Martedì 25 Giugno 2019
Costume e Società

Berlin Calling: la magia di Berlino è tutta vera

Vi raccontiamo perché Berlino rimane una città unica e speciale, la vera Mecca di chi ama la musica elettronica

Berlino. Dici Berlino e inevitabilmente si schiude tutto un immaginario che si compie nei luoghi e nelle immagini che sono diventati figure retoriche, antonomasie, la Love Parade e la Siegessäule, la Colonna della Vittoria, il Berghain e Paul Kalkbrenner, il Muro e lo Zoo, la Kaiser Wilheilm Kirche e la East Side Gallery, Kreuzberg e Checkpoint Charlie, i locali sulla Sprea e gli Hansa Ton Studios. Luoghi che diventano luoghi comuni. Eppure c’è molto di più. Ogni città ha i suoi cliché e oggi più che mai, nel mondo ristretto dai viaggi a portata di mano e delle informazioni a portata di click, associamo i simboli ai luoghi, facendo diventare tutto famigliare, già visto, anche quando non l’abbiamo ancora vissuto in prima persona. Eppure Berlino sembra riusicre in qualche modo a fermare questo meccanismo, e a concentrare in sè molti aspetti anti-moderni pur essendo una città incredibilmente moderna e avanguardista. È la città della techno, è la capitale che è riuscita a scalzare Londra dall’immaginario collettivo giovanile, è the place to be, il posto dove essere, dove andare, dove succedono le cose, dove si va per cambiare vita e sfondare come dj. E tornandoci ancora una volta per JÄGERMUSIC LAB recentemente, ho respirato esattamente questa atmosfera carica di possibilità.

Il panorama della città non è più quello dei primi anni ’90, dei rave e della prima vera esplosione di techno e trance. Non esiste più la città squarciata in due, da una parte l’ex DDR, l’Est, dall’altra la moderna Berlino Ovest; non c’è più quella doppia velocità che rendeva tutto affascinante e pericoloso, quei grandi punti interrogativi sono stati colmati dal tempo, dalla politica, e soprattutto dalla cultura e da una società in continuo fermento. Ma tutto quel periodo non è stato cancellato, si è semplicemente sedimentato diventando radice di una cultura di massa – ormai non più esclusivamente giovanile – che è poi fiorita nel decennio scorso ed è ora diventata a suo modo establishment, pur non perdendo, fatto curioso, molte delle sue caratteristiche contro-culturali. Altro fatto interessante, un ossimoro, un’anomalia in un momento storico in cui ogni novità accattivante viene immediatamente fagocitata dagli sponsor, dal business, inglobata da una patina di massificazione che per forza di cose ne spegne l’unicità. Prendiamo il Berghain. Celebre, sdoganato, meta di turisti che ci fanno la foto fuori. Eppure ancora inaccessibile, impenetrabile, capace di mantenere la sua aura di segretezza ed esclusività. In America un luogo del genere sarebbe già diventato franchising, a Londra avrebbe ammorbidito le sue politiche, a Milano sarebbe schiavo dei meccanismi delle liste e degli amici degli amici che arrivano ospiti a spararsi le pose. A Berlino, no.


Berlino è la città dove si va a ballare anche il lunedì sera in un club storico come il Tresor, dove il Berghain resta aperto 36 ore e si può uscire, andare a casa o al lavoro e rientrare con lo stesso timbro il giorno dopo il primo ingresso.
È il luogo dove la techno è ovunque, la cassa dritta si sente anche al supermercato o al chiosco del kebab. Tanto da saturare, da indurti ad ascoltare ‘Il Barbiere Di Siviglia’ di Rossini quando entri in camera, a cercare una fuga da ciò che tanto ami. Locali come quelli berlinesi non sarebbero nemmeno presi in considerazioni dalle nostre parti: sciatti, basici, per nulla eleganti, capannoni senza fronzoli. Eppure hanno gli impianti migliori che si possano immaginare, tutto suona bene, perfetto, avvolgente, le regole sono palesi, zero furbetti in code privilegiate, prezzi popolari all’ingresso e al bar, ampia libertà di fare letteralmente ciò che si vuole rispettando solo le regole tacite del rispetto altrui. Fuori il rigore, dentro la libertà libertina. Sarà per tutto questo che siamo innamorati di Berlino e della sua incomparabile scena musicale. Però appena rientriamo in Italia, o appena andiamo a Ibiza, diventiamo pazzi per gli status symbol: i tavoli, il backstage, il braccialetto, il privé. Ecco perché c’è molto da imparare. Ecco perché Berlino è magica e ci richiama a sè. Una grande anima collettiva, nonostante quando si scambia qualche chiacchiera con qualcuno del posto o semplicemente più veterano di noi nelle sue visite in città, ci venga subito sottolineato come il panorama sia cambiato. E non solo per lo skyline ricco di grattacieli, ma anche per lo spirito che sembra anche qui privilegiare ormai il turbocapitalismo di questo nostro tempo.

Eppure Berlino conserva intatta la magia per cui tutto è possibile e nulla ci appare fuori luogo: né i personaggi che girano per strada come fossero usciti dalla Love Parade del 1993 da un varco spazio-temporale, né la signora che chiama la polizia perché qualcuno fuma fuori da un ristorante, né i taxisti scorbutici (ma davvero scorbutici!) né le perquisizioni all’ingresso di un club. Al netto di tutti i luoghi comuni e del fatto che l’erba del vicino ci sembra sempre e comunque più verde, Berlino è davvero un luogo di grande ispirazione. Anche messa a paragone con gli altri epicentri della musica contemporanea, con le altre città dove si va per incubare e far accelerare le proprie carriere, resta un luogo con una vibrazione speciale. Non ha il sole di Los Angeles, non ha l’imprinting al business di Las Vegas o gli intrecci multiculturali londinesi, ma possiede un geist, uno spirito, un’attitudine tutta sua. Probabilmente è l’unico luogo al mondo dove viene voglia di prendere un taxi alle 4 di mattina, lasciare il resto della compagnia, e stare in coda per mezz’ora sperando di superare la severissima selezione per andare a ballare da soli. E sentirsi felici, esattamente nel posto dove si vorrebbe essere, dove sembra giusto essere, in mezzo al dancefloor, mentre i Bicep chiudono il loro live, il sole sorge e tutto intorno ci sono facce sconosciute, fraterne, con cui si sta condividendo un momento di felicità vera.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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