Giovedì 01 Ottobre 2020
Costume e Società

Addio a Ennio Morricone. Musicista, genio, e quasi inventore della house

Una vita intrisa e immersa nella musica, una produzione sterminata, e la capacità di imbastire trame di ogni genere e stile, dalla classica all'elettronica

La morte di Ennio Morricone sta sconvolgendo il mondo della musica, tutto. In tutto il mondo. E l’Italia intera, a livello addirittura istituzionale (il presidente Mattarella ha rilasciato un comunicato ufficiale, il premier Conte ha già espresso il cordoglio sulle sue pagine social) e ancora più in profondità, a livello popolare, culturale, di costume. Nella chat della redazione si parla da stamattina della notizia. Il telefono vibra di continuo per i messaggi di amici. I profili social di musicisti, dj, giornalisti, cantanti, e appassionati, sono una lunga mostra fotografica del Maestro, accompagnata da frasi di commiato.

La verità è che ognuno di noi ha il proprio personale Morricone da ricordare, perché la sua produzione artistica è sterminata, perché ha accompagnato tantissimi momenti collettivi e perché abbraccia un spettro stilistico e temporale così ampio che descrivere Morricone in un articolo esaustivo ed esauriente è opera assai ardua, praticamente impossibile. C’è il Morricone compositore per il cinema, l’arrangiatore dei successi pop, il venerato Maestro direttore d’orchestra, il personaggio mediatico corrosivo che abbiamo imparato a conoscere negli anni più recenti. Il Morricone divo, superstar nonostante la sua carriera fosse stata a lungo assolutamente vissuta all’ombra della sua stessa opera. Il Morricone lounge e chill out, salito, ancora una volta, alle luci della ribalta durante l’epoca delle compilation “da relax” e dintorni, sporcate talvolta di elettronica, in cui suoi misconosciuti pezzi di vent’anni prima diventavano perle imprescindibili. E poi, c’è il Morricone producer. O meglio, quell’Ennio Morricone che si è cimentato con la disco, e poi con quello stile di mezzo tra la disco e la house che sarebbe, nella sua forma canonizzata e standardizzata, comparsa soltanto qualche anno più tardi, a Chicago. Ma nel mentre, tra l’eredità disco e le fascinazioni italo, Morricone ha di fatto gettato le basi del genere, in modo probabilmente anche inconsapevole ma completamente sensato. Non c’è da stupirsi: se è vero che il termine “visionario” è abbondantemente inflazionato e abusato, nel caso di Morricone è certamente pertinente.

 

Basti citare un brano come ‘Dance On’, scritto nel 1978 e utilizzato in diversi film la cui musica è stata curata dal compositore, ricco di suoni e synth che non avrebbero sfigurato nemmeno in una produzione uscita oggi., e diventato un piccolo grande classico O ‘Come Maddalena’ nel suo take disco, anche qui assolutamente moderno e contemporaneo, tanto che non sfigurerebbe in un set di The Black Madonna, di Optimo, dei Soulwax o dei Detroit Swindle. O la collaborazione con i Pet Shop Boys (‘It Couldn’t Happen Here’, 1988, presente nel film omonimo e nell’album ‘Actually’ del gruppo).

Ennio Morricone, come tutti i Grandi (con la “g” maiuscola, ovviamente), non era spaventato dalle novità. Le incorporava nella sua musica, ne plasmava le caratteristiche più affascinanti e funzionali all’interno del corpus, infinito e infinitamente declinato, della sua opera. Era passato attraverso la scrittura più classica – eppure, cosa che diamo per scontata ma che assolutamente non è – cronometrata, resa scientifica, cucita su misura per il cinema, per certe scene, per certe inquadrature precise, coordinate al centesimo di secondo. Era passato per l’elettronica, che aveva assimilato e masticato nella sue forme più avanguardiste negli anni ’60 e ’70 e poi coltivato influenzando moltissimi giganti che oggi veneriamo come tali (Giorgio Moroder, Hans Zimmer, i Daft Punk, Quentin Tarantino, l’elenco è davvero lungo e si estende oltre la musica e il cinema intaccando tante altre arti e artisti). Era passato per le sperimentazioni del ventesimo secolo: il jazz, la scuola estiva di Darmstadt in Germania (una rinomata serie di corsi per compositori dimusica contemporanea), il rapporto con il cinema (che del ventesimo secolo è l’essenza), la musica elettronica, e l’apertura da un ruolo di compositore da studio a quello di performer. Se ci pensate, la stessa evoluzione dei producer house e techno degli anni ’80, che sono poi diventati dj, star, e oggi performer, ribaltando completamente una figura inizialmente del tutto artigiana e solo poi riconosciuta come carismatica. Ugualmente, Morricone negli ultimi vent’anni è salito su quel meritatissimo piedistallo che lo ha portato ad essere conosciuto e riconosciuto come grande artista, come genio della musica, andando a suonare in tutto il mondo con tour di ampio respiro e dai numeri da popstar.

 

La figura di Ennio Morricone racconta di un artista illuminato e di grandissima intuizione, di uno che ha saputo studiare e divertirsi immergendosi nella musica senza riserve, senza filtri, senza abbassare il livello e il gusto del suo lavoro ai tempi correnti ma piuttosto leggendone le pieghe migliori e interpretandole a modo suo, facendone riferimenti di uno stile che è sempre comunque rimasto unico, personale, imitato ma inimitabile. Maestro, apritore di vie, pioniere e istituzione, nuovo e tradizionale, inedito e classico. Ennio Morricone rappresenta come pochissimi altri artisti (non solo musicisti, ma tout court) lo spirito del Novecento, un secolo di enormi trasformazioni, di sfide spesso vinte, di balzi in avanti nel modo di vivere l’umanità stessa. Irripetibile. 

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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