Mercoledì 19 Dicembre 2018
Festival

Barrakud: l’Italia che fa festival

Dal 9 al 16 agosto 2014 la spiaggia di Zrce, nell’isola croata di Pag, è stata conquistata dalla terza edizione del Barrakud, totalmente made in Italy. Barrakud, che nella settimana successiva a quella di Pag ha offerto una prima edizione nell’isola di Corfù, non è soltanto un festival, come ci ha spiegato Marco Capacchietti, uno dei padri del progetto, che ho avuto la fortuna di intervistare; è un party-trip, ovvero un’occasione per farsi una vacanza all’estero con gli amici coltivando allo stesso tempo il culto del party e della buona musica. Barrakud ha offerto a Zrce alcuni tra i migliori della techno e tech house: Sven Vath, Ellen Allein, Maceo Plex, Paul Kalkbrenner, Dubfire, Adam Beyer e davvero tanti altri si sono alternati sulle consolle del Papaya, del Kalypso e dell’Aquarius, offrendo uno spettacolo veramente unico per gli amanti del genere. L’organizzazione interna ed esterna al locale si è dimostrata efficientissima nel garantire una piacevole permanenza a tutti e un servizio di informazioni completo, segno che anche le organizzazioni italiane, nel momento in cui imparano a muoversi nelle direzioni giuste, non hanno nulla da invidiare al resto d’Europa. La recensione completa del festival la troverete all’interno del numero di ottobre di Dj Mag Italia. Qui di seguito una chiacchierata che ho avuto modo di fare con Capacchietti il quale, come ho già anticipato, è uno dei creatori di questa realtà estremamente promettente.

 

Barrakud costituisce oggi una delle migliori realtà italiane all’estero. Come nasce questo progetto?

Sicuramente è nato in maniera molto particolare rispetto a come sono nati gran parte degli eventi di questo tipo. Noi siamo nati in primis come organizzatori di viaggi, soprattutto per il mercato under30. Eravamo poco più che amici, ancor prima di divenire PR o organizzatori, che avevano l’idea di passare il capodanno del 2007 a Budapest, ma senza troppi soldi in tasca. Ci siamo chiesti: “e se riuscissimo a portare un po’ di ragazzi a Budapest, guadagnandoci così un capodanno gratis?”.  Ci siamo rivolti quindi ad un tour operator che seguiva il mercato dei viaggi studenteschi, il quale ci ha offerto un pacchetto con un pullman a due piani da riempire per ottenere il capodanno gratis, e così è stato. L’anno successivo l’esperienza si è ripetuta a Berlino, con 100-120 persone. A questo punto, per il nostro potenziale, ci siamo resi conto di quanto valesse la pena focalizzarci su questi “viaggi-evento” anche durante l’anno; da qui, nel 2008, nasce l’idea di convenzionarci con un tour operator e creare dei pacchetti-vacanza estivi, a Corfù. I pacchetti comportavano numerosi eventi organizzati da noi, circa quindici nell’arco di dieci giorni, e abbiamo iniziato a promuovere al di fuori di Brescia, la nostra città, spostandoci a Milano, Verona, Vicenza e Bergamo. Fu un successo, oltre al notevole afflusso di persone trovammo nuovi ragazzi disposti ad aiutarci andando velocemente a creare una squadra efficientissima, nonostante nessuno di noi avesse profonda esperienza nel settore. Stavamo riuscendo a diffondere il concetto che noi denominiamo viaggioevento/party trip, ovvero l’unione tra il viaggio all’estero con gli amici e la musica, con pool parties, boat parties e così via. Con il passare degli anni, il nostro feedback divenne estremamente positivo e con l’incrementare dei paganti iniziammo a dover fronteggiare numerose e differenti pretese, sia per gusti musicali che per fasce d’età. Così decidemmo di specializzare il brand Connect e di crearne di nuovi: Connect, che era il nostro marchio principale, rimase legato al pubblico universitario, mentre Lemonade, un nostro nuovo marchio, si sarebbe concentrato sui maturandi. Nel 2011 abbiamo sentito la necessità di creare qualcosa di nuovo, completamente nostro e inattaccabile da ogni punto di vista. Così abbiamo dato vita a Barrakud, incentrato sulla musica techno e sulle sue varie sfumature, genere che fin da subito abbiamo rilevato come tra i più in voga nel mondo Under30. Si trattava di un’esperienza completamente nuova, che avrebbe comportato tante nuove responsabilità, soprattutto per l’internazionalità degli artisti con cui ci saremmo interfacciati. Con il marchio Connect ci eravamo già da tempo focalizzati su Pag, in Croazia, ma ai tempi abbiamo deciso di spostarci su Ibiza senza considerare il fatto che sarebbe stato quasi impossibile far nascere una realtà completamente nuova in un’isola piena di giganti pluriaffermati nel settore. Era necessario invece spostarsi su una meta in cui il nostro apporto fosse realmente percepibile e non offuscato da colossi già in azione da decenni. Nell’isola di Pag, sulla spiaggia di Zrce, si viveva una programmazione estiva al 100% EDM, e nomi legati alla techno sembravano totalmente incompatibili con i loro locali. I proprietari si sono dimostrati molto diffidenti e noi abbiamo dovuto giustamente presentare le nostre garanzie. Si sono fidati dopo lunghe trattative, concluse con l’idea di spalmare il nostro festival su più locali senza quindi chiudere i rubinetti EDM ad un’unica discoteca per una settimana intera. Barrakud portò migliaia di persone e numerosi eventi sold out, che fecero capire ai gestori del posto che supportare il nostro festival, con la nostra musica e il nostro pubblico, sarebbe stato un ottimo investimento. Da quel momento, per noi fu totalmente carta bianca nelle programmazioni successive. Il secondo anno, il 2013, ha portato una crescita dell’affluenza del 40% e quest’anno abbiamo quasi raddoppiato i numeri dell’anno scorso.

