Lunedì 17 Maggio 2021
Interviste

Bruno Belissimo ci presenta la sua ‘Maison Belissimo’

L'uscita del nuovo album porta in dote molta ironia e un inimitabile sound '80s. La nostra intervista tra cafonate, Martini sbagliati e ottime collaborazioni

Se i Righeira avessero incontrato Amanda Lear a spasso con Pino D’Angiò, probabilmente Bruno Belissimo non avrebbe fatto uscire questo album. Ma questo per nostra fortuna non è accaduto, e quindi eccoci qui ad apprezzare il lavoro di un artista che, con immutata perizia, autoironia e palato fine ci regala un viaggio iconico e visionario nei primi ’80, con la freschezza e la capacità di stupirci ancora una volta.

Abbiamo raggiunto Bruno per sapere tutto sul suo nuovo album ‘Maison Belissimo’ tra collaborazioni, un sound ormai molto identificativo, e tutto l’immaginario surreale di un artista sempre più sicuro del proprio stile.

Foto: Leonardo Taddei

 

Bruno, cosa ti è passato per la testa questa volta? Che intenzioni avevi e soprattutto, sei soddisfatto del risultato?
Ridendo e scherzando siamo arrivati al quarto album, con la volontà e la consapevolezza di non volermi mai ripetere, pur mantenendo una coerenza di stile e musica. Il risultato è un’opera diversa per molti aspetti, di cui sono soddisfatto. Vedremo quale sarà la reazione di chi lo ascolterà e – spero – lo ballerà.

Nonostante l’ultimo anno sia stato quel che è stato, questo album è intriso di  allegria e spensieratezza. I precedenti lavori, nonostante il groove sempre estatico, avevano comunque una sottotraccia cupa, di critica e satira pungente. In questo invece sembra che tutto sia mirato alla scanzonatura. Dove hai trovato l’energia giusta per proporlo?
Quello che dici mi colpisce perchè è vero. Personalmente non so da dove provenga quella vena di amarezza, che effettivamente fuoriesce da diversi miei lavori. Probabilmente il fatto di aver lavorato le tracce a più mani e con tante collaborazioni ha fatto venir meno questa caratteristica. Se fosse stato un lavoro affrontato in solitudine probabilmente sarebbe stato ben diverso. Forse proprio per questo le collaborazioni sono molto sentite in ‘Maison Belissimo’.

Spesso dichiari di avere un preciso filo conduttore nelle tue uscite. Qual è quello di ‘Maison Belissimo’?
Forse questo album è il primo senza un filo conduttore specifico. Anzi no. Il filo conduttore sono le collaborazioni, che da sempre nel mio caso sono state rare e centelllinate. Questa volta tre quarti dell’album esce con una condivisione di progetto e musica. Ed è la sua peculiarità principale.

 

Oltre a Le Feste Antonacci, con i quali hai dato vita a ‘Centocelle Nightmare’, il brano più meravigliosamente cafonal e surreale dell’intera produzione, come hai gestito i rapporti e scelta delle collaborazioni?  Puoi raccontarci qualcosa traccia per traccia?
Certamente, anche perché avendo sempre giocato in singolo è interessante ripercorrere il viaggio affrontato con altri compagni.
In ‘Tutta Moda’ ho voluto coinvolgere Francesco De Leo, cantautore che mi è sempre piaciuto e che mi ha divertito enormemente, grazie anche al fatto che ci siamo trovati subito a livello artistico. Abbiamo lavorato quasi in modo telepatico.
Per ‘Shit Martini’ ho avuto il piacere di avere Tantum Rush, che conosco personalmente ed ero certo che la traccia calzasse a pennello il suo stile. I Funk Rimini sono una band perfetta per il groove che avevo in mente per ‘Disco Eccezionale‘, che vedrei perfetta per una colonna sonora da cinepanettone stile ‘Abbronzatissimi‘. Tra l’altro l’idea di fare un progetto di recupero musicale di quei film mi gira ancora per la testa. Bassi Maestro (North of Loreto) su ‘Effetto Notte‘ era una scelta già decisa da tempo. Con lui c’è un rapporto di amicizia costruito in tanti anni. Con Kontessa il pezzo ‘Play Myself’ era già pronto da tempo, ma ha dovuto attendere questo album per trovarne la giusta collocazione.

Anche in questo album hai cantato, esperienza che se non sbaglio aveva visto come uniche prove i precedenti ‘Orfeo’ e ‘Il Piacere’. C’hai preso gusto?
Sinceramente…ancora non lo so, ma credo che il prossimo lavoro mi porterà nuovamente a qualcosa di strumentale e comunque senza la mia voce. Vedremo.

Però questa volta hai anche ballato! Come è nata l’idea del video di ‘Italiano Fantastico’?
È stata la mia ragazza, che ha convinto un drink dancer come me a superare l’idiosincrasia alla danza grazie anche al supporto del coreografo Leonardo Mannucci. Ma non mi vedrete certo su TikTok.

 

Usciranno altri video? Su questo fronte ti sei sempre messo molto in gioco.
Usciranno altri video, nonostante sia convinto che l’impegno per farli non sia supportato, come accadeva una volta, da una rotazione e una visibilità adeguate.

A questo punto non resta altro che seguirti dal vivo. Situazione attuale permettendo, riusciremo a vederti all’opera in giro con le tue canzoni?
Spero proprio di sì. In tempi normali avremmo già tutto programmato, ma sono fiducioso del fatto che usciremo dalla tane e riprenderemo al più presto, anche perché i progetti paralleli al mio solista che sto mettendo in piedi ritengo possano essere davvero interessanti. Uno in particolare, che vede la presenza del mio fratello gemello Bonito alla batteria.

 

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Matteo Cava
Imolese doc, appassionato di scrittura e di suono in tutte le sue forme. Esploratore di musica elettronica dagli anni '90 ad oggi. Ama scovare tracce nascoste.

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