Venerdì 06 Dicembre 2019
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Il nuovo album di Avicii e la “danceploitation”

1396045227_451849703_avicii-467Iniziano a trapelare le prime indiscrezioni sul prossimo album di Avicii. Il produttore svedese ha raggiunto lo status di superstar planetaria dopo “Levels” e “Wake me up”, hit clamorose che hanno segnato le classifiche degli ultimi anni e definito il suono EDM, rendendo, di fatto, la dance più pop che mai. Avicii ha poi pubblicato lo scorso anno l’album di debutto “True” e si accinge ora a entrare in studio per il suo secondo disco. In un’intervista rilasciata a Rolling Stone USA , Tim Bergling ha rivelato di essere in fase di selezione, starebbe infatti scegliendo una dozzina di tracce tra le oltre settanta stese nei mesi scorsi. Ma le rivelazioni più succose riguardano gli ospiti che saranno presenti nei pezzi: si va da Billie Joe Armstrong dei Green Day a Jon Bon Jovi, dai System Of A Down a Wyclef Jean fino a Chris Martin dei Coldplay, con cui pare si sia instaurato un rapporto artistico intenso (Avicii è il produttore della hit “A sky full of stars”, singolo dei Coldplay attualmente in rotazione in tutto il mondo).

I commenti si sprecano: molti vedono Avicii come un artista già maturo e capace di portare le canzoni nell’EDM, prendendo il meglio dai due mondi e rendendo il mix fruibile ad un publico ampio; dall’altra aprte, i detrattori e gli scettici obiettano, affermando che si tratta perlopiù di abili strategie di marketing, biasimando le rockstar di prestarsi a un gioco delle figurine.
Dove sta la verità? Io credo, al di là di tutte queste pur lecite e condivisibili osservazioni e speculazioni (da ambo le parti), che ci sia anche un fattore non trascurabile ad incidere sulla riuscita del disco: sarà contemporaneo o suonerà superato? Avicii ha avuto il grandissimo merito di intercettare un momento storico molto preciso, come si suol dire ha avuto “l’idea giusta al momento giusto”, così come Guetta o gli Swedish House Mafia. Ora l’EDM sta un po’ mostrando il fianco, le idee non sono più molto fresche. I synth gonfi di provenienza trance, il sidechain estremo, i drop con le riprese tutte uguali sono in centinaia di pezzi da almeno tre anni in qua. Questo sound ha “fatto il giro”, partendo dai club, arrivando al mainstream fino ad essere fagocitato dal pop. Avicii e i Coldplay ne sono l’esempio più lampante. Sembra che si sia spremuto in modo intensivo questo interesse verso la dance, una sorta di “danceploitation”, per usare un neologismo ricavato dalla vecchia “blaxploitation” che riguardava l’impennata di popolarità della musica e della cultura black negli anni ’70.

La cosiddetta EDM è diventata non solo la corrente dominante, ma un vero e proprio comandamento, nell’industria discografica degli ultimi anni: da Kelis a Kelly Rowland, da Chris Brown a Katy Perry, fino all’immancabile Madonna, è stata una corsa all’oro per beccare il produttore con la cassa più potente e il riff più accattivante. Tutto rigorosamente declinabile sul dancefloor e in radio, nei club e (soprattutto) nei grandi festival, altro tassello essenziale per comprendere questa nuova configurazione dei rapporti di forza nel mondo discografico. Altro elemento primario nella definizione dell’immaginario collettivo di una generazione, anzi, molto di più: un tempo i ragazzi avevano mode da ragazzi, i più adulti avevano semplicemente altre abitudini. Oggi le star di cinquant’anni si comportano come teenager, con le t-shirt colorate e i selfie da postare sui propri profili per creare hype. E i festival sono il ricettacolo ideale per questa attitudine. Bellissimi, imponenti, grandiosi, ma omologati in tutto il pianeta, nel sound e nelle line up (ci sono certi nomi che i promoter potrebbero semplicemente copiare e incollare da un evento all’altro). Con il solito imperativo: dance. Una danceploitation, appunto. Peraltro, da italiano posso dire che tutta questa cassa in 4/4 in radio e in tv mi ricorda i tempi della dance anni ’90, quando nel nostro Paese nove pezzi su dieci nelle classifiche erano tracce dance, prodotte in larga parte in Italia, esportate in tutta Europa e puntualmente denigrate (la famigerata “commerciale”).

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Durerà? Nonostante i numeri impressionanti raggiunti, e il trend sicuramente positivo di cui beneficia tutto il nostro settore, dai club ai dj agli addetti ai lavori, ogni moda e tendenza ha i suoi momenti di ascesa, di picco e di discesa. L’appiattimento di suoni e soluzioni sonore e compositive di cui parlavo sopra, e la noi nell’ascoltare troppi brani identici tra loro, mi fa pensare all’inizio della fase discendente del fenomeno. Inoltre, nuovi suoni, ad esempio tutta l’ondata house made in UK (Disclosure, Duke Dumont, Clean Bandit), incalzano, anche nelle radio e nelle chart.
Riprendendo le redini della notizia da cui questo articolo è partito, e assumendo Avicii a paradigma del mondo EDM di esteemo successo (e di estrema danceploitation): saranno i super ospiti a permettere alla star svedese di confermare il suo successo? O sarà una sarabanda di personaggi pronti a sfruttare la corrente e a saltare sul carro del vincitore? Il disco sarà una hit se, oltre ai carichi pesanti, Avicii riuscirà a rinnovare il suo suono e a dimostrarsi un produttore valido e concreto. Glielo auguriamo. La dance, in questi ultimi anni, e al di là delle luci e ombre che ho raccontato qui, è stata il terreno più fertile per le innovazioni e le rivoluzioni della musica, da più lati (basti pensare a Diplo, Switch, Hudson Mohwake, Daft Punk, Disclosure). Sarebbe fantastico riuscire a sentire, da parte di un produttore venerato da tutti i dirigenti della discografia mondiale, un disco che sappia stupire nuovamente noi amanti della musica da ballo e dintorni. Le scommesse sono aperte. Staremo a sentire!

https://www.youtube.com/watch?v=e_6j2A630_Q

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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