• MARTEDì 18 GENNAIO 2022
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Attenti a quel titolo: “Festività”

A dispetto del titolo “Festività” che, in tempi di normalità, evoca uno stato di gioia e di serenità, il nuovo decreto-legge su “Proroga dello stato di emergenza nazionale e ulteriori misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19”, suggerisce tutt’altro

Il decreto-legge approvato il 23 dicembre 2021 dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 dicembre 2021 (Decreto-Legge 24 dicembre 2021, n. 221, G. U., Serie Generale, n. 305), è entrato in vigore (provvisoriamente) il giorno dopo la sua pubblicazione (come indicato all’art. 19, comma 1) ed avrà un’efficacia provvisoria per i successivi 60 giorni in attesa o meno della conversione in legge.

Dal comunicato stampa del Consiglio dei Ministri https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-52/18900 del 23 dicembre 2021, e dal contenuto di alcune bozze circolate prima della entrata in vigore del decreto, si veniva a conoscenza del fatto che per tutto il periodo delle festività, ed anche oltre, non sarebbero state permesse feste in piazza; le discoteche sarebbe rimaste chiuse, le persone non vaccinate non avrebbero potuto prendere il caffè neanche più al bancone del bar, e solo chi fosse munito di super green pass sarebbe stato ammesso ad entrare in un museo o in palestra. Le mascherine Ffp2 sarebbero state obbligatorie per prendere i mezzi di trasporto pubblici, così come per andare allo stadio o al cinema. Si sarebbero, inoltre, previsti, tamponi a campione per chi entra in Italia.

I presagi si sono avverati nella serata del 24 dicembre 2021, a seguito della pubblicazione del decreto-legge che, quindi, ha iniziato a esplicare i suoi effetti, seppur temporanei e provvisori, dal giorno di Natale. La norma proroga, innanzitutto, lo stato di emergenza sino al 31 marzo 2022 e, all’art. 6, dedicato alle “disposizioni in materia di eventi di massa o di feste all’aperto, nonché in materia di sale da ballo, discoteche e assimilati”, stabilisce che dal 25 dicembre 2021 sono vietati le feste, comunque denominate, gli eventi a queste assimilati e i concerti che implichino assembramento in spazi aperti. Al secondo comma, si specifica altresì che, nel medesimo periodo di tempo, sono sospese le attività che si svolgono in sale da ballo, discoteche e locali assimilati.

Il divieto imposto sembra, quindi, estensivamente applicarsi ad ogni tipologia di evento che assomigli ad una festa, anche all’aperto, e agli eventi ad esse assimilati che possano svolgersi, quindi, in qualsiasi luogo e/o circostanza. Resterebbero, pertanto, esclusi gli eventi caratterizzati dalla somministrazione di cibi e bevande, non riconducibili ad una “festa”, con intrattenimento musicale di sottofondo, ma senza ballo.

Le rappresentanze di categoria nazionali auspicavano una continuità lavorativa durante le festività, seppure in un regime già stringente tra limitazioni della capienza e l’adozione delle misure di controllo, ritenendo che, per garantire l’apertura, in aggiunta al certificato del c.d. “super green pass Covid-19”, potesse essere rilevante l’esibizione della certificazione attestante l’esito negativo del test antigenico. Sarebbe stato, inoltre, auspicabile un “leggero” preavviso per evitare alle imprese la perdita dei capitali investiti per predisporre tutte le attività propedeutiche all’organizzazione di un evento, oltre che per cercare di contenere il conseguenziale mancato guadagno.

Tale scenario, ad ogni modo, pone di nuovo il comparto in un momento di stallo singhiozzante che, per le compagine meno solide, comporterà il rischio di chiusura definitiva.

Se Paesi come l’Olanda, Germania, Danimarca, Irlanda, Portogallo, e probabilmente a breve  anche il Regno Unito, hanno già varato differenti misure di contenimento (in alcuni casi con restrizioni per i soli non vaccinati) per fronteggiare la quarta ondata del virus, caratterizzata dalla pervasiva variante Omicron,  forse c’era da aspettarselo.

 

È pur vero che oggi non vi è più certezza su nulla, perché non vi è certezza sulle previsioni di andamento della pandemia e della curva dei contagi, come non vi è mai stata certezza di nulla ciò che riguarda questa pandemia.

Al momento, pertanto, l’unico appiglio per il comparto, sinora seriamente disatteso, resta quello dei sostegni, ristori e aiuti economici, dei quali non si è dato ancora un effettivo e concreto segnale da parte del Governo.

Tutte le misure dovranno essere adottate con l’impegno volto a sostenere seriamente un settore ormai allo stremo, sia dal lato delle imprese, sia dei lavoratori, nessuno escluso. Si dovrà ripartire da zero, per ricostruire un settore che sia regolato da un sistema giuridico adattato e rispondente alle esigenze tipiche del comparto e, quindi, competitivo, per favorire il rilancio del mondo dell’intrattenimento e del turismo.

Tra le misure che possono avere un effetto positivo sull’intero settore è auspicabile la pronta riorganizzazione del tavolo permanente per lo spettacolo presso la Direzione generale spettacolo del Ministero della cultura, creando dei sottogruppi per condensare le istanze dei vari settori dello spettacolo per aree di interesse, evitando il disperdersi di tempo ed energie necessari per coordinare e ascoltare una vasta ed eterogenea platea di interessati.

Tra le misure economiche sostenute in passato dalle associazioni di settore vi è stato, inoltre, il tentativo perseguito nel 2014 con il lancio su change.org della petizione online per l’eliminazione dell’imposta intrattenimenti per eventi danzanti con musica registrata, promossa dall’associazione A-DJ, insieme ad AID, ASSODJ, ANPAD e SILB-FIPE, che aveva raggiunto 1.449 sostenitori,  disponibile QUI e che, in un’ottica di ritorno alla normalità, rappresenterebbe ancora oggi una delle misure urgenti da attuare come ulteriore forma di aiuto alle imprese del settore.

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