Lunedì 16 Settembre 2019
Costume e Società

Burning Man dice basta agli influencer

Il CEO di Burning Man Project ha pubblicato un comunicato ufficiale in cui sottolinea alcuni problemi etici che riguardano il celebre raduno. Su tutti, le modelle di Instagram e il lusso inutile.

Foto di Sara Swaty

Burning Man è ancora oggi tra i raduni artistici più eclettici al mondo, nonostante la sua lunga storia abbia dato prova di quanto si sia dovuto inevitabilmente adattare ad alcune logiche “da festival” che hanno trasformato la manifestazione spontanea di Black Rock Desert in una delle mete più ambite da fan dell’elettronica, figli dei fiori, dj internazionali, VIP e influencer di Instagram. Ecco, queste ultime due categorie non stanno più andando un granchè a genio ai ragazzi di Black Rock, che qualche tempo fa si sono pronunciati attraverso il CEO di Burning Man Project, Marian Goodell

Il Burning Man è un raduno che ha fatto di alcuni valori corali le sue fondamenta imprescindibili. Essere parte di Burning Man non significa semplicemente partecipare ad un evento artistico crossover, ma immergersi in una mentalità, uno spirito collettivo, un’esperienza a trecentosessanta gradi che si propone di trasmettere dei principi che l’organizzazione no-profit non pretende di regalare al mondo intero, ma perlomeno di far rispettare all’interno della sua città indipendente e autonoma (come tra l’altro è legalmente riconosciuta negli Stati Uniti). Partecipazione, rispetto dell’ambiente, baratto, altruismo, libera espressione artistica, non commercializzazione. Dove trovano posto i brand taggati dagli influencer su Instagram? Da nessuna parte. Chiunque abbia interesse nel seguire i canali social a tema Burning Man, non potrà negare l’enorme quantità di top model e personaggi pubblici che popolano il feed di Instagram a colpi di outfit studiati, pose plastiche e tag pubblicitari.

Taggando i brand nelle loro foto, sostanzialmente stanno usando il Burning Man a scopo commerciale. Un atto assolutamente contrario al principio di non commercializzazione alla base del nostro raduno, e questo non è accettabile. Burning Man non è un festival, è un’esperienza. Ma a queste persone sembra non interessare.”

Così si è espresso Goodell via Burning Man Journal, parlando addirittura di “carri in cui erano ammesse solo ragazze sexy”. Sono citati anche alcuni “luxury camp” che non avrebbero rispettato il principio di leaving no trace, ovvero di lasciare l’ambiente così come è stato trovato, senza inquinare. L’emergenza sottolineata da Marian è quella di un graduale allontanamento dei partecipanti dallo spirito che ha segnato la storia di questo posto. Per far fronte a ciò, Goodell ha annunciato di voler ridimensionare il costo dei biglietti, esaminare i vari package e monitorare le modalità di vendita. Non è chiaro come verranno gestiti gli influencer e i rispettivi brand, forse con degli espliciti divieti o magari con un sistema di censure attraverso Instagram, anche se difficilmente realizzabile. Burning Man lo lascia chiaramente intendere: c’è bisogno di meno milionari annoiati e più persone in sintonia con i principi del raduno di Black Rock. 

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando le playlist di Spotify.

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