Giovedì 22 Agosto 2019
Interviste

A bordo della Macchina Nera

Macchina Nera sembra il titolo di un film italiano degli anni ’70 e invece stiamo parlando di un giovane produttore di Monaco innamorato dell’italo e dell’house. È appena uscito con un album davvero bello per Pastamusik che vi consigliamo di ascoltare. Noi per l’occasione siamo saliti a bordo per farci un giro fra Giorgio Moroder, Berlino e la Dance Mania Records.

La prima cosa che ovviamente affascina un italiano come me è il tuo nome, “Macchina Nera”. Mi fa venire subito alla mente il cinema di serie B del nostro Paese, e penso all’horror ma anche al poliziottesco…
Sì, conosco abbastanza il cinema italiano di genere ma Macchina Nera non vuole richiamare atmosfere cupe o orrorifiche. Mi piaceva il suo suono e questo è il motivo per cui l’ho scelto. Mi piace pensarlo in senso metaforico: dare un passaggio a qualcuno, portare l’ascoltatore a farsi un giro con la musica. Anche il fatto che crei una certa confusione geografica (io sono tedesco ma il nome è italiano) non mi dispiace.

“Macchina Nera” è il titolo di un disco, giusto?
Sì, si tratta di un brano di italo disco non molto riuscito; la band si chiamava Scala e solo di recente ho scoperto che uno dei componenti è un amico di mio padre! Quando ha saputo che avevo scelto questo nome è rimasto sorpreso e contento della cosa.
[Si alza per prendere il disco e mostrarmelo]
Mi piaceva anche la copertina. Come ti dicevo musicalmente non è un granché, non è che lo ascolti poi molto. La produzione in sé non è male però, e mi ha fatto piacere sapere che un mio concittadino fosse coinvolto, è stata una sorpresa anche per me.

C’è questa connessione fra Monaco e l’Italia che non può che far venire in mente in primis Giorgio Moroder.
Sì, all’epoca lui praticamente inventò un suono e un mondo che girava intorno a quel suono qui a Monaco. In tanti all’epoca tentarono di salire sul carro. Purtroppo all’epoca non ero ancora nato ma sicuramente fa parte della mia eredità musicale dato che stiamo parlando di qualcosa di indissolubilmente legato alla città. Io suono ancora i suoi dischi.

Quando si parla di Germania per la musica elettronica si pensa immediatamente a Berlino. Come definiresti l’identità di Monaco rispetto alla capitale tedesca? Non che non ci siano state altre città importanti per la musica elettronica nel tuo paese, come Amburgo o Francoforte…
A Francoforte i primi ’90 sono stati un periodo d’oro per quanto riguarda la musica elettronica, c’era un bel fermento ma ormai le cose anche lì si sono fermate. Monaco è una sorta di paesone dove ci si conosce tutti, è difficile fare un paragone con Berlino. La scena qui è piccola e i club non sono molti anche se ce ne sono di ottimi. Tutto è come più compresso rispetto a Berlino, dove devi viaggiare un’ora per vedere un amico. Sono contento di vivere qui perché la vita della capitale non mi farebbe bene: immagina dover andare in ufficio quando ogni sera puoi uscire e fare tardi. Per me sarebbe un grosso problema! Ho diversi amici lì e mi fa piacere andarli a trovare e passarci una settimana, ma non ci potrei vivere.

Se penso a Monaco penso ad un suono melodico, più solare, rispetto al suono techno dominante a Berlino. Si tratta ovviamente di stereotipi.
Beh in parte però è vero. A Monaco come dicevamo c’è l’influenza italiana, c’è una passione per la melodia che nel periodo disco si faceva sentire anche di più. La vita musicale berlinese è molto varia, è più difficile inquadrarla in un suono preciso.

Macchina nera dj

Nel tuo disco, “Collage”, c’è un buon bilanciamento fra melodia e ballabilità, è molto versatile e si presta a situazioni di ascolto differenti.
Sono contento che tu ci senta questo perché è esattamente il tipo di miscela che desideravo ottenere. Volevo coniugare strutture house efficaci con i suoni del pianoforte e del Rhodes. Non sono un musicista in senso tradizionale e quindi ho fatto tutto ad orecchio, programmando tutti gli strumenti, ma credo di aver raggiunto quel risultato. Mi piace pensare alle sonorità del disco come al momento finale di una serata in un club, con le coppie che si baciano fuori e c’è questo momento di forte emotività mentre sullo sfondo la gente ancora continua a ballare…

So che non usi più strumenti analogici e lavori esclusivamente in digitale.
Sì, avevo molte macchine ma me ne sono dovuto liberare per potermi pagare l’affitto. Ora pensavo di comprarmi una drum machine per avere un approccio diverso nella scrittura dei brani. Comunque lavorare su portatile mi piace, puoi farlo anche dal letto. È decisamente comodo. Chi lo sa però, magari l’anno prossimo farò un album interamente analogico.

Per il futuro ci dobbiamo aspettare produzioni diverse rispetto al suono con il quale ti sei presentato in quest’album?
Sì, sto lavorando a delle cose diverse per la mia etichetta che saranno a metà fra Dj Sneak e le uscite della Dance Mania. Le tracce che ho messo insieme per questo lp hanno una certa vena malinconica ma non rappresentano tutto lo spettro delle cose che mi piace produrre. Amo non ripetermi. Trovo invece più difficile finire quello che comincio a comporre…

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