Martedì 23 Aprile 2019
Interviste

Alessandra Roncone, le tappe bruciate e la trance che (non) va

Dalle audiocassette a ‘Children’ di Robert Miles, da un fratello con la passione per la produzione e il djing negli anni ‘90 alla cronaca di una ascesa non annunciata. Un’emiliana che ce l’ha fatta e che si è votata totalmente alla trance

Se pensiamo ai gloriosi anni ’90 o all’exploit post-2000, oggi sono relativamente pochi i dj nel mondo che si occupano di trance, quindi sono merce rara. Figuriamoci trovare poi una donna emiliana, caparbia e abile in consolle come in studio, in un genere che ha da sempre ha un’aria e delle figure di riferimento prettamente maschili. È vero, ci sono le varie cantanti che fanno anche le dj, come Cristina Novelli, Nifra, JES, Claudia Cazacu. Ma una in Italia è andata oltre. Come? Bruciando le tappe. Si chiama Alessandra Roncone e in soli sei anni è volata dall’underground alle platee calcate da grandi del settore come Armin van Buuren, Paul van Dyk, Cosmic Gate e compagnia. Sul planisfero ha messo le bandierine su esotici territori come Thailandia e Cina collaborando con astri come Talla 2XLC, Darren Porter e Allen Watts e venendo supportata da giganti della discografia come ASOT, WAO138 e Future Sound Of Egypt. Proprio grazie allo stage marchiato FSOE, ha suonato durante l’ultimo Tomorrowland.

La amano Aly & Fila, Sean Tyas, Giuseppe Ottaviani, Ferry Tayle, l’adorano Standerwick, The Thrillseekers, Ram e molti altri. Per essere brava, è brava. La sua forza sta nella costanza, qualità rara in coloro che si avvicinano a questo mondo fatto di festival, club, hotel, consolle e pubblico in delirio.

 

Da quello che si vede di te sul web, sei una globetrotter che si è scrollata dalle spalle l’immagine di una mamma emiliana tutta look e tortellini. Non è così?
Abito in provincia di Bologna, e, sì, sono anche mamma. Prima di fare la dj ho sempre lavorato come impiegata in ufficio in amministrazione e contabilità. Ma avendo sempre avuto la predilezione per i lavori artistici, la vita di ufficio mi stava un po’ soffocando. E ho fatto il grande passo.

Come gestisci la famiglia compatibilmente con i tuoi impegni professionali?
Sono una mamma single, quindi da gestire ho solo il mio… bambino che adesso ha 12 anni. Posso dire di essere fortunatissima ad avere un figlio come lui, in quanto fin da piccolo ha sempre dimostrato una forte passione per la musica. Mio figlio ha sempre sentito e condiviso la mia passione, senza mai farmi sentire in colpa nel caso fossi stata lontana da casa per studiare produzione o per suonare. Mio figlio è il mio fan numero uno. A scuola, ma anche a scuola di musica, ci va con le mie magliette e regala i miei braccialetti ai suoi amici facendo ascoltare i miei brani. Quando sono via, e dopo aver perso suo papà nel 2011 (sono ritornata a vivere con mia mamma), resta sempre a casa nostra, dove viviamo insieme, a meno che non chieda di andare a dormire da cugini o da amici. Anche in questo, sono fortunata perché ho una mamma fantastica alla quale lui è legatissimo, e tante mamme e papà mi appoggiano. Quando capita di essere a casa, invito da noi i suoi amici. In settimana mi vede dalla mattina quando si alza a quando torna da scuola, fino a sera. Mi ha sempre dato coraggio nel continuare il mio viaggio nella musica, che sa che amo. Tutto l’entusiasmo che metto in quello che faccio, è in gran parte merito suo.

