Sabato 26 Settembre 2020
Costume e Società

Basta chiamarlo “mondo della notte”

È il momento di diventare un'altra cosa

Basta chiamarlo “mondo della notte”. Tomorrowland, Ultra Music Festival, la Music Week di Miami, il Berghain di Berlino, il Circoloco a Ibiza, l’Ushuaïa, Tulum, il Social Music City a Milano, i party Elrow, le feste in spiaggia. I momenti musicali più belli e spettacolari degli ultimi anni li ho vissuti di giorno. È il momento di diventare un’altra cosa, di dare un nuovo colore all’alba.

Una suggestione utile per provare ad affrontare il dopo Coronavirus da una prospettiva differente, sia dal punto di vista degli operatori del settore, sia dal punto di vista delle istituzioni. Se è vero che i primi dovranno rendere presentabili idee e progetti, è ancora più vero che la politica avrà il dovere di avviare una discussione coscienziosa e contemporanea, con al centro del discorso la musica, intesa e trattata – una volta per tutte – come una pura forma d’arte. Il clubbing è stanco di essere discriminato ma adesso deve indossare il suo abito migliore. Senza dialogo non c’è futuro. Londra, Amsterdam, New York e Berlino hanno affidato il delicato ruolo di mediatore al “sindaco della notte”. A questa figura spetta il compito di far dialogare le parti, di gestire un ecosistema dove far convivere le esigenze di chi lavora con e per la musica e di chi, in qualche modo, la deve subire. Una figura del genere sarebbe molto utile anche in Italia. Consiglio un altro nome, per evitare di cadere in antiche, oscure e buie suggestioni. I problemi del dopo virus non riguarderanno più rumore, traffico, pulizia e ordine pubblico ma avranno una portata decisamente più ampia. L’intrattenimento musicale sta subendo un colpo devastante. La musica dal vivo poggia sui principi e valori che questo maledetto virus ci sta negando: assembramento e condivisione. Pensando ai nostri adorati club e festival, la situazione degenera. Tutto quello che era delizia è diventato improvvisamente croce, rendendoci piccoli, vulnerabili e improvvisamente mortali. Allo stesso tempo non dobbiamo perdere di vista l’obbiettivo. Sarà proprio su un dancefloor o in un grande raduno musicale di massa che avverrà la più grande seduta di analisi collettiva dal secondo dopoguerra. I dj da sciamani si trasformeranno in pragmatici psicologi. Da loro dipenderà l’umore della gente, fino a poco tempo prima in gabbia, svuotata in tasca, nel cuore e nella testa.

Un’occasione più unica che rara per riscrivere una storia sbiadita. Forse ci voleva. Un segno del destino. Basta però chiamarlo “mondo della notte”. Soltanto con un salto di qualità, anche nella dialettica e nella semiotica, potremo ambire al ruolo che ci spetta. In tutto il mondo siamo un’altra cosa. Perché qui ancora no? 

 

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di musica elettronica per Dj Mag Italia e Radio m2o. Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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