Sabato 04 Dicembre 2021
Festival

Amsterdam Dance Event: back to life

Nell’edizione più difficile e più last minute della sua storia, l’ADE ha saputo radunare il meglio dell’elettronica mondiale

Foto di Marco Scheurink

In forse sino all’ultimo, causa disposizioni governative assai contrarie ad assembramenti indoor, a maggior ragione se connessi a club e festival, l’Amsterdam Dance Event 2021 si è svolto a… tre quarti di velocità, o se vogliamo al 50% delle sue effettive potenzialità, ma per essere stata un’edizione condizionata da diverse restrizioni – in primis il coprifuoco rigorosissimo a mezzanotte in punto – l’ADE non sarebbe potuto andare meglio. 350 eventi in circa 150 location, organizzati di fatto in poco più di due settimane, non sono certamente un cattivo risultato, anzi. Un ottimo modo di ripartire e guardare avanti, con lo sguardo già rivolto verso la prossima edizione, le cui date sono state appena annunciate: il prossimo ADE si svolgerà da mercoledì 19 a domenica 23 ottobre 2022.  Causa il succitato coprifuoco che a mezzanotte in punto obbligava ogni attività ad essere chiusa, risulta difficile quest’anno dividere l’ADE nelle due canoniche parti, by day e by night. Non resta che affidarci ad una serie di considerazioni generali, cercando di raccontare quanto di più valido DJ Mag Italia abbia visto e sentito ad Amsterdam.

 

Nuove prospettive per la ripartenza
Il programma dei panel e dei talk è stato quantitativamente ridotto, ma non sono certo mancati spunti di riflessione rilevanti: in particolare grazie ad ADE Business Hangout, una sorta di think-tank dove gli addetti ai lavori potevano scambiarsi idee, progetti, prospettive, con particolare attenzione per la scoperta o il consolidamento di nuovi mercati, questi ultimi da inquadrarsi guardando rigorosamente al Medio e all’Estremo Oriente. Massima attenzione anche per argomenti sempre più al centro del dibattito, quali sostenibilità, intelligenza artificiale e parità di genere, argomento quest’ultimo portato alla ribalta grazie all’appuntamento intitolato He.She.They, la cui filosofia punta a creare spazi di condivisione senza alcun pregiudizio, dove ognuno possa essere sé stesso ed esprimersi come meglio desidera, con la garanzia di trovarsi in un contesto dove non si riscontri alcun tipo di intolleranza. Utopia? Vale la pena provarci, senza però cadere in eccessi retorici.

 

Five Music from Dubai
A proposito di nuovi mercati, durante l’Amsterdam Dance Event è stato possibile incontrare gli altri vertici di FIVE Hotels and Resorts di Dubai, in particolare il CEO Aloki Batra: FIVE è un complesso da mille e una notte, ubicato lungo una spiaggia dell’arcipelago artificiale di Palm Jumeirah, presente con il suo brand anche a Zurigo. Una struttura che ha capito più di molti altri come festival, club, top dj e produzioni discografiche possano essere un volano formidabile per il proprio brand e per attrarre il turismo musicale da ogni parte del mondo. A FIVE fanno riferimento il festival LUVYA, che ha avuto in line up Dimitri Vegas and Like Mike, Lost Frequencies, Craig David, Eli & Fur e Disciples e la neonata etichetta discografica FIVE Music, che ha debuttato con ‘Oh My My’ di Burek Yeter.

 

“FIVE ha ospiti e clienti da tutto il mondo e credo che niente meglio della musica possa unire pubblico di generazioni e provenienze diverse – ha spiegato Aloki Batra durante un’intervista con DJ Mag Italia – Con l’etichetta discografica vogliamo dare un saggio del nostro sound e fornire un segnale di come la musica per noi sia un asset fondamentale. FIVE è stato aperto nel 2017 e a fine 2019 abbiamo organizzato il festival LUVYA; niente sa creare nuove amicizie e connessioni come un festival. Abbiamo contatti con i migliori dj e producer di ogni nazionalità ed una sorta di sound globale che nell’universo FIVE trova un terreno davvero fertile. Dubai diventerà una delle prossime capitali della musica elettronica? Credo proprio di sì: daremo il nostro contributo per recuperare il tempo perso a causa della pandemia”.  

 

Attenzione al metaverso
Altro argomento sugli scudi è stato il cosiddetto metaverso, dove mondo reale e virtuale sono sempre più destinati ad incontrarsi e ad interagire, con scenari imminenti che non potranno non incidere sull’industria musicale: nessuno in questo momento ha la bacchetta magica per sapere che cosa ci prospetterà il futuro, di sicuro vincerà come sempre chi saprà sostanziare le proprie visioni, o meglio ancora chi saprà dare all’utenza quello che ancora non sa di desiderare, prendendosi i doverosi margini di rischio. Chi avrebbe potuto essere sicuro al 100% che l’iPod (tra parentesi, buon anniversario) avrebbe stravolto le abitudini dell’utenza musicale? Chi avrebbe scommesso sui flop del cinema e della tv in 3D? Di sicuro vincerà chi avrà saputo utilizzare questo anno e mezzo di pausa forzata per reinventarsi e non per rosicare: con questi presupposti, si sarà pronti a dominare i mercati nei lustri a venire.

 

Festival e serate: soltanto l’imbarazzo della scelta
Fittissimo e assai compresso il programma dei festival in programma durante l’Amsterdam Dance Event, con gli organizzatori costretti ad organizzare tutto quanto in pochi giorni ma senza rinunciare a nessuno dei grandi player del settore, siano dj o brand. Afterlife, Audio Obscura, A State Of Trance, Awakenings, Circoloco, DGTL, elrow e Secret Project sono soltanto alcuni degli appuntamenti più importanti che si sono tenuti durante l’ADE, dove come sempre uno dei momenti clou si è verificato con la cerimonia la DJ MAG Top 100 Djs con il relativo massiccio raduno di tutti gli addetti ai lavori presenti ad Amsterdam in quei giorni. Davvero difficile scegliere alcuni highlight in un calendario che per magia ha riportato ognuno di noi a quelle che prima della pandemia erano splendide abitudini, ma ad ogni modo proviamoci.

 

Armin van Buuren con ASOT ha confermato il suo status di rockstar, Awakenings ha saputo alternare – con due eventi al giorno – le varie anime della techno grazie a Adam Beyer, Charlotte de Witte, Nina Kraviz e Reinier Zonneveld; DGTL si è distinto per la sua offerta musicale a 360°, grazie alla presenza di Disclosure, KiNK, Kölsch e The Blessed Madonna, così come Secret Project ha saputo ricreare al meglio le atmosfere di un festival vero e proprio grazie a più palchi, ampi spazi dove potersi muovere e i set di Ben Klock & Marcell Dettmann, CamelPhat, Damian Lazarus e Mind Against. Al netto di coprifuoco, obbligo di green pass e capienze limitate, l’Amsterdam Dance Event ci ha fatto davvero sperare che il peggio sia ormai alle spalle; tornare a seguire i propri dj preferiti  – ovunque lo si voglia – sta per tornare una piacevolissima abitudine per tutti noi. La regola, non l’eccezione.

 

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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