Come è stata la tua esperienza al Tomorrowland?
Molto bella, intensa. Mi ha dato la motivazione per fare nuove produzioni. Aver suonato lo scorso luglio a Boom per me è stato un sogno, sono stata fiera di essere stata parte della bandiera tricolore nel Festival più grande d’Europa. Sognavo di andarci dal 2006 come curiosa, tra il pubblico, quando tutto era ancora molto trance, ma non c’è stato niente da fare. Invece…

Quanta contaminazione integri nel processo di produzione?
Lavoro in studio ogni giorno, inizio progetti quasi sempre di una trance uplifting molto carica, poi quelli che mi piacciono di più li completo. Ho un sacco di progetti non finiti. Mi piace molto sperimentare cose nuove. Il mio cuore è ancora molto old skool e hard trance e cerco di abbinare questo mood a nuovi sound, sperimentando ogni volta. Salvo impegni familiari, passo la maggior parte del tempo in studio, non solo a produrre ma anche a rispondere a mail, ascoltare le promo che mandano le label, aggiornare i social e preparare ‘Forza’, il mio live set mensile. Stavo pensando anche di organizzare una… ‘Forza Night’, una serata tutta mia, ma all’estero, in Italia dal nulla e da sola sarebbe più difficile.

 


Hai pronte nuove tracce per la prossima primavera?
Per ora ho un remix e un inedito per Future Sounds Of Egypt, poi un’altra traccia su Grotesque. Ma ho già pronti altri quattro pezzi da mandare come demo a varie label, aspetto solo di essere sicura per non doverle più ritoccare.

Come pensi stia cambiando il mercato?
Il mercato è cambiato moltissimo rispetto agli anni Novanta, ma purtroppo in peggio. Le discoteche si sono decimate, la gente che va a ballare pure. Con la produzione non si campa più. Si guadagna suonando. Non come una volta, ma si guadagna sicuramente di più che facendo musica. Tuttavia, per suonare bisogna avere produzioni proprie. Se un tempo il produttore firmava con una casa discografica per incidere le sue tracce su vinile, chi suonava era costretto a comprarli, era diverso. Le hit erano tali per anni; ora col digitale si compra una copia a due euro e il giorno dopo te la ritrovi online. Hai l’emozione di vedere la tua traccia nella Top 5 su Beatport, addirittura prima in classifica, ma tanto sai che dopo una settimana ci saranno altre centinaia di tracce che rimescoleranno il mazzo. Quindi, di aspetti positivi nel mercato in questo decennio, ce ne sono pochi. È dura.

Come pensi si possa emergere al giorno d’oggi?
Oggi purtroppo emergere non è facile. I tempi sono cambiati. Ci sono un sacco di generi e sottogeneri con tantissimi upcomer producer, quindi, al contrario dei pionieri trance, che ormai il nome ce l’hanno da anni, farsene uno è davvero dura. C’è una grande concorrenza e il mercato è cambiato tantissimo, soprattutto nel mio genere.

Hai amici preziosi ai quali puoi chiedere consigli?
Sì e tutti mi vengono in aiuto volentieri. Per ora riesco ancora a gestirmi da sola anche se le cose da fare sono davvero tante. Sicuramente un domani, se aumenterò il ritmo, mi affiderò volentieri a un professionista.

 

In che ramo della trance sei specializzata? In che sottogenere?
Le mie produzioni sono quasi tutte uplifting, tra i 136 e i 140 bpm, e molto melodiche. Per me la melodia è molto importante nella trance, perché è proprio il motivo principale per cui la gente la segue e ne è innamorata. La trance emoziona, fa sognare: lo dico sempre, la trance è un antidepressivo naturale e potentissimo. L’importante poi per me è il ritmo e la melodia che ti acchiappano. Adoro anche la tech trance e la psy trance. La psy trance va molto di moda negli ultimi anni anche qui in Italia e questa è una cosa abbastanza strana non essendo commerciale come tutti gli altri generi proposti dai locali. Anche nella psytrance c’è un mondo, un sacco di sottogeneri e di stili. È apprezzata per la sua perfezione, la sua potenza e la sua semplicità: la psy trance è moderna, molto complessa, articolata, ricca di suoni.

Cosa pensi del clubbing del giorno d’oggi? Dopo le discoteche anche i festival potrebbero implodere nella loro bolla?
Dipende se si parla di club italiani o stranieri. C’è una grande differenza, soprattutto a livello di organizzazione e per la cura delle serate. 
Se parliamo del clubbing italiano purtroppo è quasi tutto morto. Sono rimasti davvero pochi club leggendari che hanno davvero fatto la storia musicale. Il 90 per cento di quelle favolose discoteche che avevamo sono state abbandonate a se stesse, lasciate al degrado, alcune sono diventate dei supermercati. Mi viene sempre tanta rabbia e tristezza al solo pensarci. Per quanto riguarda i festival il discorso è diverso perché ci sono sempre tantissimi artisti, tra cui i più quotati, e spero proprio che non saltino per aria anche quelli.

