Martedì 14 Luglio 2020
Costume e Società

A Berlino i club chiedono di essere equiparati ai teatri d’opera

In una città che cambia e accelera verso speculazjoni edilizie e gentrificazioni, i club, grande attrazione turistica e culturale, sono a rischio. E così, ecco un'idea innovativa

I club trattati come teatri d’opera. Al Berghain come allo Staatsoper, il teatro dell’Opera di Stato. Non è una provocazione. Anzi. È la richiesta serissima e argomentata di una cordata di proprietari e gestori di locali della città. Berlino è il luogo a cui tutti guardiamo quando pensiamo al clubbing. Non soltanto in termini di sound e di mode, anche se innegabilmente la capitale tedesca è il centro intorno a cui orbitano tutte le novità e le cose cool del pianeta dance, avendo scalzato Londra dall’immaginario collettivo da ormai almeno un decennio, anche più. Berlino è amata, considerata, desiderata e studiata perché si tratta di un luogo unico al mondo, in cui i turisti vanno per i club e in cui i giovani hanno sussidi, agevolazioni, prezzi bassi rispetto al resto d’Europa, e possibilità infinite per realizzare i propri sogni. Dove l’arte e la cultura (soprattutto la conto-cultura) sono rispettate e considerate.

Naturalmente, tutto questo è uno scenario utopico, perché se è vero che per molti anni, diciamo dalla seconda metà dei ’90 fino all’inizio del decennio passato, a Berlino si sono allineate le stelle, si sono, cioè, incastrati numerosi fattori che hanno contribuito a creare un humus molto favorevole e un panorama decisamente frizzate per tutto quello che riguarda il mondo della musica, soprattutto elettronica, è anche vero che la città ha nutrito la sua stessa mitologia, che si è alimentata di racconti un po’ romanzati e ha creato il mito di Berlino. Dal Berghain a Berlin Calling, per restare in tema di grandi miti dell’immaginario collettivo. Tuttavia, negli ultimi anni molto sta cambiando. Chi ci vive da tempo lamenta un’inversione di tendenza piuttosto netta, e se intorno al 2000 le ex-fabbriche e molto luoghi dismessi dallo smantellamento del vecchio mondo, quello della Guerra Fredda, della cortina di ferto, della DDR, la Germania Est, diventavano club, oggi molti club chiudono. Se un tempo i club aprivano in maniera più o meno legale e potevano regolarizzare la propria posizione senza troppi problemi burocratici, oggi tutto si è fatto più sringente. Se prima c’era un’aria libertaria e avanguardista, oggi quella libertà esiste ancora ma è più codificata, standardizzata, quasi da cartolina.

Più di cento locali hanno chiuso a Berlino negli ultimi dieci anni, a molti altri sono a rischio. La cosiddetta gentrificazione ha invaso molte di quelle zone che un tempo erano invece economiche, a basso prezzo, e quindi posti perfetti per chi voleva inventarsi o re-inventarsi una vita. Era Berlino stessa che si stava re-inventando. Una città in piena ricostruzione, nei primi anni ’90, e capace di trovare una personalità nuova, una risposta morale a ciò che era stata dai tempi della seconda guerra mondiale in poi. Un modello di successo tra welfare, nuove economie, alta concentrazione di creatività, arte, cultura e apertura mentale, mentalità libertaria e tollerante. Solo che il gioco ha funzionato così bene da diventare business. E infatti, la Berlino degli ultimi anni sta diventando quella dei grattacieli, dei cantieri enormi, della speculazione edilizia, dei prezzi in forte rialzo e di un generale allineamento con i trend delle altre capitali europee. Lo stesso discorso si espande anche nella direzione dei club, che sono una delle principali attrazioni turistiche di Berlino, in grado di attirare 3 milioni di visitatori e di generare un indotto di circa 1 miliardo e mezzo di euro ogni anno.

Così, per salvaguardare la propria posizione e ufficializzare lo status culturale di un settore che sta davvero marchiando in modo storico la città (ma potremmo dire tutto il mondo, vista la diffusione e la trasversalità del fenomeno del clubbing negli ultimi trent’anni), una delegazione della Clubcommission (collettivo di proprietari e gestori di locali berlinesi) ha presentato al Budestag, il parlamento tedesco, la proposta di essere inseriti in una categoria protetta dal punto di vista istituzionale, con appoggi, agevolazioni, e quel tipo di salvaguardia che si riserva alle attività di chiaro interesse culturale e artistico. La stessa categoria che interessa teatri come lo Staatsoper Unter der Lidnen, o il Deutsch Oper Berlin. Un’equiparazione che investirebbe la club culture di una nuova seriosità e di un’attenzione del tutto nuova da parte delle istituzioni. Fa sempre un certo effetto vedere come qualcosa nato per puro spirito di rottura degli schemi (e vale per i club come per la loro musica, house, techno, breakbeat e molto altro) diventi poi, col passare del tempo, storia sedimentata, e acquisisca un valore e uno spessore culturali riconosciuti. Non serve l’investitura del parlamento tedesco per questo, ma sarebbe un passaggio storico per tutta una serie di ragioni: sovvenzioni, preservazione, curatela di un mondo ormai importante e assolutamente di peso nel panorama artistico mondiale. 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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