Giovedì 24 Gennaio 2019
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Calvin Harris: “l’EDM non ha nulla in comune con la musica che amo”

Calvin Harris è stufo dell'EDM e indica la direzione che la sua musica prenderà nel 2019

Foto: Rukes

Calvin Harris, l’hit maker più celebrato, ricco (per il sesto anno di fila è alla prima posizione della classifica dei DJ più pagati al mondo stilata da Forbes) e richiesto del mondo pop dance contemporaneo non si sente più rappresentato dall’EDM. In un recente Q&A su Twitter lo scozzese ha infatti ribadito perentoriamente come “l’EDM da alcuni anni vede solo canzoni lente e tristi. Non ha nulla in comune con la musica che amo fare”. Quale sarà la direzione musicale che intraprenderà nel prossimo futuro, quindi? Harris svela anche questo, ammettendo di “star producendo tracce […] che suonano come house music”.

Questa dichiarazione certifica una direzione verso la quale molti produttori più o meno disorientati stanno guardando per ritornare in auge o semplicemente rinfrescare il proprio sound ormai povero di vere novità. Non stiamo parlando di Calvin Harris, chiaramente – che a partire da ‘18 Months’, l’album dei record, non ha mai sbagliato un colpo – ma di una miriade di Dj e produttori con meno lungimiranza che si limitano a inseguire e sfruttare fino all’ultima goccia i trend del momento per poi finire, ciclicamente, a doversi guardarsi nuovamente attorno per captare un’altra moda da aggredire.

Per molti questo smarcarsi dagli stilemi EDM potrebbe suonare opportunista, legato a logiche commerciali di business o addirittura ipocrita. I tempi però sono ampiamente maturi per giustificare una dichiarazione del genere senza dietrologie né particolari risentimenti. Il produttore scozzese è sempre stato molto attento a crearsi un proprio stile e un’estetica che non fossero eccessivamente legati a nessuna etichettatura troppo stringente. Pensate agli artisti con cui collabora e ha collaborato – da Rihanna e Dua Lipa, da Frank Ocean agli Scissor Sisters – ai brand di moda con cui ha stretto partnership commerciali, ai festival a cui ha partecipato, ai club in cui tutt’ora suona (l’accordo di 280 milioni con Hakkasan Group è proprio di quest’anno): tutto tenuto assieme da un equilibrio che non lo ha mai visto abbandonarsi totalmente alle logiche EDM dentro cui molti altri artisti, invece, si sono buttati a capofitto. Logiche che hanno dato grossi benefici nell’immediato, ma che a lungo termine hanno causato a questi Dj svariati problemi di svecchiamento e ricambio di pubblico. Problemi che il 6 volte Dj più pagato al mondo non ha mai avuto.


Certamente non si può dire che anche Calvin Harris non abbia intelligentemente tratto beneficio dall’esplosione dell’EDM a livello globale, tuttavia la sua posizione attuale assume un significato più concreto alla luce dell’interessante definizione di EDM data dalla giornalista Charlotte Cijfers sul numero 83 di DJ MAG Italia: “il termine EDM non rappresenta solo uno stile di musica, un gruppo di artisti o un suono specifico. E’ un modo per descrivere il rapido, redditizio e globale processo di commercializzazione della musica dance dal 2010 a oggi. E’ un modo per definire la conversione di Dj in brand […] e dei festival in enormi ipermercati della musica.” Come il pop punk, il nu metal, o altri generi di massa venuti prima, l’EDM ha già superato la data di scadenza lasciando spazio a nuovi trend, potenzialmente ancora più grandi. E Calvin Harris può essere l’uomo che, ancora una volta, potrebbe indicare la via per uscire da questa impasse

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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