Martedì 10 Dicembre 2019
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“Campionare è rischioso, e la musica non vale niente”, parla DJ Shadow

 

Pioniere, profeta, anticipatore. DJ Shadow ha rappresentato un’innovazione strutturale nella musica elettronica degli anni ’90, e la sua fama da allora è rimasta intatta, insieme alla sua credibilità. ‘Entroducing…’ nel 1996 fu il primo album nella storia ad essere costruito e assemblato interamente su campioni di altri brani, quindi senza suonare una sola nota, e tutto non con cut’n’paste bislacco e forzato, ma con costrutti armonici complessi e grammaticalmente corretti. Tra l’altro, a quel tempo la questione dei diritti e dei permessi sui campionamenti era un tema caldisismo, non esisteva una vera regolamentazione e diversi casi finirono in tribunale a scrivere una giurispdurdenza in merito: qualcuno ha fatto la fortuna grazie a sample rubati e mai dichiarati, altri hanno visto andare in fumo milioni per causa perse (‘Bitter Sweet Symphony’ dei Verve fu un caso clamoroso, i Rolling Stones vinsero la causa che tutelava il campione di archi in apertura al pezzo). Oggi le cose sono cambiate tantissimo, la musica veicola altri budget e nuove tecnologie hanno reso obsoleta la pratica del sampling, che resta una tecnica, un vezzo, un’arte, ma è stata superata dal punto di vista tecnico da suoni sempre più accurati a disposizione dei produttori in comode library. Per questo l’intervista rilasciata da DJ Shadow al quotidiano britannico The Guardian durante un tour in Australia appare illuminante. “Il campionamento oggi non riguarda più soltanto vecchi e polverosi 45 giri”, spiega. “Venticinque anni fa la mia priorità era quella di affermare il campionamento come la mia arte, la mia etica, e il sample come il mio strumento creativo. Chiaramente oggi le cose non stanno più in questo modo, il sampling non è certo più una novità”. Inoltre, continua Shadow, “un tempo tutto ciò che ti serviva per creare qualcosa di nuovo era prendere dei vecchi vinili e tirarne fuori nuovi suoni e nuovi utilizzi, oggi è chiaro che l’estetica si è evoluta e quando hai inventato un nuovo vocabolario ma tutti iniziano ad usarlo, tu vorresti già muoverti altrove”.

 

 

Interessante poi un’altra dichiarazione dell’artista: “io sono ben felice di regolarizzare la posizione di ogni sample, anche se credo che la cosa debba esserevista più da un punto di vista musicologico che non strettamente legale. Oggi sembra che le canzoni siano qualcosa di competenza forense. Però non sarebbe sbagliato se invece di dare un giudizio insindacabile, si facesse un calcolo basato su quanti secondi e quanto tempo e spazio un sample occupi in un brano. Ad esempio, potremmo giungere a cifre ragionevoli per un clearing in base a quest’idea: quanto dura questa linea di basso? Ok, merita il 16.7% dei diritti del brano. Invece oggi viviamo in una società iper-capitalistica in cui ognuno arraffa dove e come può, meritatamente o meno. La musica è considerata una comodità di cui usufruire gratuitamente, eppure c’è un grande sforzo e dispendio economico nel produrla. Porta pochi guadagni, ma quando vado da un autore per il clearing di un campione, mi viene chiesto il 70, il 75% dei diritti del mio brano. Una percentuale altissima, anche se il sample è minuscolo. Campionare è diventato più rischioso che mai”. Curioso vedere come uno dei padri di una pratica che ai tempi in cui era innovazione veniva da molti visto in maniera equivoca e ambigua, sia oggi avvezzo a ragionamenti molto più posati. Ma in effetti, anche se quando si tratta di diritti e di compensi, di campionamenti chiari o rubati, il discorso è davvero contorto, in un periodo storico in cui, come dice DJ Shadow, non esistono vere regole etutti cercano di portare fieno in cascina, visto che il raccolto non è così florido. Il suo è un discorso da tenere sicuramente in considerazione, e su cui riflettere.

 

 

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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