Domenica 25 Agosto 2019
Clubbing

Caro Alesso, il pop ti sta facendo perdere la bussola

 

 

Sono giorni in cui parlo di pop e non-pop. Il nodo cruciale dell’EDM attualmente però passa da questa sliding door, c’è poco da fare. Addirittura The Chainsmokers sono arrivati a farsi definire dal Los Angeles Times come “le più grosse popstar d’America” dopo essere arrivati al grande pubblico con canzoni come ‘Selfie’, che pop non è di natura, ma lo è diventata.

Ed è proprio qui intorno che si snoda il fulcro della la mia riflessione. Al pop (inteso come popolare) ci si può arrivare in almeno due modi: o si abbraccia lo stile che va di moda, oppure si rende il proprio stile personale, sperando di risultare gradevole alla massa, ed è lì sì che ci si differenzia. Ma perché un approfondimento su Alesso in questo contesto?

 

 

Il produttore svedese era il simbolo perfetto del secondo esempio che ho fatto. Ricordiamo tutti benissimo canzoni come ‘Calling’, insieme a Sebastian Ingrosso, ‘Years’, il remix di ‘If I Lose Myself’, quello di ‘Pressure’ e mille altre canzoni. Sono stati tutti brani che hanno contribuito a creare l’immaginario collettivo di EDM che abbiamo adesso, che hanno eretto uno stile a fenomeno culturale e sociale di massa dalle dimensioni incalcolabili. Ce ne sono alcune poi, come la prima che ho citato, che ancora oggi continuano a mandare in estasi il pubblico già alle prime note.

Ma tra il 2015 ed il 2016 qualcosa pare incepparsi. Lo stile di Alesso comincia a diventare sempre meno personale. L’album ‘Forever’ piace, ma molte canzoni presentate come IDs appaiono peggiorate nella raccolta, e da ‘I Wanna Know’ si capisce chiaramente che qualcosa è cambiato completamente. Si ha come l’impressione che dal secondo caso, Alesso sia passato al primo. Dall’emergere con il suo stile a diventare una goccia nell’oceano radiofonico. E alla prossima uscita ‘Falling’, in programma il 3 febbraio, il pubblico sta già reagendo abbastanza male.

 

 

Sia chiaro, i numeri ci sono, e pagano sempre bene. Quest’anno, il secondo di fila, lo svedese chiuderà il mainstage di Tomorrowland, e non è poco. Gli streaming vanno bene, i passaggi radiofonici anche. Ma il pubblico?

Sui social il malcontento dei suoi fan più accaniti comincia a farsi sentire sempre di più, nei live anche. La differenza è sostanziale. Durante i suoi set vengono spesso inquadrate persone che non riescono a contenere l’emozione. Ma questo succede con le canzoni del passato. Con le ultime il pubblico è scarico, ma non perché non senta la cassa. È l’emozione che manca. Dopo il climax avuto all’Ultra Music Festival 2015 è cominciata la discesa, e da performance assolutamente uniche, lo svedese ha cominciato a mischiarsi sempre di più alla massa dei producer che inseguono costantemente ciò che sembra funzionare.

Alesso è passato dall’emozionare con la sua musica, a sperare che il cantante emozioni, facendo il compitino nella produzione. E se nei suoi set, anche nel 2017, le parti centrali sono quelle formate dalle canzoni di tre, quattro, cinque anni fa, un motivo ci sarà, no?

 

 

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