodie che ti rimangono in testa. Quindi penso sia inevitabile che ancora oggi si senta un po’ di quella influenza in quello che faccio. E mi piace molto vedere che quel sound stia tornando, però in una veste nuova.
C’è stato un momento in cui vi siete guardati negli occhi e vi siete detti “ci siamo, abbiamo il pezzo”? Cosa si prova quando è un lavoro a quattro mani?
B: In realtà non ci siamo mai visti in sutdio, perché ormai si lavora in modo moderno, da remoto, gli abbiamo mandato gli stems, lui ci ha rimandato le parti e ci siamo palleggiati idee e stadi del pezzo, poi qui nel mio studio siamo intervenuti sul mix mentre Hypaton ha penato al master finale. Per cui è stato bello lavorarci insieme anche se a distanza, ed è bello che un ragazzo giovane abbia voglia di rimettere mano a un vecchio brani facendone una cosa nuova.
H: A ogni feedback il pezzo prendeva sempre più forma e a un certo punto abbiamo capito che c’eravamo. È questa la cosa che mi piace del lavorare con un altro artista: magari parte tutto da un’idea e poi, mettendoci mano entrambi, il pezzo arriva in un posto diverso da quello che avevi immaginato all’inizio.
Ci sveli una curiosità di lavorare in studio con il tuo partner con cui hai prodotto ‘Illusion’?
B: Una curiosità è che come marito e moglie io e mio cugino Alle spesso si litigava, anche se appunto abbiamo lavorato per molti anni alle produzioni in studio, proprio come due vecchi compagni. C’è da dire che quando però le idee piacevano a entrambi, poi sono diventate piccoli, o in certi casi grandi, successi.
H: La cosa divertente è che in realtà per questo disco non siamo mai stati insieme in studio! Abbiamo fatto praticamente tutto a distanza, tra telefonate e versioni che ci mandavamo avanti e indietro. Quindi alla fine lo studio di ‘Illusion’ è stato un po’ il nostro telefono!
24.09.2026




