Lunedì 26 Ottobre 2020
Festival

Il b2b nasce quando si esaurisce la creatività?

Da mero sensazionalismo a pura esclusività, ecco come Ultra, Tomorrowland, EDC e Coachella sfruttano il b2b per sopravvivere ai cambiamenti del music business

“Iniziamo tranquilli, poi vediamo”. Ecco la frase magica che ho sentito decine di volte all’inizio di un set back 2 back. “Vediamo”. Un verbo così semplice che, d’un tratto, rivela tutta la sua indeterminatezza. Una verbo al plurale, a indicare che il controllo della situazione non è personale, che il timone della barca è condiviso. Due teste pensanti (o più, perché no?) che devono diventare complementari per portare a casa il risultato. Il b2b, in un momento in cui molte performance vengono create con il cronometro e cue points inderogabili, è una sfida. Necessita di un tempo dilatato, permette di pensare tra un disco e l’altro ma obbliga a uscire dalla propria comfort zone e a trovare un compromesso tra la prevedibilità – che azzoppa la spinta creativa – e soluzioni troppo avventate – che uccidono il mood, per citare Ghali. La condivisione della consolle è qualcosa di più della somma matematica delle singole parti.

Ultra Miami, Tomorrowland, EDC e Coachella propongono da anni performance “condivise”. Con le rispettive line up davanti agli occhi, però, e al netto degli ormai ovvi annullamenti o rinvii, si nota immediatamente come alcuni di questi festival quest’anno sono ricorsi a questa forma artistica in maniera sostanzialmente maggiore rispetto alle scorse edizioni. Vediamo di capire il perché.

Il primo grosso player internazionale ad avere alzato bandiera bianca è stato Ultra Miami. Grande vanto del premium festival americano è il brand Resistance che abbraccia il meglio della techno e affini. All’interno della Carl Cox Megastructure e del palco The Cove mai come quest anno i direttori artistici hanno abusato della consolle condivisa. Dagli headliner set di Carl Cox b3b Jamie Jones b3b The Martinez Brothers o Dubfire b3b Nicole Moudaber b3b Paco Ocusa fino ad arrivare a Technasia b3b Hector b3b Carlo Lio. Nomi di grande peso specifico, che conducono da decenni carriere soliste di successo (con le dovute eccezioni al rialzo, vedi Coxy), sono presentati in altisonanti formazioni create con lo scopo dichiarato di lasciare i fan con bocche spalancate e occhi strabuzzati. Il tanto millantato next-level nel mondo techno sembra essere stato tradotto da Ultra nel b3b: consolle affollate da star, fan decisamente eccitati e  grande traino social.

 

Pochi centinaia di metri più in là, a Bayfront Park, sarebbe sorto lo stage UMF Radio. Da anni permette a dj ed etichette discografiche di brandizzare i propri spazi: nel 2020 sarebbe stato il turno di Revealed (l’imprint di Hardwell che spegne 10 candeline), STMPD (di Martin Garrix) e GUD VIBRATION (fondata da Slander e NGHTMRE). Qui il ricorso al b2b è ancora più massiccio: su 38 artisti in cartellone, 16 avrebbero suonato in back2back. Circa il 42% delle performance totali. Una percentuale enorme. In questo caso, tuttavia, è d’obbligo parlare del b2b come di una stretta necessità per tentare di ridare smalto ad artisti che faticano a ottenere l’attenzione di cui godevano fino a qualche anno fa da parte di fan e addetti ai lavori. Dannic b2b Sick Individuals, Thomas Gold b2b Deniz Koyu, Matisse & Sadko vs Julian Jordan. Sembra di leggere una line up-tipo di un qualsiasi festival EDM dei primi ’10. Innovatori indiscussi all’epoca, a un passo dal dimenticatoio ora. Per buona pace degli aficionados.

