Sabato 24 Ottobre 2020
Costume e Società

Calvin Harris, Fatboy Slim, Eats Everything: il malessere dei dj britannici contro il governo

Alcuni tra i maggiori dj del Regno Unito sostengono un'iniziativa benefica per aiutare chi lavora nei club. E si scagliano contro il proprio governo

Stiamo passando mesi difficili e non è un mistero che molti club terranno la saracinesca abbassata anche quando si potrà tornare a ballare. Perché restare fermi per sei mesi, con la prospettiva di altri sei – come minimo – nelle stesse condizioni, è semplicemente insostenibile per un esercizio commerciale. Ne abbiamo parlato più volte durante la primavera e l’estate, anche insieme ai proprietari stessi, qui sul sito o durante le nostre dirette su Instagram. E a volte ci siamo anche detti che forse i toni si sono estremizzati per quel tipico modo tutto italiano di essere sempre un po’ lamentosi, anche quando le cose vanno bene. Figuriamoci se vanno male. Ma no, non è questo il caso. Il periodo è davvero drammatico. Anche al di fuori dei nostri confini, naturalmente. Ed è utile fare un paragone con l’estero e sapere che aria tira. Mal comune non è mezzo gaudio.

 

 
 
 
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#WeMakeEvents The UK events sector and the hundreds of thousands of people that work within it urgently need government support to survive the COVID-19 crisis. The Live music industry contributes billions of pounds each year to the UK economy. There is little chance that doors will be open again until next summer or worse… without major immediate support from government, the entire supply chain is at risk of collapse. To help raise awareness you can write, share, call or record… find out more at wemakeevents.com/uk/ #LetTheMusicPlay #LetUsDance #LightItInRed #ForgottenLtd #TheShowMustGoOn #RedAlert #SaveOurClubs #SaveOurNightlife #SoundOfSilence #ExcludedUK

Un post condiviso da Fatboy Slim (@officialfatboyslim) in data:

In questi ultimi giorni sono apparse su Instagram delle critiche molto dure al governo e al sistema britannico. Su profili eccellenti: Calvin Harris (che vive in America da tempo ma è scozzese, non dimentichiamolo), Fatboy Slim, Eats Everything. Per citarne tre. I messaggi si concentrano sulla mancanza di aiuti e di visione da parte del governo verso i lavori di chi, costretto alla chiusura da tempo, non ha davvero altro modo di sopravvivere se non quello di ricevere dei sussidi o una qualche forma di aiuto. E rimandano a We Make Events, una raccolta fondi attivata da un movimento internazionale (il logo con il “bollino rosso” di e l’hashtag #wemakeevents campeggiano infatti anche su molti altri profili in questi giorni, non solo di artisti britannici) allestita proprio per aiutare il settore. E ancora, parlano di come sia difficile pensare di non poter essere in un club in mezzo ad altre persone, in una routine di vita spezzata improvvisamente e in modo decisamente traumatico, se pensiamo a come stare davanti a un pubblico sia un momento non solo eccitante e divertente, ma assolutamente adrenalinico. Bushwacka, altro nome storico della club culture made in UK, parla invece proprio di un passato che sembra lontano anche se risale solo a pochi mesi fa. Insomma, se abbiamo spesso ascoltato le voci dei dj e dei promoter italiani, sappiamo che anche altrove le cose stanno proprio come qui. Il 2020 è un anno maledettamente strano, non soltanto devastante da un punto di vista professionale, e quindi economico, ma anche emotivo. Perché ora non ci stiamo pensando, ma quando sarà il momento di rimettere piede in un locale, stiamo certi che non lo faremo con lo stesso spirito di un tempo.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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