Domenica 18 Novembre 2018
Festival

Aphex Twin ha portato la luce al buio. In tutti i sensi

Un live strepitoso a Torino. Club TO Club conferma il suo status, con un grande apparato musicale, miglioramenti sulla parte audiovisiva e qualche pecca sugli "extra"

“Perdere ad asso pigliatutto con un baro dilettante non vuol dire non essere in grado di eseguire alla perfezione un bluff ad alti livelli”. Mi viene in mente questa frase da ‘Le Conseguenze dell’Amore’ di Paolo Sorrentino per definire tutto il can can che si è scatenato in questi mesi, da quando Club TO Club ha annunciato Aphex Twin come headliner del festival. Intendiamoci, non c’è nessun bluff intorno al festival e all’operazione – anzi! – ma di sicuro è stato un all-in molto rischioso quello del festival torinese, per continuare con le metafore da giocatori d’azzardo.

 

Club TO Club ha sempre messo in campo delle line up ottime, spesso strepitose, e questo è il vero, grande punto di forza del festival, unito a una capacità comunicativa e imprenditoriale molto forti, tanto da dare un valore aggiunto a un prodotto che per experience, se paragonato ai festival di Serie A mondiali, è ancora in difetto (su questo aspetto ci torniamo su). Quest’anno proprio la line up non offriva nomi clamorosi, rispetto al solito: headliner come Jamie XX e Peggy Gou non sono all’altezza dell’esclusività di C2C. Il primo, coccolato per tutto l’anno dall’organizzazione torinese, è stato in tour in tutto il Sud Italia la scorsa estate; la seconda tra poco ce la troveremo pure nelle patatine. Nomi come Blood Orange e Yves Tumor sono un ottimo riempitivo ma non possono certo essere gli attori protagonisti. Naturalmente, le ragioni di queste scelte sono figlie dell’all-in. Dell’aver puntato tutto su Aphex Twin, artista che gli organizzatori inseguivano da tempo e che è il coronamento di un sogno da parte del festival. Con tutti gli oneri e gli onori del caso: Club TO Club può appuntarsi al petto una medaglia che pochi possono vantare; d’altro canto, una presenza così ingombrante riduce tutto il resto del cartellone al ruolo di comprimari, e riduce un bel po’ il budget per tutto ciò che è extra-Aphex. Una scelta di campo.

 

Ma l’all-in è riuscito. Ed è riuscito alla grandissima. Club TO Club non aveva certo bisogno di Richard D. James per consolidare il proprio status. Negli anni sono passati dal Lingotto Four Tet, Franco Battiato, Thom Yorke, e una miriade di nomi di prestigio e di valore. Però Aphex Twin è un’altra cosa. È il sacro graal. E oltretutto era un po’ rischioso perchè il suo nome è sempre sulla bocca di tutti ma non è “la” garanzia in termini di vendita di biglietti. E nemmeno in termini di show, lunatico com’è. Invece è andato tutto alla grande, Aphex Twin ha portato a Torino uno spettacolo entusiasmante che non si era mai visto. Musicalmente, come c’era da aspettarsi se si conosce un minimo lo stile del Twin, nessuna delle sue hit, nessuna concessione a qualcosa di rassicurante. Invece, un live che ha navigato con favolosa consapevolezza tra momenti onirici, sortite in cassa in quattro quasi deep house (molto più deep che house) e l’inferno che si è scatenato nelle parti più concitate del live. Il tutto sostenuto da un impatto visivo splendido, perfettamente calzante con le evoluzioni musicali di James. Andrea Agnelli e i volti che hanno fatto la storia della città riplasmati sull’iconico ghigno di AFX; il logo che ha fatto capolino qua e là. E soprattutto un’interazione pazzesca con luci e laser, davvero sfruttati come poche volte si è visto in un live (di qualsiasi genere musicale). Tutto ad altissima intensità, con un finale spintissimo che ricorda certe feste patronali, quando i fuochi d’artificio stanno arrivando al termine e vengono sparati a raffica illuminando il cielo di luci e botti. 10 e lode. C2C si è giocato tutto su Aphex Twin e lui ha fatto saltare il banco. Tanto è bastato a rendere la serata memorabile e a meritare il prezzo del biglietto. Se il claim di Club TO Club quest’anno era “la luce al buio”, possiamo proprio dire che Aphex Twin ha illuminato il buio della sala e ha illuminato una line up un po’ sottotono.

 

Per il resto, è necessario tornare a tracciare un bilancio che riprende il punto sulla experience generale di Club TO Club. Che è sicuramente migliorata rispetto al Lingotto di qualche anno fa (il paragone con i tempi in cui cui davvero si svolazzava da un club di Torino all’altro non è fattibile), con un impianto migliore e un palco con luci adeguate, ma che non offre davvero nulla di più di un padiglione allestito in modo basico, con poche possibilità e troppe code al bar per un hamburger. Il Crack Stage assolutamente non all’altezza del Main. Da queste parti facciamo il tifo per tutte le realtà italiane di valore, e C2C è certamente, ovviamente tra queste, di diritto. Ma per essere un festival in grado di competere con i campioni del mondo, pecca ancora di qualche lacuna in termini di comfort, e vista l’intelligenza e le capacità degli organizzatori, sono davvero inspiegabili. Vedere Dj Nigga Fox suonare di fronte al Main Stage alla regia mixer per preparare il cambio palco di Aphex è stato proprio indegno di un festival come questo. Per l’artista e per il pubblico.

 

Al netto di tutto, il bilancio è ovviamente più che positivo, questa sarà l’edizione che verrà ricordata come “il concerto di Aphex Twin” e va bene così. Occhio però a non cadere nella tentazione di trasformare il festival in un “main event + supporters”. Anche perché più di così bisognerebbe puntare ai Daft Punk. Ah, pare che in giro per il Lingotto ci fosse Guy Manuel De Homen Christo. Coincidenze?

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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