Sabato 04 Dicembre 2021
Interviste

È di nuovo il momento di ATB e di una dance diversa

Un singolo, delle collaborazioni, un album nel cassetto, un pensiero sulle nuove tecnologie e sulla dance che cambia forma e sostanza. Il dj e produttore tedesco risorge dalle ceneri delle classifiche come un’araba fenice

Da oltre 17 anni il dj e produttore tedesco è costantemente presente nella DJ Mag Top 100 Djs. Andre Tanneberger non si ferma e, dopo il successo di ‘Your Love (9 PM)’, reboot da 470 milioni di stream Spotify globali della mitica ‘9PM (Till I Come)’ esplosa in tutto il mondo sul finire degli anni ’90 e riproposta in chiave slap house da Topic e A7S punta in alto. ATB, teutonico pioniere della musica elettronica, si è riaffacciato con un singolo tutto suo, ‘Like That’, con la voce di Ben Samama. E fa presagire anche l’arrivo di un album tutto nuovo, l’undicesimo nella sua carriera.

La traccia è stata interamente pensata e forgiata nel suo studio di Bochum, in Germania. “Ho acceso un mio vecchio sintetizzatore, un Kurzweil K-2500, con il quale avevo già programmato il suono della chitarra di ‘9PM’, e ho solo un po’ giocato attorno a quel suono tirando fuori la melodia finale, che ho faticato a togliermi dalla testa”, rivela il dj e produttore. Samama, olandese che vive a Los Angeles da oltre 10 anni, ha poi scritto il testo e messo la voce. “Durante la produzione mi sono seduto a fianco di Maximilain Riehl e il mio partner di studio e manager Rudi Dittmann e abbiamo finalizzato il tutto”.

 

Sei un produttore prolifico. Hia già pianificato un nuovo album?
È così. L’ultimo lavoro, ‘neXt’, è stato il mio decimo album in studio ed è uscito nel 2017. L’anno prossimo festeggerò il mio 25esimo anniversario come ATB e far uscire un nuovo album in concomitanza sarebbe l’ideale. Certo, i processi di lavorazione nel settore stanno diventando sempre più complessi, ci sono sempre più piattaforme dedicate alla musica. Vengo dai tempi in cui la dance era pura passione, non potevi farci un sacco di soldi se prima non avevi investito in uno studio di registrazione professionale.

Hai iniziato, quindi, mosso da una intensa passione?
Sono sempre mosso dall’amore per la musica. In tutti questi anni ho ricevuto innumerevoli offerte economiche per riprendere in mano i miei vecchi successi e per mettere in piedi nuove collaborazioni. Tuttavia, ho sempre respinto tutto al mittente perché spesso ho avvertito che non erano cose per me. La collaborazione con Topic invece è cresciuta in modo organico, lui mi è piaciuto sin dai suoi primi pezzi; sentivo per la prima volta che una combinazione del mio e del suo suono sarebbe stata la strada giusta, sincera, da percorrere. Inizialmente, entrambi non avevamo un contratto discografico che ci legasse a una label e solo dopo, solo alla fine, abbiamo pensato al business.

Quello dell’intrattenimento è un comparto legato fortemente alla competizione, alla sperimentazione e all’evoluzione, non trovi?
Non ha senso saltare sul carro delle tendenze e dei vincitori. Ed è anche inutile attenersi a un proprio vecchio stile replicandolo all’infinito. Il più grande complimento che mi riservano è ad esempio quando mi dicono che un mio pezzo suona in qualche modo nuovo e contemporaneamente suona ancora come i primi di ATB.

 

Hai un vantaggio rispetto a tanti altri artisti: ai tuoi albori discografici c’erano molti meno artisti, produttori e musicisti.
Quando ho iniziato io in questo settore la competizione era ridotta. Oggi escono innumerevoli brani e sono in gran parte riprodotti su playlist di piattaforme come Spotify, Apple, Amazon Music e Deezer. Le persone entrano in confidenza con un brano ma spesso non conoscono nemmeno il nome dell’artista. Così oggi è molto più difficile costruire una fan base. In passato, le persone acquistavano un cd, ascoltavano la traccia dall’inizio alla fine e non passavano a quella successiva dopo una manciata di secondi. C’era più tempo. La musica comunque resta quello che è: arte, priva di limiti.

La future house, la slap house (di Topic) e la brazilian bass hanno in qualche modo uniformato il suono della dance crossover. Si avverte però questo: che tu ti stia anche allontanando da una certa trance. È così?
La vedo diversamente. Ogni suono caratterizza una certa epoca. Le persone tendono a classificare le cose e molte delle mie canzoni sono certamente nel genere trance. Ma ‘9PM (Till I Come)’ non è certamente una canzone trance classica; ‘Let U Go’ poi è stata suonatissima nei club e tra le radio, come un’atipica fusione di musica pop e dance proveniente da matrici trance. Sono sempre stato musicalmente trasversale e di larghe vedute. Non mi piace essere messo all’angolo di un cliché musicale. Per i miei fan legati alla trance ho pensato invece di produrre una serie di EP che conteranno su canzoni maggiormente vicine a un genere più progressivo.

Ti sei sempre detto contrario all’applicazione dell’intelligenza artificiale alla musica.
Contrario no, ma lontano sì. Non è l’imprevedibilità che rende la musica e l’arte davvero uniche? Vedo le cose in modo leggermente diverso quando si tratta di affrontare la produzione musicale. Ho seguito l’evoluzione della tecnologia in studio per quasi tre decenni e quando penso a ciò con cui ho iniziato allora e a ciò che è disponibile per la generazione di musicisti e produttori oggi, penso che tutto sia incredibile. Per questo sono curioso di vedere quali strumenti saranno disponibili in futuro e come renderanno più facile il processo di produzione musicale. L’IA darà nuovo tempo e nuovo spazio alla creatività umana e non è poco.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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