Lunedì 23 Settembre 2019
Interviste

Alison Wonderland: “con la musica ho curato la depressione”

Ho raggiunto Alison Wonderland, tra i nomi femminili più in vista nel panorama dance pop, per parlare insieme di alcune tematiche sensibili, oltre ai suoi ultimi progetti musicali. Ci siamo riusciti solo in parte.

Era da tempo che volevo trovare un attimo per fare due chiacchiere con Alison Wonderland. La dj producer australiana, il cui nome di battesimo è Alexandra Sholler, si è fatta notare nel 2015 con un ottimo album di debutto, ‘Run‘, che l’ha subito inserita nella costellazione delle female dj da tenere d’occhio, e che anche noi vi abbiamo segnalato prontamente. Nel 2017 Alison è stata nominata ‘New Artist of the Year’ agli Electronic Music Awards di Los Angeles. Dunque, il 6 aprile dell’anno scorso è uscito il suo ultimo album, ‘Awake’, una raccolta musicale un po’ synth pop un po’ bass di cui vi abbiamo parlato al tempo e che ci è sicuramente piaciuta. Aldilà degli aspetti tecnici dell’opera, ‘Awake’ ha avuto particolare rilevanza nel panorama dance americano per le tematiche trattate, ovvero quelle della depressione, dell’ansia, dell’autostima e anche del suicidio. Le interviste che hanno preceduto l’uscita dell’LP si sono caratterizzate per una notevole apertura di Alexandra nel parlare di alcune complicazioni sentimentali che ne hanno minato la sanità mentale e creativa, portandola in una fase di confusione che l’ha abbandonata alla dipendenza da farmaci e, in un episodio da lei stessa raccontato con grande coraggio, al tentato suicidio. ‘Awake’ è stato il suo percorso di rinascita, una presa di posizione nei confronti delle paure e delle paranoie che, in misura più o meno grande, affliggono tutti noi. L’occasione di un nuovo brano in uscita, ovvero ‘Lost My Mind’, la sua ultima collaborazione con Dillon Francis, mi è sembrato il giusto pretesto per approcciarmi ad Alexandra. La traccia, disponibile dal 25 gennaio via IDGAFOS (etichetta di Dillon Francis) è una bomba trap accompagnata dalla voce di Alison Wonderland e dal sound del Dillon Francis “di ieri”, in quanto da tempo ci aveva abituati a progetti più aderenti all’ambito reggaeton e che qui riscopre le sue originarie sonorità. Ma aldilà di questo, è di salute mentale che avrei voluto parlare.

       
Il coraggio con cui ha affrontato determinate tematiche nelle sue video-interviste del 2018 – su tutte questa con Matt Medved – ritenevo potesse essere una fonte d’importante ispirazione non solo per i suoi giovani ascoltatori, ma per tutta la scena dj attuale. Bisogna parlare di più. Usare l’influenza che nasce da centinaia di migliaia di followers in qualcosa di più della promo dei propri dischi e delle feste in cui si suona. Questo distingue una vera star da un artista in hype, oltre ovviamente alla musica. Tuttavia, nei momenti in cui avrei voluto leggere il suo pensiero su argomenti sensibili come l’hating nei social media e il consumo di droghe dei giovanissimi (il pubblico dei festival elettronici è primo consumatore nella classifica della maggior parte delle droghe sintetiche) non ho avuto risposte. Così come nel caso della polemica sulla discriminazione sessuale nell’industria dance: un problema che, come ho già detto, reputo oggettivamente superato. Un’occasione persa, senza dubbio. Che va a confermare ciò che andavo a chiederle: è vero che i dj non si esprimono abbastanza su tematiche sensibili? A quanto pare sì. Spero di essere presto smentito da qualcun altro. 

  
Come nasce la tua collaborazione con Dillon Francis? 

È stato tutto molto divertente! Ci siamo conosciuti durante i Mondiali di calcio. Abbiamo scoperto di essere entrambi di origine croata e la Croazia è andata molto bene nel torneo. Quindi abbiamo fatto una scommessa che Dillon ha postato su Twitter: se la Croazia avesse vinto i Mondiali, avremmo collaborato per una traccia dalle sonorità happy; altrimenti, sarebbe stata una collaborazione dai toni più cupi. Appena la Croazia è stata eliminata, ci siamo subito messi al lavoro, come i fan tra l’altro si aspettavano. Quando ci si mette in studio insieme, così di punto in bianco, può capitare di non trovare alchimia creativa e finire con non pubblicare nulla. Tra noi invece è stato facilissimo, e ci siamo fatti un sacco di risate. 

Parliamo del tuo ultimo album ‘Awake’, che ha avuto un ottimo responso dal pubblico. Anche grazie al forte messaggio che hai voluto dare. 

L’album si chiama ‘Awake’ (‘Svegliati’) perchè descrive a pieno il periodo che ho vissuto a livello personale. Mi sono risvegliata da una fase molto negativa della mia vita e ho improvvisamente realizzato tante cose. Mentre lavoravo all’album, ho affrontato grandi cambiamenti e sono riuscita a superare alcuni ostacoli cruciali. Ho ritrovato stima in me stessa.


  
Immagino il lavoro creativo sull’album abbia giocato un ruolo fondamentale in questo.

Assolutamente sì. Fare musica è una terapia a basso costo per liberarci delle nostre gabbie mentali, e così è stato per me. Ogni volta che esco dallo studio con un brano finito mi sento purificata. È come se ritornassi in possesso dei miei sentimenti. La musica ti aiuta ad affrontare i tuoi demoni e a saperli gestire mentalmente. 

In ‘Church’ cantavi di una relazione tossica, in cui il tuo partner non sapeva valorizzarti ma anzi, ti buttava giù. Riscoprire la stima in noi stessi, affrontare i nostri demoni. Come si fa, aldilà della musica?

Onestamente? Staccandoci dal telefono. Guardatevi intorno, distinguete i veri amici dai falsi, investite in passioni in cui siete voi a credere, non chi vi sta intorno. Nessuno deve dirvi cosa dovreste amare. E smettiamola di paragonarci sempre agli altri. 

Oltre a te, tanti artisti nel 2018 hanno deciso di aprirsi e parlare dei propri problemi personali. Il caso Avicii ha mostrato al mondo quel che da tempo si sapeva ma che non veniva detto abbastanza. La vita di un musicista sotto i riflettori non è solo divertimento e feste. Da qui, il tema della salute mentale degli artisti è divenuto centrale. Che cosa è bene sottolineare, in primis? 

Che non è strano avere ansia, o cadere nella depressione. Più se ne parla, meno ostacoli ci saranno nel comunicare con la massima sincerità. Non dovremmo aver paura di confessare i nostri sentimenti ad amici e parenti. Non è qualcosa di cui vergognarsi, io ad esempio ho scritto tante canzoni su questo e ormai ne parlo liberamente. Aprirsi permette di farci aiutare. 

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando le playlist di Spotify.

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