 

La trance non è il genere più seguito in assoluto: perché?
La trance era davvero grande fino al 2010 in tutto il mondo, Italia compresa. Poi ho visto molte cose cambiare. Non so se sia cambiata molto a livello di sound o di altro, probabilmente è stata penalizzata dall’arrivo di moltissimi nuovi generi e sottogeneri, in particolare dall’EDM dei festival. Da noi non è stata più sostenuta dalle radio. Eppure in Paesi come Cina, Australia, Thailandia, Argentina, USA ha buona vita.

Faresti il percorso totalitarista di Tiësto (quasi seguito in più occasioni da Armin van Buuren), ossia partire dalla trance infilandoti nel bel mezzo del music business con il genere che più funziona, dalla big room alla future house alla trap e al pop più esplicito?
Onestamente faccio trance proprio perché la amo. Seguirei il business solo se fosse legato a della musica che mi piace, come la techno, la progressive o la psy trance. Non mi vedo sicuramente a suonare trap o big room ovvero EDM da festival.

La community trance tra tantissime altre ha spopolato sino alla nascita dell’EDM dei festival: poi cosa è successo?
Appunto. Ritengo che l’arrivo dell’EDM nei festival sia stata una grossa causa per la discesa della trance. Il perché e il percome ancora non me lo spiego.

Il settore trance è ancora pesantemente “vanbuurencentrico”, ossia pesantemente influenzato dal dj olandese?
Mi sono ispirata ad Armin per tanti anni, soprattutto da quando Tiësto è uscito dalla scena trance; credo sia sicuramente ancora il re della trance. Ma andando sullo specifico del genere, proprio Armin sta spaziando in tantissime produzioni, molto diverse da quello che lo ha caratterizzato in passato. Felici o delusi, ha comunque ancora un sacco di fan. Armin ha fatto la storia. Resta una leggenda.


Perché molti dj techno inseriscono tracce trance old skool neli loro dj set? Il riferimento è a Nina Kraviz, Sven Väth, Amelie Lens e tanti altri?

Come si dice nella musica, old is gold. Certi dischi sono immortali e sempre attuali. Soprattutto poi per la gente adulta, risentire dal vivo al giorno d’oggi una traccia di un ventennio fa non solo è un’esplosione di ricordi, è di più, è la bomba, la hit che esplode nella serata.

Ti sei specializzata in musica trance: non pensi che questo genere difficilmente potrà diventare popolare come è accaduto a tanti altri generi?
Al momento è davvero dura. Spero possa tornare grande come un tempo.

Cosa non permette alla trance di entrare nel pop, oggi? In passato con York, ATB, Alice DJ si è parlato di pop trance. Il genere si è relegato a un ambito più club e integralista?
Vorrei poter avere una risposta a questa domanda in quanto me lo chiedo spesso anch’io. Non so se il blocco parte dalla gente che ascolta o da chi propone. Se qualcuno ha spiegazioni a riguardo, è pregato di contattarmi e di espormi le proprie idee.

I tour sono sempre più estenuanti: come resistere?
Andare in tour è bellissimo e appagante, soprattutto quando arriva il momento in cui suoni davanti ai tuoi fan. Ci si diverte moltissimo, però è vero, è anche molto stressante. A parte i viaggi, sempre stancanti il più delle volte, perché non si dorme fino alla domenica, sera quando si ritorna a casa, tutto è fantastico. Nei viaggi lunghi non sempre si ha tempo di fermarsi a visitare i luoghi che ti ospitano, vuoi solo semplicemente riposare e preparare il set. Il ritorno a casa invece è la solita routine, lo studio, la produzione, la burocrazia, i problemi personali. Non è tutto rose e fiori.


Come curi i rapporti con fan? Solo attraverso i social network?
Tempo permettendo, cerco sempre di interagire con i fan. Attraverso i social soprattutto ma anche durante le serate. Non mi nego mai per fare due chiacchiere o per fare qualche foto, perché essendo stata per tantissimi anni dall’altra parte, tra gli spettatori, tra il pubblico, so bene cosa significhi e quanto sia importante per un fan poter interagire, anche solo per poco, con il dj che ama.

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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