Martedì 17 Settembre 2019
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Andrea Oliva: un italiano vero

La stagione ibizenca di Andrea Oliva è iniziata nel migliore dei modi, merito della sua serata Ants, in programma tutti i sabato sera all’Ushuaia, e soprattutto grazie al suo nuovo album, 4313, appena uscito su Objectivity, la label di Dennis Ferrer. Ne abbiamo parlato con il diretto interessato durante l’International Music Summit, svoltosi a Ibiza nei giorni scorsi.

Innanzitutto complimenti per la splendida forma fisica. Nel giro di poco tempo hai perso quasi 15 chili. I tuoi consigli in materia? Sicuramente utili per chi vive nel mondo dell’intrattenimento serale e notturno, con relativi scompensi dovuti agli orari non proprio ortodossi. 

Vita sana, dieta sana. Se si seguono queste due regole elementari poi si lavora e ci si diverte di più. Basta alzarsi un’ora prima del solito, andare a correre, darsi un planning della giornata che tenga nella giusta considerazione l’attività fisica. Mi aiuta di sicuro vivere in Svizzera, tanta natura e tanti spazi all’aperto stimolano a fare sport e a prendersi cura di se stessi. E a tavola basta controllarsi. Credo sia anche una forma di rispetto nei confronti di chi viene alle mie serate: se sto bene in consolle do il meglio di me stesso.

La stessa attitudine la mostri sia nelle serate sia nelle produzioni. Contento del tuo primo album, uscito da pochi giorni e presentato in anteprima proprio a Ibiza?

Mi sento sia molto soddisfatto sia molto eccitato. Felicissimo di essere uscito con la label di Ferrer, un dj che stimo da tantissimi anni. E’ il risultato di un’intera vita, di idee raccolte e maturate negli anni: meccanicamente ci ho messo dodici mesi per realizzarlo, ma davvero è il risultato di tante mie esperienze.

Il filo conduttore del tuo album?

Un album non deve mai essere un’insieme di tracce fini a se stesse ma un percorso, un continuum che rappresenti una sorta di viaggio musicale, che nel mio caso specifico ho accompagnato con un artwork che caratterizza ogni singolo brano. Amo definire la mia musica organica. L’importante è avere un proprio sound, mixato con quello che risulta adatto nelle situazioni più giuste, mantendendo ovviamente la propria linea.

Protagonista a Ibiza ma anche tante date in Italia.

Sono nato in Svizzera, vivo vicino a Basilea ma parlo italiano, mangio italiano, vivo da italiano. Il mio passaporto è italiano. Sono sempre felicissimo di suonare nel paese delle mie origini, e ho sempre detto che il pubblico ed il clubbing nostrani non hanno niente da invidiare a nessuno, a volte ho l’impressione che ci si sottovaluti un po’ troppo. Dal punto di vista di un dj venire a suonare al Cocoricò o al Guendalina rappresenta sempre un’esperienza unica, si torna a casa veramente felici. E gli stessi dj italiani quando suonano all’estero non sono mai secondi a nessuno, senza dimenticare che quando i nostri clubber adottano un deejay, lo portano in cima al mondo, come i napoletani con Maradona. Un approccio che gli inglesi hanno da una vita, per loro i dj sono autentiche bandiere.

Sul numero di giugno di DjMag Italia, la recensione dell’album 4313 di Andrea Oliva.

 

 

 

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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