Lunedì 14 Ottobre 2019
Interviste

ADE 2015, intervista a Blasterz

Alessandro Gemelli è Blasterz, un nome ormai conosciuto nel panorama internazionale legato all’EDM big room e alla progressive house. Alessandro, oggi gestito da un marchio di prestigio come la Chased Management, del gruppo Armada Music, dopo aver suonato al Tomorrowland e numerosi appuntamenti mondiali, racconta, sintetizzandolo, il suo anno da cittadino di Amsterdam. Alessandro si è trasferito un anno fa in Olanda.

Cosa pensi di questa edizione dell’ADE?

Tutto sino a oggi è stato molto interessante sia per lo sviluppo delle mie conoscenze dell’ambiente. Ma la gente dall’ADE si aspetta la svolta, senza pensare che dietro a un percorso c’è molto altro e non un singolo episodio. L’ADE è importante per le pubbliche relazioni. Ognuno qui cerca qualcosa che funzioni, questo è indubbio.

https://youtu.be/1igu46glGkA

Che direzione musicale sta prendendo, questa kermesse e il settore stesso?

Il mainstream è quello più ambito. Io seguo il sound che c’è, che va oggi, e lo personalizzo. Si tratta di un processo naturale e utile in modo che il tuo brano diventi riconoscibile.

Che bilancio trai da questa tua esperienza?

La cultura, la serie A, le frequentazioni: qui tutto è diverso e influisce su quello che fai. Soprattutto in studio.

Chased Management come si comporta con te?

Loro fanno parte della serie A di cui sopra. E fanno bene, lavorano bene. Ma lo spazio è poco per tutti ormai.

Se lo spazio è poco è perché è aumentata l’offerta (e i dj) o diminuito il mercato?

Sono aumentati i dj. Smanettare in studio su un software e fare musica è diventata una pratica accessibile per tutti. Ma c’è una autoselezione. E così magari spariscono personaggi e anche generi musicali. Prendiamo ad esempio il caso della lenta dissolvenza della jungle terror, sino a qualche anno fa molto in auge. C’è ancora una forte dipendenza dai generi. Ma bisogna capire che il mercato è ben definito. Anche a livello di tempistiche. Tra una produzione, la firma del contratto e la sua uscita ora può anche passare un anno.

https://youtu.be/rovLFRwqa-8

In questo ambiente chi può fare ancora la differenza?

Un fan medio: è più influente lui che un intenditore, ormai.

Bisogna essere il dj giusto, nel posto giusto, nel momento giusto con l’idea giusta.

Così allora diventi Martin Garrix. Ma accade una volta su un milione. Ormai il 90 per cento del guadagno proviene delle serate e poi il restante dieci dall’indotto, come la vendita di musica e attività correlate.

Restando in tema di percentuali, quanto conta un prodotto (di qualità)?

Dal 50 al 60 per cento. E il resto è marketing, promozione, comunicazione, valore aggiunto.

Ogni label ha davvero una sua identità?

Sì. Gli svedesi cercano cose molto raffinate, curate. Poi ogni etichetta va ad appagare lo spirito di ogni proprietario, dj o agenzia che sia. Ogni etichetta ha la sua peculiarità.

Ma davvero noi italiani non sappiamo fare gruppo? Anche qui durante l’ADE?

Fare gruppo significa non limitarsi a mettere su una squadra. Bisogna fare split editoriali, spalleggiarsi a livello tecnico. Non è vero che in Italia ci si fa la guerra a vicenda: è solo una giustificazione. In Italia tutti cercano la scorciatoia. Ma pre frequentare gli alti livelli ci vuole tempo. E questo l’italiani faticano a capirlo. Non voglio sembrare il classico italiano. Qui però fanno un business più longevo, concreto, credibile. In Italia mancano strutture, professionisti, background.

E qui ad Amsterdam tu cosa fai?

Mi appoggio al Cruise Control, lo studio in cui è coinvolto Giorgio Truinfort. Ho la fortuna di lavorare qui, ora. Ma sto organizzandomi per tornare a vivere in Italia, in modo da mettere a frutto l’esperienza qui acquisita e lavorare quotidianamente sulle mie produzioni.

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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