• GIOVEDì 26 MAGGIO 2022
Interviste

Artizhan e l’esigenza di mescolare le carte. Sempre. Come dimostra ‘Breaks From The V’

Il nuovo album di Franky B nel suo progetto più "hardcore" è la fotografia di un artista che non si cristallizza mai nel tempo ma riesce invece a trovare linfa e stimoli costanti

Foto: Michele Pesce

Franky B è un nome storico del turntablism italiano e anche planetario (Men in Skratch, Nevrotype). Ma non solo. È un dj che ha attraversato diverse epoche e stili in consolle e ha suonato per i club e le organizzazioni più prestigiose del nostro Paese. Ed è un producer che con passione e meticolosità ha cesellato traccia dopo traccia un percorso personalissimo che lo ha portato fino a qui. Fino al progetto Artizhan, che intercetta e calamita a sé un suono e un sentimento estremamente contemporaneo. E fino a ‘Breaks From The V’, il nuovo album da poco uscito in vinile e distinto a una release digitale dal 7 gennaio 2022. Nel frattempo, sono fuori l’ultimo singolo ‘Ten’ e il precedente ‘Tandoori Boutique’.
Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Artizhan, una chiacchierata illuminante su molti aspetti della produzione musicale e della club culture.

 

Esordio classico: ci racconti il nuovo album?
È un disco al quale sto lavorando da quasi tre anni, una gestazione lunga causata anche dal periodo di blocco forzato che abbiamo tutti vissuto, che però in questo caso è stata un po’ la freccia che ha colpito nel segno, perché ho potuto stare in studio e portare avanti i brani con molto più tempo del solito a disposizione. Così mi sono buttato a capofitto in questo disco e, ancor prima, ma altrettanto importante, a sistemare il mio studio in casa. Ogni giorno mi sono dato questa routine di montare e smontare lo studio in uno spazio non proprio dedicato, il soggiorno di casa mia, dove l’hardware andava poi appunto smontato per permettermi di cenare e vivere la casa ogni giorno. Era un’abitudine.

Quasi una pratica zen.
Assolutamente, era un fatto di volontà, perché stanco o no, invogliato o no, dovevo darmi questa regola e rispettare una time schedule. Mi ero dato una regola anche se ai tempi non avevo un contratto, che poi sarebbe arrivato con Apparel.

Come sei arrivato ad Apparel Tronic?
Per affinità. Avevo avuto anche altre due proposte importanti per l’album, una addirittura con una label internazionale seminale con cui poi non c’è stato feeling, e quindi tra le varie proposte ho scelto Apparel Tronic, dove sapevo di avere sintonia di intenzioni.

 

Il tuo percorso mi ha sempre affascinato, perché sei un fenomeno con lo scratch ma non hai voluto stare “al calduccio” in quella nicchia, al contrario hai preso una direzione elettronica, dance, con una ricerca costante nei tuoi lavori. Come vivi questo stimolo al rinnovamento costante?
Nasco come un b-boy, dallo scratch, ma sono da sempre legato alla musica elettronica: una delle mie prime grandi fonti d’ispirazione è per me Afrika Bambaataa, e la sua ‘Planet Rock’, che era proprio una delle prima unioni di beat futuristici, da ballare, e di cultura hip hop delle radici. Quindi ho da sempre condiviso questi due mondi. Quando abbiamo vinto il DMC con i Men In Skratch ci siamo confrontati all’estero con tanti altri dj che in modo naturale hanno sempre mescolato le carte. Tutta quella rigidità sull’ortodossia dell’hip hop, militante, quasi politica, è sempre stata una deriva molto italiana, soprattutto nella prima parte degli anni ’90.

Quando hai capito che questa ortodossia hip hop non faceva per te?
Io l’ho capito dal giorno zero, ho combattuto per questa cosa, per non essere ingabbiato in uno standard. Sono un collezionista di dischi e quando andavo a vedere i credits dei dischi vedevo i ringraziamenti a personaggi della dance, del pop, non c’erano queste barriere. Se pensi all’hip house, ai Coldcut, ai M.A.R.R.S., ai Jungle Brothers, ti accorgi che appartengono a entrambi i mondi senza alcun conflitto o problema. Todd Terry, Tony Touch possono suonare house ma sono dj hip hop nell’attitudine. E solo in Italia e in un certo tipo di jam e di ambienti hip hop c’era questa militanza, questa ortodossia, una palla, una noia.

E a questa noia hai sempre opposto un’attitudine da curioso vero: scratch, rap, elettronica… sono tante le rotte che hai seguito e segui tutt’oggi, peraltro con tanti progetti diversi.
Nei miei album, ma in questo più che mai, c’è il mio lato hardcore, nel senso che sono io “allo stato puro” rispetto a quello che mi sta emozionando e alla direzione che sto seguendo, per istinto e ispirazione, in un determinato momento. E quindi mi serve di tanto in tanto un progetto che abbia un nome preciso per differenziare le mie diverse anime e non confondere chi mi ascolta. Ma ‘Breaks From The V’ rappresenta il mio lato hardcore anche perché è il mio primo disco senza featuring, a parte Marcello Coleman che è ormai un mio feticcio, presente in ogni mio lavoro; ed è un disco con un suono breaks, senza sample, un viaggio tutto mio. I featuring sono invece con dei professionisti dell’immagine, i video artisti che dirigeranno i video dell’album: daI; Emiliano Ruggero; Luigi Pane; We Like The Fish.

 

Mi pare ci percepire anche una voce fortemente e schiettamente dance nei tuoi ultimi lavori, qui come in ‘Adamantino’, per esempio, traccia uscita qualche tempo fa. Mi sbaglio?
No, hai ragione, è così. Oltre al fatto del turntablism, ho sempre suonato house e music con la cassa in quattro, basti pensare alle mie avventure con Angels Of Love, alle mie serate a Berlino, Londra, Milano… il discorso di ragionare su un territorio ampio della dance è insito dentro di me, tanto che non mi sono mai posto il problema dei dancefloor chiusi, nel periodo in cui stavo lavorando a ‘Breaks From The V’, per non fare musica da ballo, ho anzi cercato di farlo in maniera fedele a me stesso in modo più aperto, ampio. ‘Adamantino’ ad esempio era un pezzo prodotto 11 anni fa che però non usciva per varie ragioni, poi invece è arrivata la proposta della label e siamo usciti, e possiamo dire francamente che sembrava un brano contemporaneo.

Porterai questo album live?
Sono in contatto per diverse date dal vivo ma onestamente voglio fare il dj per le date di questo disco, voglio raccontarlo proprio così com’è.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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