Dunque immagino abbiate raggiunto gli obiettivi che vi eravate posti per l’edizione 2014.

A numeri, sicuramente sì. Crescendo noi, anche il nostro pubblico è cambiato. Internazionalizzare il prodotto comporta modifiche sia nei trasporti convenzionati sia nelle modalità di permanenza sull’isola. Si è introdotto il camping e nuove convenzioni con aeroporti internazionali. Ovviamente ogni anno sentiamo sempre più il bisogno di continuare ad evolverci e migliorarci, questo è per noi uno stimolo ad aggiungere servizi ed efficienza nel rapporto tra Barrakud ed ogni suo cliente. Quest’anno siamo migliorati sotto molti aspetti seguendo gli obiettivi che ci eravamo prefissati dallo scorso anno e le idee per il 2015 non mancano di certo.

Cosa cambieresti di quest’ultima edizione per l’anno prossimo?

Mi piacerebbe arricchirel’esperienza che ognuno può vivere nelle  restanti parti dell’isola di Pag, oltre alla spiaggia di Zrce. Ad esempio pool parties in locations particolari e boat parties in varie fasce orarie e differenti contesti, dato che quest’anno sono stati un successo sia quelli pomeridiani che quelli mattutini. Chi viene qui si sposta principalmente tra l’alloggio e la spiaggia, la programmazione musicale è varia ma c’è altro da vedere sull’isola e i trasporti pubblici difficilmente lo consentono. Questo è stato maggiormente possibile nell’edizione di Corfù, dove i locali, scavati nelle scogliere o sparsi nelle varie spiagge, sono molto più a contatto con la natura dell’isola ed i transfer interni sono da noi privatamente organizzati, così da ottimizzare il servizio per i clienti.

 Avete registrato particolari difficoltà derivate dal così stretto ridosso con un festival del calibro del Sonus, che si è svolto dal giorno successivo alla fine di Barrakud?

La loro vicinanza non ci ha spaventati ma comunque ha costituito per noi un campanello d’allarme. Il Sonus non ha fatto altro che stimolarci ad offrire il 110% delle nostre possibilità e questo stato di “pressione” ci ha aiutato a rimanere sempre concentrati, e i numeri lo dimostrano. Bisogna anche dire che in realtà non ci facciamo alcun danno a vicenda se non psicologico, perché i giorni nostri non si sovrappongono minimamente ai loro e anzi, abbiamo ricevuto parecchie richieste per possibili pacchetti in collaborazione con il Sonus che includano entrambe le settimane. Se ci pensi per chi ama la techno/tech house sarebbe il massimo in quanto in due settimane quasi tutti gli artisti top del settore si sono esibiti in questi due festival ed a prezzi molto più contenuti rispetto a quello che pagheresti in altre località e sentendone un numero minore.

Avete avuto contatti con loro?

Con alcuni di loro i rapporti sono molto buoni e collaborativi, con altri ci sono stati incontri casuali ma non abbiamo ancora avuto modo di conoscerci e confrontarci del tutto. L’anno scorso la competizione era molto più lieve perché Sonus è uscito in promozione più tardi rispetto a Barrakud e noi a quel punto eravamo vicini ai nostri obiettivi finali di vendita. Questo è stato l’anno dei “tentativi di dialogo” diciamo, forse il prossimo sarà l’anno giusto per mettere le carte in tavola e trovare eventuali punti di contatto. Unire le forze potrebbe essere una scelta estremamente positiva per entrambi i festival.

 Quello dell’unire le forze è un concetto ancora distante in Italia, invece…

Sicuro. Nella condizione di crisi in cui ci troviamo forse è un po’ più comprensibile, ormai l’obiettivo per molte realtà pare diventato essere la sopravvivenza e non l’avere pieno successo, con conseguente diffidenza e gelosia, ma allo stesso tempo scontrarsi continuamente e far perdere soldi non serve a niente. Se riuscissimo a coesistere armoniosamente, risparmiando costi inutili e condividendo determinate idee sarebbe un grandissimo passo avanti. La collaborazione ed il confronto sono la base della sopravvivenza di tutti, specialmente in periodi come questo e soprattutto per realtà che non hanno uno storico di decenni.

Quanto è importante, nell’organizzazione di un evento come ad esempio Barrakud, la conoscenza musicale dell’idea maker oltre alla conoscenza del business?

