Foto: Claudio Caprai x Elephant Studio
I DJ sono diventati superstar molto tempo fa. La figura defilata, composta, modesta, understatement per eccellenza, è un ricordo che si perde nei meandri dei costumi underground di molto tempo fa. Oggi i DJ sono protagonisti, ognuno a modo loro, con il proprio stile e il proprio modo di stare sul palco. E quando un DJ diventa abbastanza importante da arrivare a celebrare vent’anni di carriera davanti a 10mila persone, nella città che l’ha visto nascere e crescere artisticamente, non c’è dubbio che quel DJ di stile e la personalità ne abbia da vendere. Ma quello che è successo a Napoli il 27 settembre va molto oltre queste considerazioni. È stata una giornata epica ed epocale per la techno e per la città.
Joseph Capriati, classe 1987, festeggia quest’anno vent’anni di carriera, dagli esordi “veri” (quelli dopo le feste di amici e i localini minuscoli), dal momento in cui, da casertano, è stato adottato da Napoli e dalla sua scena techno, proverbialmente tra le più seminali e angolari al mondo, come un giovane capace, ambizioso, preparato. Da lì, un’ascesa nazionale e poi, rapidamente, internazionale. Joseph è sempre stato capace di farsi accettare, amare, benvolere, rispettare dai colleghi (Carl Cox, Adam Beyer, Dave Clarke per citare tre nomi importanti nella sua storia artistica) così come da un pubblico che l’ha sempre seguito con quella devozione che si riserva ai numeri 10, a quelli che fanno la differenza.
E la differenza Capriati l’ha sempre fatta grazie a una grande abilità in consolle, a una grandissima capacità di intuire e anticipare i trend (lo switch verso la tech-house qualche anno fa ne è un esempio lampante) ma anche e soprattutto a un intuito formidabile su tutti i fronti: dove suonare, che tipo di set proporre, le maratone nei posti e momenti perfetti. Oltre che, naturalmente, a un carisma fuori dal comune. E quest’ultimo elemento talvolta passa un poco sotto traccia con Joseph, perché non è uno di quei personaggi che si vestono in modo strambo e riconoscibile, né ha mai fatto “numeri” in consolle. Semplicemente, è un DJ techno che si veste spesso total black e appare concentrato su ciò che fa. Nulla più di molti altri. Eppure, quando arriva lui succede qualcosa. È quella che io chiamo “la luce”. Ci sono persone (artisti ma non solo, persone paticolarmente forti nella personalità e in ciò che sono) che al loro arrivo in qualche modo illuminano metaforicamente il posto e le persone. E questa è una dote rara e innata.
Foto: Claudio Caprai x Elephant Studio
Dunque, Joseph Capriati in vent’anni diventa uno dei veri grandi pilastri della musica elettronica mondiale, un DJ che è nella ristretta cerchia dei veri top player per peso specifico, identità artistica, fama, economie e tutto il resto. Ma soprattutto, è un artista capace di prendersi il suo spazio in club cult come lo Space di Miami, mainstage importanti come quello del Kappa FuturFestival così come in situazioni più complesse come Twiga, per fare un nome. Non è un caso che nel 2026 abbia riportato la sua serata Metamorfosi all’Amnesia a Ibiza. E non è un caso che la grande celebrazione per il ventennale sia stata organizzata a Napoli. Città che ha ha dato tanto a Joseph e dove Joseph è a casa, certo, ma è altrettanto certo che altri luoghi sarebbero stati più semplici per molti versi. Invece, Ex Base NATO, nuova location in città; un format semplice che riflette lo spirito dell’artista, che sceglie di aprire il pomeriggio con un set warm up (ed è davvro suggestivo vedere Joseph suonare a nessuno, letteralmente, per i primi minuti, proprio come un ragazzino alle prime date) e poi chiudere ovviamente l’evento con un set trionfale. In messo, JC sempre in consolle, in quattro back to back significativi con Quest (curioso perché ci saremmo aspettati più techno, e invece i due ci hanno sorpreso con un sound quasi house); Josh Baker, vera rivelazione delle ultime due stagioni con cui il feeling è alto e si sente; Honey Dijon, a detta di molti (e concordo) il miglior set della giornata, groovy, divertente, vario, ricco di sfumature; Chris Stassy, e ormai il duo è un classico.
Foto: Davide Guidone
Poi, 22-mezzanotte, due ore di Peppe in purezza, un set liberatorio da headliner e tutta la città che lo abbraccia, la folla in pista e tutto lo stage e backstage murati di amici, ospiti, famiglia, gente venuta da Napoli come da mezzo mondo: colleghi, promoter, agenit, manager, il mondo della musica e quello del calcio, con il Napoli che fa portare una maglia dedicata e personalizzata. Un trionfo vero, una festa – peraltro un accento e un plauso vanno a Parallel Group e a International Talent che hanno costruito e gestito un evento impeccabile – in cui Joseph è protagonista assoluto ma come sempre, come dicevamo, con quella sorta di solito understatement per cui non fa nulla, ma nulla, di fuori dalle righe durante la giornata, se non ringraziare brevemente al microfono a fine serata. La celebrazione è tutta nella musica, nelle lunghe dieci ore di set, nella vibe che ha permeato la Ex Base NATO per tutta la giornata. È stato il trionfo di un ragazzo di Caserta che ce l’ha messa tutta e ce l’ha fatta, della sua famiglia, di una certa napoletanità lontana anni luce da quella da cartolina ma invece concreta, capace, visionaria, che è quella della musica, del music business inteso in maniera alta.
JC20 è stata una grande giornata, una storia bellissima che ha visto consacrare definitivamente un artista nella sua città e nel modo a lui più congeniale, senza compromessi, senza forzature e senza pacchianate inutili. Al contrario, con la forza della concretezza e della propria personalità, e questo conta forse più di tutto. Joseph Capriati, nel cuore e negli occhi di molti ragazzi che abbiamo visto ballare domenica ma anche in giro per Napoli lunedì, nei bar a rivedersi i video dei suoi set, è diventato un numero 10, un Maradona della consolle che sa ispirare e diventare esempio. Non c’è cosa più bella.
30.09.2026




