Domenica 13 Ottobre 2019
Interviste

Alex Kennon: “Questo è ciò che ci meritiamo”

L'incontro con il dj producer italiano di stanza ad Ibiza ci fa scoprire alcuni dei segreti della sua carriera, dei suoi progetti futuri e delle novità in studio al fianco dei giganti della scena

A poche ore dalla sua esibizione per il Closing Party dell’OFF Sonár, abbiamo avuto il piacere di intervistare uno degli italiani emergenti nel panorama internazionale. In questi casi si dice one to watch e Alex Kennon rientra a pieno titolo in questa lista.

 

Iniziamo parlando del futuro prossimo. Un’estate densa di impegni per te, tra Ibiza – dove vivi – e diverse capitali europee e internazionali.
Si, questa stagione è ricca di appuntamenti importanti che sono il frutto di un lavoro iniziato diversi anni fa che sta dando i suoi risultati. Oltre all’esibizione per Carl Cox durante il closing party dell’OFF Sonár ci saranno altri eventi tra cui Dystopia all’Ushuaïa Ibiza, Dance Or Die assieme a Nic Fanciulli e molti altri, Karkle in Lituania, Abracadabra progetto di Blond:ish a Mykonos, ADE sempre assieme a Carl Cox per Awakenings. Non c’é molto tempo per riposare (ride n.d.r).

Nella tua tranquillità ‘campestre’ ad Ibiza però continua anche il lavoro in studio?
Dopo l’uscita di ‘I Can’t Get You’ su Saved, label di Nic Fanciulli, sono tornato in studio a lavorare per un progetto molto importante. Si tratta di un’uscita top secret che mi ha permesso di lavorare su un brano che mi é sempre piaciuto molto. Per il momento non svelo niente anche un po’ per scaramanzia ma spero vi piaccia molto il risultato finale.

Last but not least: sei nuovamente candidato al Dj Award dopo la tua vittoria, quest’anno come breakthrough artist in collaborazione con Beatport.
L’anno scorso ho vinto il mio personale frammento di kriptonite e spero di riconfermarmi anche quest’anno. Due vittorie consecutive sarebbero una soddisfazione immensa ma non è facile. Avere un riconoscimento di questo tipo dopo aver svolto una lunga gavetta sull’isola e in giro per clubs in Europa era un obiettivo che non avrei sperato di raggiungere se me lo avessi chiesto quando tutto é iniziato per me.

 

E quando tutto ha avuto inizio?
Beh, giovanissimo mi sono reso conto che volevo intraprendere questo percorso e allo stesso tempo diventare completamente indipendente. Quindi con una buona dose di incoscienza giovanile e tanta voglia di mettermi in gioco sono venuto a vivere ad Ibiza stranamente nella stagione invernale. Avevo un conoscente che aveva appena finito la stagione ed inizialmente l’ho seguito per capire la vita dell’Isla. È stato tutto molto naturale ed è nata la proposta di una mia residency al Pacha di Ibiza dopo due anni trascorsi al Privilege, un progetto durato per diverso tempo che mi ha aiutato molto permettendomi successivamente di iniziare ad avere delle chance anche all’estero. Ora ho trovato il mio perfetto equilibrio. Vivo in un posto che per 6 mesi all’anno è l’epicentro del mondo che amo ma vivo nella mia casa in campagna dove posso connettermi con la natura, dettare il ritmo della mia vita e trovare la tranquillità necessaria per l’ispirazione.

A proposito di indipendenza. Ti sei emancipato molto presto per seguire quella che sentivi essere la tua strada. Ma hai qualche ricordo musicale legato alla tua famiglia e a ciò che hai lasciato?
Ricordo di quando ero molto piccolo e mio padre tornava a casa con qualche vinile nuovo. Lavorava in aeronautica militare e spesso portava rarità di importazione. Avevamo in casa un soundsystem pazzesco e ci si è sempre dedicato con grande attenzione. Metteva molta della musica che mi ha davvero influenzato, spesso a volume esagerato. Ci sedevamo e ci gustavamo la pulizia e la potenza di suono dell’impianto. Puntualmente una signora che viveva qualche piano sopra veniva a bussare. La cosa buffa era che tutti gli altri vicini non ci hanno mai detto niente e lei che non era nemmeno direttamente sopra o sotto di noi arrivava sempre. Mi sono chiesto per anni se avesse un udito speciale ma alcune domande è bello lasciarle senza risposta.

“Ricordo di quando ero molto piccolo e mio padre tornava a casa con qualche vinile nuovo. Lavorava in aeronautica militare e spesso portava rarità di importazione.”

Da “italiano in terra straniera” come vedi la scena qui in Italia?
Sicuramente nel corso degli ultimi anni si sono affermati generi tradizionalmente meno legati ad un certo tipo di club, per esempio il reggaeton. Ho visto molti club inserire una serata di questo tipo nella loro programmazione anche a scapito di serate dedicate storicamente ai generi più vicini a noi. Capisco che il periodo storico sia economicamente difficile e che i promoter abbiano necessità di andare a colpo sicuro. Spero che passi il prima possibile e non ti nascondo che anche ad Ibiza sta succedendo un fenomeno di questo tipo. Certo, qui ci sono i baluardi che hanno ancora un grande e meritato successo, però nemmeno l’isola è stata immune da questo effetto. Diciamo che un certo tipo di logica o ragionamento è strettamente vincolata al guadagno quindi è un’arma a doppio taglio. Dall’altro lato in Italia vedo realtà come il Kappa FuturFestival che finalmente ci danno una dimensione internazionale a 360 gradi. Gli artisti bramano di poterci suonare, i promoter fanno carte false per esserci ed in generale si parla con un’attenzione positiva nei confronti dell’Italia, e questo è ciò che meritiamo.

 

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