Mercoledì 13 Novembre 2019
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Il ritorno di Armand Van Helden e i suoi grandi successi

Un post su Instagram riattiva il profilo dell'artista, fermo da quattro anni. In attesa di scoprire se sono in arrivo clamorose novità, ecco una galleria dei suoi grandi successi

Un personaggio assolutamente sui generis. Originale. Schietto. Controverso. Tutt’altro che catalogabile. E sicuramente “non ammaestrabile”. Armand Van Helden è uno dei grandi produttori della storia della musica house, uno che si è affacciato sulla scena oltrre venticinque anni fa e ha creato immediatamento un suo stile riconoscibile, influenzando poi molti grazie a una serie di colpacci discografici che l’hanno messo sotto i riflettori. Finiti gli anni ’90, è sparito per un po’, si sono diradate le sue uscite e anche le sue apparizioni come dj. Eppure, era già un mito, tanto che quando nel 2006 ritorna come ‘Ghettoblaster’, tutta la nuova scena house e dintorni è printa a rendergli omaggio, il disco diventa una hit e in moltissimi sono pronti e remixarne i brani. E ancora, negli anni arrivano nuovi successi con tracce personali e con il progetto ‘Duck Sauce’ insieme a A-Trak. Dopodiché, un’altra eclissi, che sembra ancora più strana in questi anni di forsennato presenzialismo social. D’altronde, in un’intervista di qualche anno fa ci aveva serenamente confessato che non ama molto suonare a ritmi eccessivi e preferisce godersi la vita, privilegiando poche date ben remunerate e scegliendo addirittura luoghi e stagioni.

Per questo fa notizia il clamoroso ritorno di Van Helden, affidato proprio al suo profilo Instagram, fermo dal 2015 e riattivato pochissimi giorni fa con un post molto auto-ironico in cui il dj e producer newyorkese dice di essere pronto a tornare nel “circo dai tre anelli” che è “il più grande show sulla Terra” (lo show business, evidentemente), e di essere pronto ad afforntare questi “tre anelli”, come li chiama ironicamente: la “promozione di sè e del proprio ego senza vergogna”, la “deliziosa ricompensa della dopamina” e “i paragoni, l’insicurezza, gli haters e gli immancabili troll”.

 

Subito sono piovuti i commenti di bentornato da parte di moltissimi colleghi: Benny Benassi, NERVO, Danny Howard, Annie Mac, Derrick May, Arthur Baker, Ackeejuice Rockers, Claptone, Jesse Rose e tanti altri. Tra cui A-Trak, il cui commento sibillino (“let the games begin”, “che i giochi abbiano inizio”) lascia supporre che nuove collaborazioni tra i due saranno possibili.

Se Armand Van Helden è pronto per tornare in scena, e speriamo che lo faccia regalandoci nuove perle, è divertente cogliere l’occasione per raccontare la sua lunga e gloriosa storia attraverso alcuni dei suoi lavori più famosi e di successo. Ecco dunque i remix e le tracce che l’hanno reso il mito vivente che è.

 

Tori Amos ‘Professional Widow’ (Armand’s Star Trunk Funkin’ Remix)
Se nella prima metà degli anni ’90 Van Helden sforna decine di produzioni con cui mette a fuoco il suo sound sporco e aggressivo, orientato soprattutto ai dancefloor dei cub di New York, nel 1996 è questo remix a fargli fare il botto nelle classifiche di tutto il mondo, nonostante della canzone originale non resti che un frammento in loop e un lungo break sospeso con l’angelica voce di Tori Amos. Il resto è un basso che ha scritto la storia, imitato da tutti, e mai eguagliato.

 

CJ Bolland ‘Sugar Is Sweeter’ (Armand’s Drum ‘n Bass Mix)
Il basso alla Van Helden diventa un marchio di fabbrica e così lo schema con cui Armand remixa diversi brani tra il 1996 e il ’98. Se con Tori Amos sfonda le radio e le chart, con CJ Bolland incastona un gioiello che è un inno dei dancefloor di tutto il mondo.

 

Armand Van Helden ‘The Funk Phenomena’
Esistono due anime del produttore Armand Van Helden. Una schiettamente house e l’altra decisamente hip hop, con una propensione al cut’n’paste e alla sampledelia ossessive di stampo J Dilla. Nel suo sampler ‘Enter The Meatmarket’ del 1996 queste due vene convivono felicemente, e su tutto il disco spicca ‘Ultrafunkula’, che viene poi rimodellata e rimessa a nuovo con il titolo ‘The Funk Phenomena’. Un discreto successo e un grande pezzo in quanto a produzione mix. Che fa scuola. Una divertente abitudine tra i dj più ironici dell’epoca voleva il titolo storpiato in “The Funk Banana”.

 

Armand Van Helden ft. Duane Harden ‘You Don’t Know Me’
E qui non si torna più indietro. Ci sono i sample, c’è il DNA funk e hip hop, c’è il groove house, fortissimo, e c’è un cantato che porta ‘You Don’t Know Me’ in paradiso, lanciando definitivamente Armand nell’olimpo dei producer superstardi fine anni ’90. Un pezzo clamoroso, un classico istantaneo che ancora oggi è in grado di ribaltare ogni pista dove viene suonato, dai club di culto ai mainstage dei festival. Il singolo vola e diventa un successo planetario.

 

Armand Van Helden ft. Common ‘Full Moon’
Forte della hit di ‘You Don’t Know Me’ e dell’album ‘2 Future 4 U’, AVH si prende tutti i rischi di chi sa di avere dalla sua l’alltenzione del mondo. Il risultato è ‘Killing Puritans’, del 2000. Un album pazzesco in cui Van Helden dà sfogo a tutta la sua creatività, senza troppe logiche da singoli facili. Tuttavia, tra le varice chicche del disco, ‘Koochy’ entra i classifica in UK e in Europa, e ‘Full Moon’ segue a ruota. Un beat disco house con screziature impreziosito dalla voce di Common, qui in grande forma. Epica.

 

Armand Van Helden ‘I Want Your Soul’
Nel 2006 il vento è cambiato, i fasti di house e techno anni ’90 sono lontani e la scena elettronica ristagna un po’. In questo clima esce ‘Ghettoblaster’, album che riporta AVH al centro dell’interesse delle nuove generazioni di producer che si stanno affacciando alla ribalta e che cambieranno il modo di fare dance. ‘I Want Your Soul’, con il suo tiro ’80 (anche se il video è ambientato in un ideale 1992), potrà vantare numerosi remix proprio da esponenti di questa nu skool, e nella versione originale registra un buon successo in radio e sul web.

 

Dizzee Rascal & Armand Van Helden ‘Bonkers’
Sdoganato dai recenti successi e ripresa quota, nel 2009 Van Helden capsice che è il momento di tentare il colpaccio crossover, anche perché nel frattempo è esplosa l’electro-house e il mondo sta rapidamente voltando lo sguardo sulla musica da ballare. Così unisce le forze con il rapper londinese Dizzee Rascal e il risultato è la cafonissima ‘Bonkers’. Una hit.

 

Duck Sauce ‘Barbra Streisand’
Quello che era nato come un progetto parallelo per il puro gusto del divertimento si trasforma in un caso discografico clamoroso. Armand e l’amico A-Trak cazzeggiano in studio con il sample di ‘Gotta Go Home’ di Boney M (di fatto, lo prendono di peso e lo appiccicano su un beat house) e aggiungono una voce che ogni quattro batutte dice “Barbra Streisand!”. È il botto. Il pezzo f ail giro del mondo e diventa una hit clamorosa ovunque.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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