Lunedì 18 Marzo 2019
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Le origini di Alesso nel nuovo EP

Il producer svedese pubblica 'PROGRESSO VOLUME 1', la sua prima uscita del 2019. Tre tracce con cui ricorda il suo passato senza scadere nel pericolo dell'operazione nostalgia

Foto by Rukes

Chi si ostina a sostenere che Alesso sia ancora uno dei produttori più influenti in circolazione, semplicemente non vuole affrontare la realtà dei fatti. Chi, invece, afferma che Alesso è uno dei produttori e dj che più hanno lasciato un segno nella storia recente della musica elettronica, dice una cosa molto sensata. Alessandro Lindblad, ex ragazzo prodigio arrivato al successo grazie a un talento eccezionale e, secondo un aneddoto diventato leggenda, grazie alla sfacciataggine di aver sfruttato il papà di Ingrosso per recapitare un CD con le sue demo direttamente a un membro della Swedish House Mafia, è uno dei nomi iconici della progressive house da main stage. Come la stragrande maggioranza dei suoi colleghi sbocciati nell’era della big room, però, una volta “scoppiata” la bolla ha avuto non poche difficoltà a rimanere sulla cresta dell’onda.

Tropical house, bass house, swedish house, pop. Diciamocelo, le ha provate un po’ tutte senza riuscire, purtroppo, a replicare il successo strabiliante di ‘Calling’, ‘If I Lose Myself’ o ‘Heroes’, solo per citare alcune delle sue migliori hit. Nonostante questo il suo seguito è rimasto abbastanza costante grazie soprattutto alla sua fitta lista di date in giro per il mondo e alla creazione di uno show davvero spettacolare che fa ricorso, senza badare a spese, al meglio della tecnologia odierna in fatto di luci ed effetti speciali. Il 2019, per Alesso, si apre con un parziale ritorno alle origini: ‘PROGRESSO EP’, uscito venerdì scorso, già a partire dal nome ricorda, ma sempre a debita distanza, le prime fasi della carriera del produttore svedese di origini italiane. Le tre tracce sono una gradita sorpresa che lascia soddisfatti sia i nostalgici che i nuovi ascoltatori senza cadere nel pericolo di un “già sentito” fuori tempo massimo. La title track si apre con una progressione di synth a là Eric Prydz che si fondono armoniosamente con l’identità sonora del primissimo Alesso andando a creare un ibrido tra progressive house e swedish house più groovy. Se ‘CONFESSION’ è la più underground e scura del terzetto, ‘TIME’ si rivela un gradevole take radio friendly adatto come colonna sonora per viaggiare.

Un bel colpo per Alesso, quindi. E, visto che questo EP è uscito guarda caso proprio a ridosso della sua performance a Ultra Miami, diventa anche un ottimo modo per lanciare la volata al suo 2019. 

 

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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