Sabato 17 Agosto 2019
Interviste

L’italiano che ha portato la gabber al Berghain. Con eleganza

Gabber Eleganza ci ha raccontato la sua esperienza berlinese. È lui l'uomo che ha portato la gabber italiana nel club più famoso del mondo

Alberto Guerrini è un visionario. Odio certi termini abusati, anzi ne odio l’abuso, che inevitabilmente porta un aggettivo forte a perdere valore, lo inflaziona. Un visionario è qualcuno che ha una visione, che crede fortemente in qualcosa ed è disposto a scommettere sulle potenzialità di questa idea, laddove tutti gli altri non vedono nemmeno l’idea. Alberto Guerrini è un dj di Bergamo ed è anche un appassionato del mondo hardcore e gabber, della sua cultura, della sua rappresentazione estetica. Tanto che da vero outsider ne ha fatto un progetto artistico che si dipana tra dj set (dove propone sia i classici del genere sia le novità, sconfinando spesso e volentieri in generi affini e molto sperimentali), coreografie, moda e fotografia. Dando al tutto il suggestivo nome di Gabber Eleganza. Nel suo caso visionario può essere usato a ragion veduta, senza remore. Il bello – e la visione – di Gabber Eleganza è che è talmente appassionato e bravo da riuscire a conquistare la stima, il rispetto e l’affetto sia del mondo gabber, sia di chi si muove in territori dal piglio decisamente più intellettuale, insomma gli alternativi veri, quelli che amano anche gli estremismi e ne fanno una bandiera.

Questa lunga introduzione per contestualizzare l’intervista che vi apprestate a leggere, perché Gabber Eleganza ha raggiunto un obiettivo importante: il 29 dicembre scorso è stato chiamato al Berghain. E già è un traguardo prestigioso. Ma ancora di più lo è se si opera al di fuori dei circuiti techno e house a cui siamo soliti associare il celebre club berlinese. Gabber Eleganza ha imposto la sua visione ed è arrivato laddove molti dj sognano. Sentiamo com’è andata.

Parto direttissimo: com’è successo che ti abbiano chiamato per suonare al Berghain? 
Sono stato contattato da Dan Denorch, un promoter americano che vive a Berlino e gestisce una label e una serata che si chiamano entrambe Janus. La serata è proprio al Berghain, si rivolge ai suoni delle nuove avanguardie post-rave e cosiddette accelerazioniste, dove hanno già suonato artisti apprezzati del genere come Lorenzo Senni e Amnesia Scanner. Dan aveva visto il mio Hakke show qui in Italia e ha deciso di chiamarmi per Janus. 

Che cos’è l’Hakke show?
Si tratta di un set di 50 minuti circa in cui propongo hardcore classica, anni ’90, e in cui ci sono dei ballerini che appunto ballano l’hakke, le tipiche mosse di danza legate all’hardcore. Oltre alle coreografie c’è una grande cura dei costumi, del look. Uno spettacolo totale.

Che tipo di serata è Janus?
È una clubnight sperimentale, c’è un pubblico ibrido, vario, lo definirei arty, molto interessato alle novità e alle cose fuori dal clubbing ordinario. In line up prima di me c’era un dj set di Amnesia Scanner, che si sono spinti addirittura a suonare un pezzo di Ramirez, per dire. Poi Lotic, Shygirl, io e in chiusura Yves Tumor.

E al Berghain che cosa hai messo?
Durante la prima ora mi sono mantenuto intorno ai 135-140 bpm, ho suonato classici rave anni ’90, cose come i Prodigy per capirci, e poi jungle, footwork, per poi dirigermi verso i classici hardcore del periodo ’95/’96 nella parte finale del set. Come vedi Gabber Eleganza è nato come un progetto molto “filologico” ma non mi faccio problemi a suonare dischi che non rientrano prettamente nei canoni della gabber e dell’hardcore classiche. È il mood che mi interessa, il suono deve essere hardcore, deve avere quell’attitudine, poi se non lo è propriamente come genere non è così importante.

In quale sala hai suonato?
La serata era nella Saule, che è la sala al pianterreno, in pratica, per chi è stato al Berghain, è quella a cui si accede dopo l’ingresso, sulla sinistra. Era l’unica aperta quella sera perchè essendo un venerdì il club non seguiva gli orari del weekend. Il Berghain apre infatti sabato a mezzanotte e chiude il lunedì, come saprai.

Domanda fatidica: com’è suonare al Berghain?
Beh, devo dirti che essere lì da dj è tutt’altra cosa rispetto a quando ci vai a ballare. C’ero stato diverse volte da clubber, la prima era stata addirittura nel 2010, ero entrato a mezzogiorno, lo ricordo ancora. Ho anche un buon palmares perché sono sempre riuscito a entrare, sarà che sembro un po’ berlinese nell’aspetto, che ne so. Andarci a suonare invece è un’esperienza unica. L’aspettativa è altissima, mi era salita un po’ di ansia, confesso. Poi nel giro di mezz’ora ho carburato e mi sono trovato a mio agio, ero tranquillo. In questo una parte fondamentale la gioca proprio un ambiente dal clima amichevole, chi si occupa della serata, i fonici e tutto lo staff sono estremamente professionali ma non pressanti, ti lasciano per i fatti tuoi, qusi una sensazione da centro sociale nonostante tutto sia organizzato e curato nei dettagli. Anche il pubblico è molto easy, non senti la pressione di un club così prestigioso quando stai suonando, almeno a me non è successo.

Senti, ma la classica foto davanti al club non l’hai fatta?
No, guarda, ci ho pensato ma non me la sono sentita, mi sembra una posa davverro troppo turistica, pacchiana. Parlando di attrazioni locali, però, posso dire di aver visto per la prima volta il leggendario Sven Marquardt, la leggenda dice sia il terrore di chiunque si presenti alla porta del Berghain, a me è parso un serio e professionale door selector.

Insomma, mi sembri entusiasta, il bilancio è positivo.
Sì, direi di sì. Anzi, anche Dan e i ragazzi di Janus mi sono sembrati contenti, potrebbe esserci un seguito a questa serata, chissà che io e la mia famiglia non tenteremo anche di trasferirci a Berlino. Vi terrò aggiornati!

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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