Sabato 24 Ottobre 2020
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ATFC e Chuck Roberts riscrivono il leggendario manifesto house ‘Can You Feel It’

L’indimenticabile discorso sulla nascita della house, che risale a più di trent’anni fa, ispira ancora oggi innumerevoli professionisti e appassionati del genere. Un segno dei tempi che cambiano e un inno contro l’intolleranza contemporanea

Trascendendo i metodi convenzionali legati alla scena della musica house, si può andare controcorrente. Insomma, tutto si può rimettere in discussione quando si tratta di arte, soprattutto se si bazzicano i frequentati e iconici campi vergati da suoni elettronici e senza tempo. Ci si spinge a volte rimpastando groove, rimaciullando beat, ridiscutendo le origini di un genere che ha cambiato tutto e tutti, nel mondo della notte e non solo.

Nel 1988, Larry Heard, Robert Owens e Ron Wilson, come Fingers Inc., supportati dalla imponente voce di Chuck Roberts, sonorizzarono con il singolo ‘Can You Feel It’ un manifesto sulla nascita e la diffusione della house. Un proclama attraverso il quale la storica frasein the beginning, there was Jack’ diventò una specie di indiscutibile editto per dj e avanguardisti del clubbing. A distanza di tanti anni questa frase è stata ripresa da Aydin Hasirci, che tutti conoscono come ATFC, e dallo stesso Roberts, ed è diventata ‘Not The House That Jack Built’, un brano dalla vibrazione unica e da un ritmo frenetico.

 

L’indimenticabile discorso di Roberts ha ispirato innumerevoli professionisti e appassionati del comparto dagli anni Ottanta in poi. In questi difficili tempi, di disordini, di isolamento e di intolleranza, nel pieno delle rivolte all’insegna del Black Lives Matter, ATFC e Chuck Roberts hanno deciso di alzare la soglia di attenzione e il pugno per manifestare unità e credo, sogno e potere, tenendosi per mano e mantenendo il ritmo di marcia a suon di house music attualizzata e marchiata Armada Subjekt, sublabel del colosso olandese Armada Music, sempre generoso in quanto a sorprese estratte dal proprio catalogo.

Il nuovo adattamento del discorso rivoluzionario e pionieristico di Robert sottolinea quanto oggi sia importante la comunione di intenti, il lavoro di squadra e lo spirito internazionalista e trasversale fondato sull’identità nera al di là del sesso, del genere, dello stato economico, della disabilità, della credenza religiosa e di chissà quali altre convinzioni o costrizioni culturali.

 

“Questa canzone è dentro di me”, spiega Chuck Roberts. “La house a cui abbiamo dato vita ha un tetto e tanti padri, l’abbiamo costruita tutti noi, insieme. Tutti, coinvolti nel mondo della musica dance, sono stati fonte d’ispirazione; se la house oggi è il genere multiforme che conosciamo, il merito va solo alla nostra comunità. Il lavoro dei profeti di quella che è l’erede della Disco, secondo Roberts, non finisce mai. È un verbo da diffondere: “Possiamo rendere questo mondo un posto migliore, se lavoriamo tutti insieme”.

“Quando mi hanno detto che avrei avuto la possibilità di lavorare con Chuck, protagonista della famosa e pluricampionata acappella, ho pensato subito di voler ribaltarne il testo per renderlo più inclusivo e attuale”, confida ATFC. “Sono poi tornato sui miei passi e invece, a bocce ferme, mi sono reso conto che avremmo semplicemente dovuto rispettare le parole di un tempo. Così, abbiamo trovato un compromesso. Il risultato adesso è sotto gli occhi di tutti.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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