Tomorrowland – ancora confermato nonostante l’emergenza Covid – conferma lo stesso trend, sebbene con una magnitudo decisamente minore. Tornano gli accoppiamenti di illustri ex della golden age come Sandro Silva b2b Saber Z, Regi b2b Wolfpack, Pegbopard Nerds b2b Tokio Machine, Herobust b2b Spag Heddy, Kill The Noise b2b Feed Me. Molti nomi che, probabilmente, non sarebbero riusciti a trovare slot solisti altrettanto validi. Anche il festival belga punta forte su techno e tech house ma, potendo vantare una cornice esteticamente molto più attraente, varia e fiabesca di Ultra, fa ricorso al b2b solo marginalmente con Âme b2b Rødhåd o Bart Skils b2b Monika Kruse. Queste due configurazioni artistiche sembrano riflettere la differente tipologia di pubblico dei due competitor: se per Ultra il focus è quasi esclusivamente sulla musica, a Tomorrowland è sull’entertainment experience a 360°. Con i dj sempre al centro, certo, ma in misura differente. A Boom il giudizio complessivo va oltre lo stretto operato dei dj, mentre a Miami l’approccio è più orientato alla performance fine a sè stessa (non è un caso che performance storiche come quelle di SHM, DJ Snake, Major Lazer, Avicii si siano svolte a Ultra e non a Tomorrowland).

 

Tornando dall’altra parte dell’oceano, si nota immediatamente come EDC Las Vegas 2020 faccia un uso massiccio del b2b. Scorrendo l’interminabile cartellone, appaiono accostamenti mirabolanti che ingolosiscono un pubblico strettamente statunitense (tanto che molti di questi nomi lasciano relativamente indifferenti i festival-goer europei). È il caso di Caspa b2b Peekaboo, Diplo b2b MK, Gammer b2b K?D, Herobust b2b Spag-Heddy, Saymyname vs 12th Planet, Slander b2b Said The Sky. Ci sono poi i tentativi per spingere in alto dj di media o bassa classifica. Nomi che vivono di passato più che di presente, che continuano a presenziare i festival di tutto il mondo ma che, in questo modo, acquisiscono ulteriore importanza: vedi JAUZ b2b Oliver Heldens o Afrojack b2b Rehab. Nessuna orgia musicale dietro le consolle techno, a Las Vegas, dove la consolle condivisa è dedicata a drum’n’bass, electro, dubstep e affini.

Fa da contraltare a tutto questo il cartellone di Coachella, festival decisamente più crossover e opportunista (avete già visto il documentario ’20 Years in the Desert?), che non schiera in b2b nessun act electronic-related. Il rinnovamento, qui, è spietato. La selezione durissima. Nessuno spazio a minestroni riscaldati o traballanti accostamenti. Qui suona chi tira. Punto e basta. Lo dimostrano la presenza di artisti enormi come Calvin Harris, Madeon, Disclosure ma anche dj meno mainstream come MALAA, Luttrell, Jayda J, Dom Dolla.

 

Cosa ci insegnano gli approcci di questi quattro festival? Il b2b nasce quando si esaurisce la creatività? La risposta non è univoca, certamente. Possiamo però affermare che il b2b sembra regnare maggiormente dove è più lento e macchinoso il ricambio generazionale e stilistico degli artisti. Ultra, non riuscendo a rinnovare così velocemente la propria line up, deve per forza di cose inventarsi delle gang-band con i “soliti noti”. Quando la consolle collaborativa è una scusa per rimanere a galla o per riciclarsi perde gran parte della sua esclusività. Quando invece è un momento esclusivo in cui si riuniscono artisti al top della loro condizione, beh, lì accadono le magie. E i set diventano davvero indimenticabili. Prima di farvi trascinare emotivamente da una riunione altisonante dei vostri dj preferiti su un palco, quindi, fermatevi e pensate: hanno davvero qualcosa da dirci?

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Michele Anesi
Preferisco la sostanza all'apparenza. micheleanesi@djmagitalia.com

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