Sicuramente tantissimo, conoscere un determinato movimento musicale e restare sempre aggiornati sono i migliori punti di partenza per compiere le giuste scelte, rendendo non solo l’offerta artistica ma anche la scelta delle location il più adeguate possibili al pubblico che ci si troverà di fronte. Barrakud non ha mai voluto offrire soltanto i singoli artisti, ma creare atmosfere e trasmettere storie. Vedi il secondo giorno: per noi è stato importante organizzare un “Cocoon-day” piuttosto che portare soltanto Sven Vath. Il pubblico ha vissuto un’esperienza unica durante le 15 ore di party di quella domenica ed è stata una bellissima sorpresa anche il ritrovarsi Sven che compare all’after beach party per un saluto al pubblico e per gustarsi alcuni momenti dei set di Chris Tietjen e di Ilario Alicante. E’ importante per noi che anche gli artisti si trovino a casa, che si instauri un rapporto personale con loro e che siano loro i primi a voler tornare per l’edizione successiva, richiesta che per noi equivale al migliore dei complimenti possibili, in quanto attesta la nostra professionalità anche nella parte di produzione e non soltanto nella parte turistica e promozionale.

 Potremo mai vedere Barrakud giocare in casa?

Diciamo che non è il mercato più semplice! Burocrazia italiana ed una serie di altri impedimenti sono un freno al momento per poter pensare ad un Barrakud in Italia. La nostra idea di partenza era portare il nostro pubblico e creatività italiana all’estero, ma allo stesso tempo siamo noi stessi italiani e organizzare Barrakud in Italia sarebbe bellissimo ed emozionante.

Sembra che le realtà italiane vivano una crescita al contrario: si affermano all’estero e poi giungono in Italia.

Basterebbe più collaborazione in casa nostra ed un po’ di apertura mentale. Invece ora la situazione è questa e ogni anno continuiamo ad essere “invasi” da festivals stranieri che vengono ed hanno la capacità di investire da noi sfruttando spesso meglio di noi italiani le potenzialità del paese più bello del mondo.

La parola festival è abusatissima ultimamente e si è un po’ persa l’essenza di questo genere di party. 

Per chiamarsi festival l’evento deve prima di tutto comunicare qualcosa, oltre ad offrire musica, questa è la mia teoria. Deve trasmettere qualcosa di memorabile che arricchisca il nostro bagaglio di ricordi una volta rientrati a casa. Barrakud è più che un festival, definirlo così sarebbe un po’ povero. Noi ci concentriamo sul concetto del party trip, che ingloba molte più persone nella macchina organizzativa rispetto ad un festival e che fa vivere al cliente un’esperienza il più completa possibile; ogni singolo ragazzo che lavora per noi è un elemento fondamentale del nostro piccolo mondo, dall’organizzatore al giovane che fa l’appello sul pullman. Così soltanto si può diventare grandi tutti insieme e offrire qualcosa di veramente unico.

Per chi ne sa poco: chi sono le persone fisiche fondamentali per il corretto svolgimento di un festival?

In realtà tutti coloro che lavorano con noi hanno un ruolo fondamentale. Gli stage managers ed i responsabili di produzione sono tra le persone che possiedono più responsabilità per il corretto funzionamento e svolgimento degli eventi che caratterizzano il festival nella sua interezza, ma anche gli allestitori sono sacri per quanto concerne l’estetica del locale e quindi l’atmosfera che si creerà al suo interno, insieme ai visual artists. I responsabili della press area e i media partners sono elementi di grande esperienza e di supporto per numerosi dettagli. Poi ci sono i ragazzi che lavorano senza sosta all’info point, i quali devono occuparsi di ogni minimo aspetto della giornata-Barrakud. A questi si aggiungono infiniti altri ragazzi senza un ruolo preciso e limitato ma che durante il festival ci aiutano a prestare attenzione ad ogni singolo dettaglio, cosa che senza senza l’aiuto del team al completo difficilmente sarebbe possibile. Questo è ovviamente riferito alla settimana del festival, ma sarebbe impossibile arrivare a tutto questo senza considerare le migliaia di ore di lavoro e l’infinito impegno messo in campo da tutto il team che durante l’anno affolla il nostro ufficio, team che comprende i project manager, il booking office, l’ufficio contabilità, il nostro designer e tutti coloro che “vivono” per Barrakud 12 mesi all’anno. Il rapporto umano per noi è tutto, come ti ho anticipato.

Il paese straniero da cui avete registrato più affluenza?

La Francia. Abbiamo collaborato con un tour operator, FunBreak, nostro partner ufficiale, che ci ha supportato nella crescita in un mercato importante come la Francia. Anche tedeschi e spagnoli sono piuttosto numerosi, oltre al fatto che abbiamo avuto per la prima volta una decina di ragazzi dagli Stati Uniti venuti appositamente per Barrakud in Europa.

Possibili nuove mete oltre a Pag e Corfù?

Ogni strada è aperta, l’importante è non fare il passo più lungo della gamba. Con pazienza tutto è possibile!

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Un ventiquattrenne romano letteralmente cresciuto nel club, ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando la playlist di Spotify.

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