Giovedì 09 Dicembre 2021
Storie

Piccoli e già decisivi: le voci dei bambini nella dance

Cori e singole ugole che cantano un orecchiabile ritornello possono trasformare una semplice canzone in una vera e propria hit. Nel pop e nell’elettronica ci sono svariati esempi. Vediamoli insieme

Contestualizziamo subito il discorso: un produttore discografico o un artista raramente impiega la voce di bambini nelle proprie canzoni. Non lo fa per una serie di motivi: in primis, perché la voce di un giovanissimo è tenue, flebile, spesso non incisiva e sicuramente non potente, molte volte associata al periodo natalizio e a scenari fortemente folcloristici e popolari. Spesso deve essere ravvivata e potenziata da un contesto corale.

Indubbiamente, non siamo qui a parlare dell’Antoniano, cerchiamo solo di valutare le potenzialità dei più piccoli quando, in modo intelligente, in gruppo, attraverso un coro, vengono magari campionati o meglio ancora registrati per fini commerciali nel comparto della musica, in modo particolare quella dance. Lo spunto arriva partendo da ‘Fireworks’, l’ultimo singolo di Tino Piontek, aka Purple Disco Machine. Un coro di bambini spesso ti svolta la giornata. Al tedesco è accaduto proprio questo: “all’inizio ero un po’ perplesso. La parte dei bambini mi è arrivata dai The Knocks, quindi non è un’idea mia ma un lavoro di squadra nato a New York. Ho pensato al testo, ho riflettuto sul periodo critico in cui viviamo e mi sono convinto. Ho compreso l’incastro che aveva bisogno la canzone stessa per essere finalmente ultimata, precisava il dj tedesco attraverso una nostra intervista.

 

Gli esempi non sono infiniti e le produzioni con l’ausilio di giovanissimi nella musica elettronica si contano quasi sulle dita di una mano. Tuttavia, sono memorabili e hanno fatto la differenza. Basti pensare al rifacimento di ‘Another Brick in the Wall’ dei Pink Floyd a opera dei Pink Coffee capeggiati dal dj e produttore Federico Scavo.

Tutto nacque da un bootleg promosso e gestito da Joe T. Vannelli, suonatissimo da Pete Tong attraverso BBC Radio 1 e realizzato dagli Hot Coffee, poi totalmente risuonato da Scavo e dalla coppia Marco e Simone Di Crescenzio con l’apporto di un coro di bambini toscani.

 

Altra parentesi italica e obbligatoria da citare quella di ‘Gam Gam’ di Mauro Pilato e Max Monti: nel 1994 totalizzò vendite per oltre 50mila copie. Costruito su una melodia religiosa del popolo ebraico, con un testo scritto da Elie Botbol e risalente al 1890, e famosa per essere stata la colonna sonora del film ‘Jona che visse nella balena’, ha portato i romagnoli Pilato e Monti sugli allori. Per la versione dance i due si avvalsero della collaborazione dei bambini della scuola Aulos di Rimini.

Il motivetto è così orecchiabile che Gabry Ponte ne fece un remix nel 2004 per Universal Music. I Marnik (con SMACK) realizzarono un remake nel 2018 per Spinnin’ e dimostrarono una grande attenzione e una intensa passione per le voci dei più giovani, come si può notare in ‘Up & Down’ e in ‘Children Of A Miracle’ con Don Diablo, creando quasi uno stile.

 

Otto Knows per la sua ‘Million Voices’ è andato a campionare l’omonima traccia di Wyclef Jean. Il singolo del dj e produttore svedese Otto Jettman fu un successo, entrò in classifica in Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia. Fu una delle tracce più programmate dal 2012 in poi in tutti i grandi festival, dall’Ultra al Tomorrowland, per primi, diventando uno dei principali inni del mondo EDM.

 

Andiamo in Francia. Quando i Justice hanno pubblicato ‘D.A.N.C.E.’, hanno reclutato voci che si potessero abbinare in modo perfetto ai loro ritmi potenti, distorti ed elettronici: parti vocali, insomma, che rendessero giustizia all’evidente omaggio ad ‘ABC’ dei Jackson 5. Voci che rimanessero in testa non solo ai fan ma anche al mainstream. Il risultato fu una delle più grandi tracce della fine degli anni 2000, che catapultò Gaspard Augé e Xavier de Rosnaye nell’olimpo del pop e nelle playlist delle radio. Venne persino campionata da Jay-Z per la sua ‘On To The Next One’.

 

Inoltre, malgrado i bambini facciano un’apparizione molto breve in ‘Paper Planes’ di M.I.A., la loro parte è facilmente ricordabile, insomma, entra nella testa e non ne esce più. Il semplice hook riassume fondamentalmente tutto ciò che l’artista racconta nel pezzo. Così, sì, c’è qualcosa nelle voci dei bambini che cantano un ritornello che può rendere magico tutto, anche una base strumentale scarna. Gli artisti sono consapevoli di questo e fanno una attenta ricerca da tempo. A volte un’idea può sfuggire di mano, rendendo ridicole delle canzoni che avevano una propria dignità. A volte, invece, fanno la differenza. Diventando hit.

 

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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