Domenica 25 Agosto 2019
Interviste

Bottai entra in Refune: 10 e “Loden”

Con il passare degli anni e l’avanzare della tecnologia, assistiamo a continue novità che facilitano e migliorano le prestazioni e le possibilità degli artisti. Ma stiamo parlando sempre e comunque di musica, qualcosa di intangibile e mai conoscibile completamente. Restare aggiornati non può essere inteso come una relazione di coppia in cui ogni tanto si dà un’occhiata fuori per vedere se si può sostuire il partner con qualcun altro. Piuttosto, restare aggiornati dovrebbe avere a che fare con una ricerca che mira a nuove emozioni, all’esperienza, alla creazione del ricordo. La storia e la cultura non possono essere battute dalla qualità fine a se stessa o da un milione di “mi piace” sul web, e mai come oggi i numeri possono essere conquistati senza troppe difficoltà. In quelle storie fatte da persone che, avendo dentro certe cose, sono obbligate da se stesse ad agire in nome della passione per la musica e l’arte, i numeri non contano e tutto è un po’ più misterioso, velato, magico. Parlando di persone appassionate, l’identikit coincide senza punti di discontinuità con il pesarese Giovanni Bottai. Il giovane ventitreenne fissa una nuova e importante meta nella sua ancora breve carriera. Dopo il remix ufficiale per “Parachute” di Otto Knows, si lega alla Refune Records e rilascia “Loden”. Le sue nuove sonorità sembrano venire dalla fermentazione di un ideale passato, che gli indica quali sono i passi da evitare illuminando invece una strada nuova, brillante e ben costruita. Questo stile già proposto in “Parachute” è fresco, dinamico e molto personale. Giovanni è arrivato ad una miscela così organizzata e d’impatto che apre la porta ad un modo moderno e unico di vivere il club.

Stai producendo alla grande, in modo originale e fresco, puoi descrivermi brevemente la tua filosofia di produzione? Quali sono le tue influenze?
Non ho una vera e propria filosofia di produzione, cerco di seguire molto l’ispirazione e tendo anche ad unire più stili di musica in un’unica traccia. Ascoltando di tutto vengo influenzato da tutto, ultimamente dalla musica degli anni ’70/’80 e da artisti più attuali come Kryder, Tom Staar, SHM ed Eric Prydz.

Si fa un gran parlare di questa Groove Crew, cosa intendete e cosa volete trasmettere al pubblico che vi trovate di fronte?
Groove Crew è qualcosa di astratto, ma diciamo: è un gruppo di musicisti e dj volti a produrre e suonare non più l’attuale “big room” ma qualcosa di più ricercato, con un ritorno in primo piano del groove. Una piccola definizione può essere “musica che fa ballare e non saltare”. Questo è ciò che vogliamo trasmettere.

A proposito di etichette, da ormai qualche settimana fai parte della Refune, label ormai storicafondata da Sebastian Ingrosso. Il roster è formato da Alesso, Otto Knows, il padrone di casa Ingrosso e Jesse Kiis. Che effetto fa fare parte di un gruppo del genere?
Beh, sinceramente ancora non me ne capacito molto! Ma certamente mi dà una grande fiducia e apre buone speranze per il futuro.

Il 7 Dicembre hai partecipato insieme ad altri grandi djs della scena italiana al Benny Benassi and Friends. Cosa puoi dire di questa esperienza?
Sicuramente è stato un grande onore poter partecipare, e anche una sorpresa. L’organizzazione era ottima e io e Simone (Simon de Jano) ci siamo davvero divertiti. Una bellissima esperienza, magari ci fossero altri eventi cosi in Italia!

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Marco Cucinotta
Innamorato del suono che irrompe squarciando la mediocrità, sono sensibile al cielo quando incontra le stelle e nutro la mia fede nell'avvenire lasciando che siano le sensazioni a parlare di verità.

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