ph credits: screengrab / James Marcus Haney
Tutto comincia con una domanda apparentemente semplice: si continua a ballare mentre il proprio Paese è in guerra?
Nel 2022 il regista e fotografo americano James Marcus Haney arriva in Ucraina per un incarico con War Child UK, poche settimane dopo l’inizio dell’invasione russa su vasta scala. Il suo interprete frequenta la scena techno di Kyiv e Haney scopre che rave e party continuano a esistere, adattandosi però alla legge marziale e al coprifuoco: le feste nei warehouse, per esempio, si svolgono anche durante il giorno. Da quella scoperta nasce Black Sunflowers.
Quello che inizialmente doveva essere un lavoro sulla cultura rave cambia però forma durante gli anni successivi. Haney vive tra Kyiv e Los Angeles e segue giovani ucraini, prevalentemente tra i 18 e i 24 anni, osservando come una generazione uscita dalla pandemia sia stata costretta quasi immediatamente a confrontarsi con la guerra. Ci sono rave e street racing, relazioni e fotografie, ma anche addestramento militare e fronte. Tra i protagonisti c’è un soldato amputato che torna a ballare con una protesi, mentre altri personaggi si trovano davanti alla possibilità di arruolarsi o alla necessità di combattere. Black Sunflowers finisce così per raccontare non tanto la nightlife durante una guerra, quanto il tentativo di continuare ad avere una vita mentre la guerra invade ogni sua parte.
“Black Sunflowers finisce così per raccontare non tanto la nightlife durante una guerra, quanto il tentativo di continuare ad avere una vita mentre la guerra invade ogni sua parte.”
Anche il titolo nasce da questa prospettiva. Il girasole è uno dei simboli dell’Ucraina, ma Haney racconta di campi diventati inutilizzabili a causa delle mine, con piante non raccolte lasciate annerire: un’immagine trasformata nel film in metafora di una generazione a cui è stata sottratta una parte della giovinezza.
La musica, inevitabilmente, occupa un ruolo centrale. La soundtrack mette insieme Aphex Twin, Four Tet, Fred again.., Brian Eno, IDLES, Sega Bodega e Morphine con artisti ucraini come Nastya Vogan, Два Два Дев’ять e Koloah, mentre la musica originale è firmata da Brad Oberhofer e dallo stesso Koloah. Secondo Haney, l’obiettivo era riprodurre gli ascolti reali dei protagonisti, mescolando musica ucraina, europea e americana senza costruire artificialmente una colonna sonora “locale”. Il film si chiude inoltre con ‘Do Not Go Quietly Unto Your Grave’ dei Morphine reinterpretata da un coro tradizionale di Kyiv.
Con Sean Penn tra gli executive producer e la produzione ucraina di Limelite, Black Sunflowers ha debuttato l’11 settembre nella sezione TIFF Docs del Toronto International Film Festival, ottenendo poi il primo runner-up al People’s Choice Documentary Award. La pista da ballo rimane il punto di partenza, ma nel film assume un significato molto più ampio: non evasione dalla realtà, bensì uno dei luoghi in cui una generazione prova ostinatamente a continuare a vivere dentro di essa.
06.10.2026




