• LUNEDì 05 DICEMBRE 2022
Interviste

Ben Böhmer: la musica come terapia, il mito di Bodzin e la passione per i live

Abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda a Ben Böhmer che approda in Italia, a Milano e a Bologna, con due date da protagonista in occasione del suo Begin Again World Tour

Foto: Luke Dyson

Il produttore e dj tedesco Ben Böhmer è certamente uno tra i nomi più interessanti nel panorama di quella techno deep e progressiva, quasi screziata di sfumature trance (nella migliore delle accezioni del termine) che ha ritrovato smalto e favorei del pubblico in questi ultimi anni, diventando uno dei generi più popolari e amati a livello globale. Böhmer arriva finalmente in Italia al Fabrique di Milano il 3 novembre, e all’Estragon di Bologna il 4 (tutte le info sui due concerti QUI).

Un’ottima occasione per intercettarlo e fargli qualche domanda pregustando i live italiani.

Foto: Luke Dyson

Cosa rappresenta la musica per te?
Significa molto per me, non solo dal punto di vista dell’ascolto: trovo che il processo di fare musica sia molto terapeutico. Uno degli unici aspetti negativi dell’essere in viaggio è il fatto che non ho tempo per rilassarmi e passare un pomeriggio a lavorare su cose nel mio studio. 

Parliamo del Begin Again World Tour. Come ci si sente a dirigere un tour mondiale? Quali sono le emozioni e le paure di intraprendere un impegno così grande?
Onestamente, solo un enorme livello di eccitazione. Dopo che circa il 50% del mio tour per l’album di debutto è stato interrotto per la pandemia, non vedevo l’ora di iniziare. Questo tempo ha permesso a me e al mio team di lavorare più a lungo sullo show e capire meglio come svilupparlo, quindi vedere il risultato finale è stato grandioso.

Al giorno d’oggi la tecnologia permette ad un DJ di suonare per ore con una comoda chiavetta USB, tu hai scelto invece di suonare live, che è sicuramente più costoso e impegnativo. Perché hai deciso di seguire questa strada e quale valore aggiunto ciò conferisce al concerto?
Suonare musica dal vivo è ciò in cui penso di essere più bravo, quindi aveva senso farlo. Penso che le persone si siano anche abituate a questo mio tipo di esibizioni, quindi cambiare ora la mia performance sarebbe stato poco corretto. Spero che il fattore live aiuti ad aggiungere ancora più emozione al mio set, sapendo che non ce ne potranno mai essere esattamente due uguali. 

Che musica ascolti di solito e chi sono i tuoi artisti preferiti? Quali sono le tue influenze nella produzione?
Tengo sicuramente d’occhio ciò che sta accadendo nella musica dance, ma non necessariamente la ascolto sempre. Sono un grande fan di tutta la musica che HAAi, Barry Can’t Swim e Mathame hanno pubblicato di recente e Stephan Bodzin rimane la mia principale ispirazione musicale. Tuttavia, trascorrendo così tanto tempo viaggiando, in genere ascolto musica che mi aiuta a rilassarmi e recuperare. 

A proposito di live, puoi raccontarci l’esperienza che hai avuto con Cercle quando hai suonato in Cappadocia in mongolfiera?
Ne ho parlato con qualcuno di recente, penso che lo show di Cercle rimanga ancora il momento clou della mia carriera. L’intera esperienza è stata così surreale… È stato confermato solo 7 giorni prima delle riprese, quindi preparare il set, e poi volare in una zona così straordinaria e remota della Turchia in un così breve lasso di tempo, ha fatto sembrare tutto un sogno. Quando ci ripenso, ancora non riesco a credere che sia successo. Un enorme ringraziamento al team di Cercle per aver contribuito a rendere possibile tutto ciò. 

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