Martedì 21 Agosto 2018
Costume e Società

Cosa è successo dopo l’assedio del BASSIANI

Dopo l'assedio dell'esercito al club della capitale georgiana è successo di tutto: manifestazioni spontanee, reazioni web e social, e dovremmo fare tesoro di tutti questi fatti

Sabato mattina ci siamo svegliati con le notizie che arrivavano drammatiche dalla Georgia, dove nella capitale Tbilisi l’esercito ha assediato il BASSIANI, il club più famoso e importante del Paese, con l’intenzione di chiuderlo. Ufficialmente impugnando le sanzioni previste in caso di circolazione di stupefacenti, perché la Georgia ha tolleranza zero in materia e fuori dal locale hanno recentemente perso la vita cinque giovani a causa di droghe. Ma le motivazioni appaiono pretestuose perché i ragazzi sono morti al di fuori del locale, dunque sono molti i sostenitori della tesi per cui la causa sia stata creata ad hoc per chiudere un club che è un baluardo della libertà di espressione in un Paese dove le libertà individuali e di pensiero non sono esattamente incoraggiate. Chiarito il quadro, e preso atto che da qui possiamo soltanto riportare i fatti che leggiamo e vediamo, non essendo lì in prima persona, ora è il momento di riprendere il filo del discorso, perché nel weekend è successo di tutto.


Cosa è successo?

Che il pubblico del BASSIANI non ha chinato la testa e non è andato a casa. Tutti sono rimasti fuori dal club in solidarietà con i dj e lo staff del locale. Mentre da dentro, miracoli della nostra epoca e dei social usati bene, venivano diffuse le immagini di cosa stava accadendo. Immagini e video che hanno fatto il giro del mondo. Da lì è partita una maratona davanti al consolato e fino al Parlamento georgiano, roba che neanche nel miglior festival del mondo si raccoglie spontaneamente una folla simile, soprattutto perché è vero che si è creata questa spirale di solidarietà, ma è altrettanto vero che i rischi di una repressione aspra e senza troppe sottigliezze erano concreti. Moltissime persone hanno ripostato e diffuso i video, mentre la manifestazione è durata per tutta la giornata di ieri, accompagnata dall’hashtag #danceforfreeedom che si è sparso subito ovunuque. E ancora, in tanti abbiamo parlato di questa situazione assolutamente eccezionale. Giornalisti in primis, e poi tante personalità del nostro mondo. Addirittura diversi lettori e amici ci hanno scritto sui social ricordandoci anche altre vicende simili, per quanto non così politicizzate, da Barcellona al Jass passando per i raid all’Amnesia di Ibiza due estati fa. Tanto che la cosa ha generato qualche inevitabile discussione.


#DanceForFreedom

BASSIANI è un club che da integralista, nel senso artistico del termine, è diventato alla moda, ne parlano tutti e viene descritto come una di quelle mete dove andare. Un place to be. Qualcosa come il Berghain di Berlino, per fare un paragone che tutti cogliamo al volo. Perciò si attira anche qualche critica, e a sua volta chi critica o chi si schiera “pro” BASSIANI in questo frangente può essere accusato di situazionismo ed ecco che il circolo vizioso si crea. Prima di scrivere questo articolo ho raccolto le sensazioni di alcuni di noi della redazione in chat, chiacchierando sono venute fuori opinioni appunto un po’ contrastanti. Alla fine credo che in casi come questi esiste però una causa di forza maggiore, perché possiamo avere delle perplessità o delle ombre su cosa ha detto questo o cosa pensa quello, ma dobbiamo ricordarci due cose: la lotta per la libertà di queste persone, e l’attitudine politica che il clubbing ha sempre avuto. La prima è una lotta sacrosanta, che si esprime attraverso la gioia della musica invece che con il lancio di molotov, e già questa è una vittoria civile e morale senza uguali. Vivere in un mondo iperconnesso e in una bolla come quella dei Paesi liberali, dove circoliamo senza problemi, andiamo ai festival, ci vestiamo e comportiamo come vogliamo, può farci dimenticare che diamo queste libertà per scontate. Non è così e dovremmo ricordarcelo sempre. I georgiani in piazza meritano una doppia standing ovation perchè non si sono arresi a una misura presa con la forza ma hanno lottato e lo hanno fatto con la musica, non hanno dato fuoco ai cassonetti. La seconda, il clubbing ha una connotazione politica, è un’altra cosa che abbiamo dimenticato negli anni dei fuochi d’artificio e dei coriandoli. Ma la nostra è una cultura che ha tra i suoi pilastri fondnati quello della ribellione, quello della non-conformità e del non-conformismo. Dai club house della comunità gay di Chicago ai primi ravers che hanno inventato la Love Parade, la dance è una musica dalla fortissima impronta liberale e inclusiva. Ciò che sta succedendo intorno al BASSIANI ce lo sta ricordando, e sta rimettendo questa componente al centro della scena. Per questo mi sento di dire un grande grazie a quelle donne e a quegli uomini che sono lì in queste ore. Tutto il resto è speculazione, chiacchiericcio.

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.
Open form

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.